Mette Frederiksen, premier danese, e Jens-Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia, sembrano decisamente affezionati l’uno all’altro, almeno a giudicare dall’abbraccio caloroso fuori dal loro incontro a Nuuk, Groenlandia, il 23 gennaio 2026. Una scena perfetta per dimostrare al mondo che, nonostante gli sconquassi politici, c’è ancora chi sa fingere unità diplomatica.
Ma veniamo al succo: mentre si esibivano insieme a un forum nella capitale francese per rassicurare gli alleati europei, hanno fatto sfoggio di un fronte compatto da manuale contro le minacce – pardon, le “opportunità” – avanzate dall’allora presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia.
Mette Frederiksen ha rilasciato la citazione del decennio a Sciences Po di Parigi (secondo Reuters, per chi fosse interessato a chi spiava):
“L’ordine mondiale come lo conosciamo, quello per cui abbiamo combattuto per 80 anni, è finito. E non credo tornerà.”
Ovviamente la soluzione per l’Europa e gli Stati Uniti è quella di fare squadra, perché non c’è nulla di più rassicurante che sedersi attorno allo stesso tavolo mentre la Russia continua a mostrare i muscoli nell’Artico. Una pacifica riunione tra amici, insomma.
Frederiksen ha infatti aggiunto:
“La strada migliore per USA ed Europa è restare uniti… Cercheremo un modo per andare avanti con gli Stati Uniti. Siamo preoccupati per la sicurezza artica. La Russia non desidera la pace con l’Europa.”
Nel frattempo, il signor Nielsen, capo supremo della Groenlandia – che è ancora un territorio danese ma si sente abbastanza indipendente per fare battute a modo suo – ha subito sbattuto il pugno sul tavolo affermando che il tema è la sorveglianza e la sicurezza dell’Artico, perché “la Russia si comporta male” (magari potremmo suggerire ai diplomatici di prendere appunti).
Inutile dire che Nielsen ha sfoderato anche la classica frase da manuale del politico che non vuole cedere alle pressioni straniere:
“Quello che stiamo cercando di fare come governo è respingere le ingerenze esterne e rassicurare la nostra gente, che è spaventata e preoccupata.”
Queste affermazioni scottanti arrivano a ruota di un vero e proprio summit di comfort imperialista, con Nielsen e Frederiksen che hanno incontrato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Berlino appena il giorno prima. Perché se c’è qualcosa che tira giù il morale a un sovrano dell’Artico, è sapere che i grandi della Terra sono sempre pronti a discutere il suo destino senza troppo clamore.
Ah, dimenticavamo! Il mitico ex presidente Trump da tempo sognava di mettere mani sulla Groenlandia. In un colpo di teatro degno di una telenovela politica, ha annunciato la settimana scorsa di avere già messo le basi per un accordo. Naturalmente senza fornire nemmeno un dettaglio, perché i misteri sono la chiave delle grandi diplomazie.
Le indagini d’opinione locali, quelle vere e proprie, hanno già detto la loro: la maggioranza schiacciante degli groenlandesi è inorridita all’idea di finire sotto il controllo statunitense e invece non vede l’ora di liberarsi definitivamente dal mantello protettivo – o ingombrante, a seconda dei punti di vista – della Danimarca.
E per concludere con una nota di cordialità diplomatica, Nielsen e Frederiksen sono poi attesi a un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron all’Élysée Palace proprio oggi a Parigi. Per assicurarsi, si suppone, che anche la Francia sia ben al corrente del grado di paranoia e della paziente diplomazia in scena.



