Ah, Milano è tutta pronta, con il suo entusiasmo contagioso, per accogliere niente di meno che la fiamma olimpica. Sì, proprio quella fiammella sacra che viaggia per chissà quante città, illuminando volti e cuore del “mondo civile”. Un evento che, come sempre, promette di trasformare la metropoli in un palcoscenico di rituali e cerimonie così solenni da far rimpiangere le fredde giornate d’inverno.
Naturalmente, nessun dettaglio è stato trascurato: le strade sono state attentamente scelte per far sfilare la fiamma, tra applausi entusiastici e scatti fotografici da social network in delirio. E chissà, forse qualche buffa mascotte da merchandising farà capolino a celebrare l’effimero trionfo dello sport – ovviamente accompagnato da un’abbondante dose di marketing e sponsorizzazioni da urlo.
Per chi ama la retorica, la fiamma rappresenterà come sempre il simbolo dell’unità, della pace, e della fratellanza tra i popoli. Peccato solo che la realtà vada ben oltre queste favoleggiate intenzioni. In fondo, portarci la fiamma è soprattutto un’ottima scusa per riempire le tasche di qualche sponsor e giustificare spese spesso spropositate, tra zone pedonali bloccate e traffico paralizzato per ore. Ma hey, almeno potremo dire di aver partecipato a un evento “storico”. Che onore.
Nel caleidoscopio di vip pronti a sgomitare per una foto con la torcia, amministratori locali e rappresentanti istituzionali faranno la loro passerella, tra sorrisi forzati e palleggi politici sempre più prevedibili. Dopotutto, cosa c’è di meglio di un’evento così teatrale per conquistare qualche voto in più o, semplicemente, per coprire un periodo legislativo privo di idee?
Il miraggio della solidarietà sportiva
Così, la fiamma, in fondo, diventa un’icona perfetta dell’ipocrisia moderna: si parla di sport, unità, fair play, ma sotto sotto si consuma un balletto fatto di interessi economici, poteri locali e una società che fatica sempre di più a capire qual è lo scopo vero di simili manifestazioni.
Se fosse davvero un simbolo di inclusione e gioia collettiva, forse non avremmo tanto spettacolo e così poca attenzione ai veri problemi: trasporti intasati, cittadini esasperati, e risorse pubbliche investite nelle solite “grandi occasioni” che poi finiscono per lasciare più problemi di quanti ne risolvano. Ma chi vuole farsi distrarre da banalità simili quando può perfettamente sognare la magica fiammella olimpica che passa di mano in mano?



