Meta vuole far pagare il lusso di chattare e scrollare su WhatsApp, Instagram e Facebook

Meta vuole far pagare il lusso di chattare e scrollare su WhatsApp, Instagram e Facebook

Meta si prepara a fare un salto di qualità (o almeno così dicono) sulle sue piattaforme di punta: abbonamenti premium che promettono funzionalità esclusive su Whatsapp, Instagram e chissà cos’altro ancora. Sì, avete capito bene, il futuro è a pagamento, ma – che generosità! – l’uso “di base” rimarrà gratuito. Ce lo racconta il solito portale americano TechCrunch, come se non fosse una notizia che il colosso di Mark Zuckerberg stia cercando nuove vie per gonfiare i suoi guadagni.

La novità, ovviamente, non arriverà tutta in una volta ma tramite test sparsi, proprio per abituare la massa a sborsare qualche soldino. Tra le chicche annunciate, c’è la generazione di video tramite Vibes (lanciato già nel settembre 2025) e l’integrazione di Manus, un software di intelligenza artificiale apparentemente esotico, nato in Cina e ora portato a Singapore, acquistato da Meta per la “modica” cifra di 2 miliardi di dollari. Manus, a quanto pare, si occupa di pianificazioni autonome da viaggi a presentazioni di lavoro, insomma, un assistente per chi non ha tempo nemmeno di alzare il telefono.

Naturalmente, questi abbonamenti saranno opzionali e completamente separati da Meta Verified, il programma a pagamento basato su badge verificato che introduce la tanto ambita spunta blu accanto al nome, simbolo di autenticità (o almeno così dicono), e qualche tutela contro i banali furti d’identità. C’è da scommettere che ora molti si affretteranno a sottoscrivere per sfoggiare quel piccolo segno distintivo.

Meta, sempre pronta a stupire, sperimenta già una miriade di funzioni diverse tra i vari social, senza prezzi fissi né orari d’ufficio. Un piccolo assaggio arriva da Instagram, dove stanno testando liste di pubblico senza limiti (per chi vuole seguire tutti e nessuno), la possibilità di spiare i “seguiti” che non ti ricambiano il favore, e la funzione spia invisibile: guardi le storie in incognito, senza che il proprietario riceva la tanto odiata notifica. Che generosità di privacy!

Ovviamente, la vera stella dello show sarà l’intelligenza artificiale, con abbonamenti che offriranno strumenti di analisi e interazione “molto richiesti”, per chi ama non solo consumare ma anche essere “analizzato” e “monitorato” dalle macchine. Perché, in fondo, la tecnologia che genera contenuti dovrebbe anche capire chi li guarda, e convincerlo a pagare.

Perché questo cambio di rotta?

La motivazione ufficiale? Aumentare le entrate al di là della pubblicità. Tradotto: chiudere il portafoglio di chi già usa i loro servizi e trovare nuovi modi per drenare qualche dollaro in più, che male non fa, soprattutto considerati gli investimenti miliardari in tecnologia con cui si stanno sciroppando i manager.

Certo, non sarà tutto rose e fiori nonostante la sacrosanta bontà dell’iniziativa: «molti utenti potrebbero essere scoraggiati dalla gestione complicata dell’abbonamento», come testimonia qualcuno del settore. Peccato però che la semplicità d’uso fosse sempre stata uno dei capisaldi di questi servizi… o almeno fino a ieri.

Non è un azzardo da serigrafare come una novità assoluta: Snapchat ha già battuto questa strada con il suo Snapchat+, che vanta ben 16 milioni di abbonati (più che raddoppiati dall’inizio del 2024). Complimenti per il boom! È un ottimo promemoria per Meta, che saggia il terreno promettendo di ascoltare la sua “community” e raccogliere feedback mentre porta avanti la sua strategia di abbonamenti.

Insomma, un’azienda che, apparentemente, dà ascolto ai suoi utenti, mentre si prepara a spremere ancora di più la sua base con nuove tariffe e pacchetti pieni di promesse tecnologiche allettanti ma costosissime. Staremo a vedere chi accetterà di passare dal consumo libero al lusso a pagamento.

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