Ah, il magico mondo del lusso, dove l’oro scorre a fiumi e i profitti sono sempre in crescita infinita… o almeno così ci piacerebbe credere. Invece, LVMH, il gigante francese del lusso, ha deciso di regalarci una piccola delusione facendo crollare le proprie azioni di oltre il 7% in una sola mattina. Manco a dirlo, gli investitori non hanno preso bene il fatto che il conglomerato abbia riportato un quarto trimestre con vendite appena sopra la media, ma molto al di sotto delle aspettative gonfiate da rivali con risultati più scintillanti.
Il titolo di LVMH è precipitato a meno 7,5%, mentre il concorrente diretto, il proprietario di Gucci, Kering, non è stato da meno con un calo del 5%. Per gli adepti delle cifre, il fatturato organico nel quarto trimestre è salito di un modesto 1%, toccando i 22,7 miliardi di euro (circa 27,2 miliardi di dollari), praticamente una replica della stagnazione del trimestre precedente, mentre nel complesso dell’anno c’è stato addirittura un calo dell’1%. Complimenti per l’entusiasmo!
Gli analisti di Citi non sono stati teneri, sottolineando che “con concorrenti come Richemont, Burberry e Cucinelli che hanno mostrato miglioramenti solidi trimestre su trimestre e superato le aspettative, la soglia di gradimento si era spostata appena un po’ più in alto.” Insomma, l’asticella è stata alzata proprio mentre LVMH ha pensato bene di inciampare. Peccato.
Nel bel mezzo dello tsunami borsistico, ecco spuntare il solito saggio, Bernard Arnault, presidente e amministratore delegato, con le sue parole di conforto che somigliano a un bollettino di guerra:
Bernard Arnault ha dichiarato:
“Il 2026 non sarà una passeggiata. Nel breve periodo è praticamente impossibile fare previsioni serie, viste le tensioni geopolitiche che si accumulano un po’ ovunque. Ci sono così tanti eventi e decisioni improvvise nei diversi paesi che è estremamente difficile controllare tutti questi impatti geo-economici sulle nostre aziende. Il nostro settore è improntato all’ottimismo a medio termine, ma a breve l’incertezza domina.”
Un quadro brillante, non c’è che dire
Specifichiamo che la divisione principale di LVMH, quella della moda e degli articoli in pelle, che rappresenta la maggior parte dei profitti, ha visto le vendite organiche calare del 3% nel quarto trimestre, praticamente nella media delle pessime aspettative. Nel frattempo, vini e liquori – quella che un tempo era la provincia d’oro del lusso – hanno perso il 9%, probabilmente a causa di qualche dieta improvvisata, o forse del calo del potere d’acquisto universalmente noto.
Ma non tutto è perduto: la divisione “selective retailing”, che include il temuto brand di bellezza Sephora, registra una crescita del 7%, mentre orologi e gioielli si sbracciano con un 8% di aumento. Insomma, c’è sempre qualche nicchia pronta a galleggiare nel mare in tempesta del lusso.
In sintesi, la situazione è quella classica: un colosso che non riesce più a far sognare gli investitori, un amministratore delegato che si arma di frasi prudenti da politico navigato e un mercato che, davanti a numeri tiepidi, preferisce voltare pagina. Ma non temete, cari appassionati del lusso, perché se c’è una cosa che LVMH insegna, è che anche nelle cadute più rovinose, c’è sempre un modo per trarre profitto dal disastro. Comunque vada, i prossimi anni promettono… emozioni forti.



