Ah, e come se non bastasse, il titolo di Deutsche Bank ha subito un’insignificante perdita del 2,7% dopo che la notizia è trapelata, un piccolo dettaglio per i mercati che evidentemente adorano questo tipo di drammi quotidiani. Il famigerato settimanale Spiegel è stato il primo a sincerarsi del gossip, trasformandolo in headline.
Deutsche Bank ha risposto con il consueto bon ton bancario:
“Confermiamo che i procuratori di Francoforte stanno attualmente conducendo un’indagine presso le sedi operative di Deutsche Bank. Collaboriamo pienamente con l’ufficio del procuratore. Non possiamo rilasciare ulteriori commenti in merito.”
Ovviamente, non si poteva aspettare di meglio: il silenzio o, come si fa in questi casi, il classico “né confermo né smentisco” aggiornato all’arte della diplomazia aziendale. Il tempismo è perfetto, visto che la banca si appresta fra un giorno a presentare i conti del quarto trimestre e dell’intero anno. Un colpo ben assestato alla fiducia degli investitori, ma nessun problema, molto probabilmente la “trasparenza” sarà la parola magica del prossimo comunicato stampa.
Qualche domanda però sorge spontanea: quand’è che una banca diventa davvero trasparente? E siamo proprio certi che episodi del genere siano un’eccezione piuttosto che la regola nel mondo degli istituti finanziari? Nel frattempo, i cittadini a cui viene chiesto di “fare sistema” con leggi più stringenti sulla lotta al riciclaggio, si divertiranno a vedere com’è facile scivolare nella pantomima del dovere di legge e della finta collaborazione.
In attesa di aggiornamenti – che sicuramente arriveranno, magari fra un comunicato vago e una dichiarazione infarcita di buone intenzioni –, è rassicurante sapere che anche i giganti del credito si districano con maestria nel teatro dell’ambiguità. Perché tutto può succedere, eccetto che ammettere errori o responsabilità.



