A scuola a raccontare favole sul clima e la cooperazione: l’ultima trovata di Mani Tese per celebrare l’energia pulita

A scuola a raccontare favole sul clima e la cooperazione: l’ultima trovata di Mani Tese per celebrare l’energia pulita

Lunedì 26 gennaio, come se non bastasse la routine scolastica già tremendamente stimolante, Mani Tese si è infilata in un panel destinato a insegnanti e genitori dell’Istituto Comprensivo Primo Levi di Milano. L’obiettivo? Farci pensare, poveri mortali, a quel piccolo dettaglio chiamato ambiente e energie pulite. Per rendere il tutto più “interessante”, al tavolo insieme a Mani Tese si trovavano cervelli del Politecnico di Milano e dell’associazione Cittadini per l’aria. Insomma, un cast niente male.

Charlotte Puget, la “Referente per la cooperazione internazionale” (perché questo titolo appare sempre in questi discorsi da premio Nobel mancato), ha spiegato che il valore aggiunto di Mani Tese consisterebbe nel discutere di energie pulite… ma non come le intendiamo noi, poveri italiani, bensì “nel Sud del mondo”. Ovviamente, perché se parlassero soltanto di noi, rischierebbero di sembrare troppo noiosi.

Il cambiamento climatico, infatti, non è una di quelle crisi che colpiscono tutti allo stesso modo, oh no. Secondo il geniale Environmental Justice Index di Mani Tese – grazie a un fantastico finanziamento di Fondazione Cariplo – i Paesi del Sud Globale, quelli che fanno meno danni al pianeta, devono poi farsi carico di tutto il macello ambientale causato altrove. Pare una barzelletta, ma è la realtà.

Nei territori più sfortunati, eventi come alluvioni, cicloni e siccità diventano la colonna sonora quotidiana. Il cambiamento climatico non è più solo un “problema ambientale”, ma anche sociale, economico e politico – roba da far tremare le vene ai polsi. Mancanza d’acqua potabile, costi del cibo alle stelle, migrazioni forzate e peggioramenti sanitari da manuale.

“E poi c’è la questione dell’accesso all’energia pulita”, continua Puget, come se non fossimo abbastanza rassegnati. Nei Paesi in via di sviluppo, specialmente nelle aree rurali dove si svolgono i loro “interventi meravigliosi”, energia significa diritti, diseguaglianze e sviluppo locale. Ovvero, la solita finta promessa di cambiamento.

Le meraviglie delle energie “pulite” made in Mani Tese

Il lavoro di Mani Tese consiste nel costruire “soluzioni energetiche su misura” per i Paesi dove opera, come Kenya, Mozambico, Costa d’Avorio, Benin, Senegal, Burkina Faso e Guinea Bissau. Tra le “innovazioni” brillano il biogas – un gas prodotto da residui agricoli e animali – che, a detta loro, aiuta a ridurre l’uso della legna e quindi i problemi come deforestazione ed emissioni. Fantastico, salvo dimenticare che altrove si continua a bruciare tutto ciò che capita, ma vabè.

Non poteva mancare anche il biochar, carbone vegetale ottenuto dagli scarti organici, che potrebbe sostituire la legna di mangrovie e “magicamente” immagazzinare carbonio nel terreno. Non si sa se funzioni davvero, ma l’effetto “green” è assicurato nei comunicati.

Ultima chicca: un progetto pilota in collaborazione con “ènostra”, una presunta cooperativa energetica italiana dal cuore grande, punta a installare sistemi energetici comunitari anche nelle zone del Mozambico dove l’elettricità è un miraggio. Una manna dal cielo, insomma.

Charlotte Puget, con la tipica onestà di chi ama stendere un velo pietoso sulle complicazioni, conclude sottolineando l’importanza dell’interconnessione dei temi ambientali, sociali e politici, e l’indispensabilità della cooperazione internazionale. Perché, ci dice, quello che va capito è che le emissioni di chi sta al Nord sono la causa dei disastri che si mangiano il Sud Globale.

La signora Puget non si fa scrupoli a tirare fuori parole come colonialismo e neocolonialismo, sottolineando che quello che succede in quei Paesi è il frutto di uno sfruttamento esasperato perpetrato da decenni. Dimenticando forse di menzionare la comodità con cui si continua a comprare smartphone, vestiti e prodotti vari senza alzare un dito.

La crisi della cooperazione internazionale e la corsa ai fondi

Nel mezzo di questo scenario così tanto “ispiratore”, la cooperazione internazionale arranca. Il congelamento dei fondi dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (Usaid), decretato a gennaio, ha costretto organizzazioni a chiudere baracca e burattini. Mani Tese, miracolosamente indemne, però si trova a dover combattere una battaglia feroce per accedere a risorse limitate come se non bastasse l’ambiente già incasinato.

Quindi, proprio ora, che gli ostacoli si moltiplicano e il caos ambientale ci sta schiacciando, diventa fondamentale un approccio sì, collaborativo. Ma soprattutto pragmatico e meno utopico di quello di cui parlano nei loro eventi. Perché altrimenti, come spesso accade a queste belle iniziative, rimane tutto lì: belle intenzioni e conferenze a tempo determinato, mentre il mondo va a rotoli.

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