Iran convoca l’ambasciatrice Amadei e la Pasdaran fa le pulci all’Italia: che succede adesso?

Iran convoca l’ambasciatrice Amadei e la Pasdaran fa le pulci all’Italia: che succede adesso?

Che sorpresa! Teheran ha avuto la brillante idea di convocare la sua nuova amica, l’ambasciatrice italiana Paola Amadei, nel bel mezzo di un acceso confronto diplomatico. Naturalmente, è successo tutto dopo “dichiarazioni irresponsabili” del nostro Ministro degli Esteri, come le ha definite con la ruvidezza tipica della Repubblica Islamica.

Sì, proprio lui: Antonio Tajani, che con la sua solita delicatezza ha annunciato di voler proporre l’inserimento dei famigerati Guardiani della Rivoluzione nella “lista Ue delle organizzazioni terroristiche”. Chi meglio di un rappresentante politico può manifestare tutta la grazia necessaria per complicare i rapporti internazionali?

Per gli appassionati di geopolitica, ecco il nucleo della presa di posizione: i Guardiani della Rivoluzione sono responsabili, dicono – e sottolineano, con quella precisione che ci aspettiamo – della “repressione violenta” delle proteste antigovernative in Iran. Ecco, il solito brutto vizio di manifestare contro un regime che non ama molto la libertà di espressione.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere: il direttore generale per l’Europa occidentale, figura evidentemente dotata di un infinito senso diplomatico, ha ammonito l’Italia riguardo alle “conseguenze dannose” di questa mossa. Ma non si è fermato qui: ha anche invitato la Penisola a rivedere il suo “approccio poco ponderato” con la Repubblica Islamica. Davvero un consiglio che arriva come una carezza.

Il solito balletto diplomatico: tra minacce e buona educazione

Insomma, siamo di fronte all’ennesima puntata di quella soap opera chiamata “relazioni diplomatiche internazionali”, dove si mescolano minacce velate, accusa di irresponsabilità e inviti a riflettere come se fosse un convegno di buonismo. L’Italia, da sempre campione nell’arte di muoversi tra interessi geopolitici e propaganda, si ritrova così a spingere per sanzioni severe nonostante un clima di tensione continentale che richiederebbe, forse, un pizzico di pragmatismo in più.

Possiamo immaginare le riunioni affrettate a Roma, con i nostri diplomatici che cercano di salvare la faccia mentre ricevono patenti di impulsività da un regime noto per le sue pratiche “democratiche”. Che gioia essere protagonisti di questa commedia internazionale!

L’ironia della situazione: chi è il vero “terrorista”?

Ora, sorvolando sulle accuse di violenza e repressione – che sono gravi ma purtroppo ben documentate – è impossibile non notare l’ironia sottostante: un organismo statale che soffoca ogni dissenso si indigna perché qualcuno lo definisce organizzazione terroristica. Ma sì, tutti noi conosciamo le liste dell’UE, quei documenti sacri che, a seconda del vento politico, etichettano amici e nemici con la stessa leggerezza di un tweet impulsivo.

E se proprio vogliamo parlar chiaro, ricordiamoci che “terrorismo” non è un concetto universale e, a seconda di chi lo definisce, può diventare uno strumento bizzarro che giustifica qualunque azione. Ma qualche dubbio sul fatto che i Guardiani della Rivoluzione non siano esattamente i più miti del quartiere, forse insorge.

Così, mentre Tajani scalda i motori per una battaglia diplomatica degna degli applausi più scroscianti – almeno da chi ama gli show – Teheran ci ricorda con medesima grazia che forse si è esagerato. Il tutto mentre il mondo osserva, diviso tra l’incredulità e la noia di questa reciproca atteggiamento da “mortaio contro fucile”.

In fin dei conti, questa saga tra Italia e Iran ci offre un esempio perfetto di come il linguaggio diplomatico possa simultaneamente essere un esercizio di stile e una gigantesca perdita di tempo. Ma almeno chi ha coniato la frase “fare politica è anche fare spettacolo” può dormire sonni tranquilli.

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