La favola di Jannik Sinner agli Australian Open si è conclusa proprio quando sembrava più azzurra che mai. Nella semifinale di Melbourne, il giovane prodigio italiano, numero 2 del mondo, ha dovuto alzare bandiera bianca davanti al solito indistruttibile Novak Djokovic. E con un punteggio che sembra più un thriller psicologico che una partita di tennis: 6-3, 3-6, 6-4, 4-6, 4-6, Djokovic ha fatto capire chi comanda ancora nel continente dei canguri.
Per chi si illudeva che quell’incredibile striscia di cinque vittorie consecutive di Sinner contro Djokovic potesse finalmente mettere fine al regno serbo, è arrivato il doloroso risveglio. Il ragazzo di Bolzano non potrà difendere il suo titolo a Melbourne, quel titolo che un paio di mesi fa sembrava sulla sua strada come una statua di marmo ben scolpita ma che, puntualmente, si è sgretolato davanti alla precisione del numero 1 serbo.
Il risultato? Una sconfitta che, pur essendo al quinto set, lascia un retrogusto amaro ma anche quella sensazione di essere davanti a un Davide che ha lottato con un Golia molto più affamato. Ma tant’è, nel tennis come nella vita, il talento giovane spesso deve ancora sorbirsi il menu completo dell’esperienza e della tenacia. Peccato per Sinner, ma la finale ora si trasforma in un duello tra il solito ultra favorito Novak Djokovic e la nuova promessa spagnola, il numero 1 del mondo Carlos Alcaraz. Un altro capitolo del romanzo che sicuramente si annuncia scoppiettante, anche se a volte sembra scritto con inchiostro invisibile, spesso invitando lo spettatore a godersi la comicità involontaria del destino sportivo.
Forse la vera notizia è questa: mentre si esulta per la giovane stella che brilla, è opportuno ricordare che il vecchio campione, quello che si credeva ormai fuori rotta, continua a far valere il suo talento e la sua esperienza da maestro stagionato. E tutto questo, senza nemmeno prendere un momento di pausa, come se quel punteggio fosse solo una tappa di un percorso inarrestabile.
Il destino beffardo del giovane talento
Ci si poteva aspettare di tutto, tranne che Jannik Sinner avrebbe ceduto al quinto set dopo due vittorie recenti e convincenti su un campione del calibro di Djokovic. Il tennis, però, è una scienza imperfetta e la tensione di una semifinale Slam, quella vera e unica, dal sapore dolceamaro, non perdona errori.
E così, quell’invincibile spirito che ha accompagnato Sinner per tutta la stagione, si è infranto contro un muro umano e implacabile. Ancora una volta, il serbo ha dimostrato di essere il moretto più cattivo del quartiere, con quella capacità di cancellare progressi, scalate e sogni, di rimettere tutto in discussione con una freddezza che spaventa tanto quanto affascina. Proprio quel mix letale che ha scritto pagine memorabili della storia recente del tennis mondiale.
E così, dopo aver inghiottito la cruda realtà, restano i complimenti e quella manciata di rimpianti che accompagnano ogni atleta di fronte al proprio limite. Giusto per non dimenticare che, al di là di ogni epica impresa, la finale degli Australian Open sarà un duello tutto da seguire tra due giganti inevitabilmente destinati a darsi battaglia. Per il momento, il giovane figlio d’Italia deve masticare amaro e ricaricare le energie, perché la prossima stagione non aspetta affatto.



