Forse sarebbe il caso di chiedersi se non stiano scegliendo i leader più adatti a un reality show, dove ogni puntata è piena di colpi di scena ma alla fine nessuno capisce chi siano davvero i “buoni” e chi i “cattivi”.
È curioso come chi dovrebbe rappresentare la cittadinanza spesso si perda in giochi di potere così sofisticati da lasciare gli elettori a interrogarsi più sulla trama di una soap opera che sul futuro politico della loro città. E poi si chiedono perché la partecipazione sia bassa.
In un mondo ideale, il gradimento di un candidato si misura con i voti e non con i siparietti tra potenziali sostenitori. Ma a quanto pare, Milano è lontana da questa utopia.
L’inner circle: un club esclusivo che fa strano
Il famigerato inner circle della politica milanese, quello stesso circolo ristretto che dovrebbe rassicurare l’elettore sulla solidità di un progetto, si sta invece rivelando un circo con pochi pagliacci ma tante tensioni sotterranee. Tra alleanze di convenienza e tradimenti nascosti, non è un caso se questa élite fatica a suscitare un briciolo di entusiasmo.
Forse sarebbe il caso di chiedersi se non stiano scegliendo i leader più adatti a un reality show, dove ogni puntata è piena di colpi di scena ma alla fine nessuno capisce chi siano davvero i “buoni” e chi i “cattivi”.
Che dire, se Milano vuole davvero cambiamento, dovrà forse guardare altrove o, molto più prosaicamente, affidarsi al potere del voto e non alla magia degli intrighi.
Non si può dire che la candidatura di Antonio Civita sia esattamente un fuoco d’artificio che infiamma gli animi. Prima di esultare, bisognerebbe vedere se i milanesi lo apprezzano davvero. Ma, ahimè, per scoprirlo bisogna arrivare alle elezioni, e finora a mostrare un qualche sussulto di interesse sembra essere solo l’esclusivissimo giro ristretto della politica locale. Emozioni di corte, insomma.
Insomma, un’aria da “scalatore silenzioso” che però riesce a galleggiare a malapena nel mare agitato delle strategie di palazzo. Per carità, il buon Civita non è l’unico a cercare il suo posto al sole, ma se la sua corsa è un thriller, almeno il pubblico è più annoiato che teso.
Nel frattempo, certi giochi sotterranei dell’inner circle politico milanese sembrano più un gioco delle tre carte, dove alla fine ti ritrovi con la mano vuota e una tensione tra “amici” che sembrerebbe pronta a esplodere in una sceneggiata degna di un teatro dell’assurdo.
Il gradimento? Un piccolo mistero metropolitano
Il gradimento di Antonio Civita è una specie di fantasma a Milano: tutti ne parlano, ma nessuno lo vede davvero. Almeno finora, il suo nome non ha smosso le folle né ha creato onde di entusiasmo nei quartieri. Forse non è colpa sua, ma del fatto che la campagna elettorale somiglia più a uno stanco ponte d’ottobre che a una battaglia epica.
È curioso come chi dovrebbe rappresentare la cittadinanza spesso si perda in giochi di potere così sofisticati da lasciare gli elettori a interrogarsi più sulla trama di una soap opera che sul futuro politico della loro città. E poi si chiedono perché la partecipazione sia bassa.
In un mondo ideale, il gradimento di un candidato si misura con i voti e non con i siparietti tra potenziali sostenitori. Ma a quanto pare, Milano è lontana da questa utopia.
L’inner circle: un club esclusivo che fa strano
Il famigerato inner circle della politica milanese, quello stesso circolo ristretto che dovrebbe rassicurare l’elettore sulla solidità di un progetto, si sta invece rivelando un circo con pochi pagliacci ma tante tensioni sotterranee. Tra alleanze di convenienza e tradimenti nascosti, non è un caso se questa élite fatica a suscitare un briciolo di entusiasmo.
Forse sarebbe il caso di chiedersi se non stiano scegliendo i leader più adatti a un reality show, dove ogni puntata è piena di colpi di scena ma alla fine nessuno capisce chi siano davvero i “buoni” e chi i “cattivi”.
Che dire, se Milano vuole davvero cambiamento, dovrà forse guardare altrove o, molto più prosaicamente, affidarsi al potere del voto e non alla magia degli intrighi.



