Milano e i suoi nidi di lusso: lista d’attesa fashion per i pargoli benestanti

Milano e i suoi nidi di lusso: lista d’attesa fashion per i pargoli benestanti

Ah, finalmente è partita la stagione degli open day negli asili della città, un evento che tutti aspettavano con ansia… o forse no. Parliamo di circa 200 asili comunali, un numero che dovrebbe farci sentire sicuri e protetti, ma poi ci sono anche le strutture private, alcune delle quali sono più simili a boutique per bebè che a veri asili. E, come sempre, il prezzo è una barriera bella tosta per chi non ha il portafoglio gonfio.

Nella favolosa categoria del pubblico, i numeri ci dicono che la situazione è “migliorata” negli ultimi anni — una parola che, in questo contesto, traduce semplicemente “meno peggio”. Nel lontano 2015, c’erano ben 2000 posti in più rispetto a oggi. Tradotto: ora la disponibilità è calata, ma nessuno sembra scandalizzarsi. Chissà perché…

Il miraggio del miglioramento

È davvero confortante sapere che nel settore pubblico tutto procede secondo una logica di “miglioramento”, soprattutto quando il numero di posti disponibili cala. Evidentemente, per le istituzioni la parola “qualità” significa “meno bambini da gestire con gli stessi, o meno, fondi”. Una strategia geniale che fa male solo alle famiglie meno abbienti, ma chi siamo noi per lamentarci?

Nel frattempo, l’asilo privato fa il suo dovere, ovvero vendere la tranquillità a prezzi che farebbero impallidire qualsiasi boutique di lusso. Il divario sociale? Un dettaglio trascurabile, quando c’è da fare cassa.

Quando la scelta sembra una beffa

Guardare questa situazione con occhio critico significa mettere a fuoco una realtà scomoda: mentre il pubblico si svuota, il privato si riempie, trasformando l’accesso all’educazione infantile in una zona esclusiva per chi può permettersi di pagare. Complimenti al “modello” adottato, davvero un capolavoro di equità sociale.

Alla fine, ci si ritrova di fronte a un sistema che si vanta di migliorare, pur riducendo le opportunità e aumentando le disparità. Un applauso a chi riesce a vendere questa farsa come progresso.