Cosa c’è davvero sotto l’accordo commerciale Ue-India e perché le case auto festeggiano senza motivo

Cosa c’è davvero sotto l’accordo commerciale Ue-India e perché le case auto festeggiano senza motivo

È proprio il momento di festeggiare: dopo anni di trattative più lentе di una fiat Panda a benzina, l’Unione Europea e l’India hanno finalmente firmato un accordo commerciale che, a detta della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e del primo ministro indiano Narendra Modi, è la “madre di tutti gli accordi”. Che iperbole raffinata per una semplice riduzione delle tariffe su qualche migliaio di auto.

Per la precisione, stiamo parlando di una diminuzione incredibile dei dazi sull’importazione in India di automobili europee, che passeranno da ridicole cifre fino al 110% a un “modestissimo” 10%, ma solo per un limitatissimo contingente di 250.000 veicoli all’anno. Un vero sconto da urlo, considerando che prima sembrava che l’India volesse una tassa anche sull’aria che respiriamo.

Ovviamente, questa svolta è stata accolta come una benedizione dagli ingegneri tedeschi, con l’associazione VDMA che non ha mancato di inneggiare a quella che definisce una “giornata di festa per l’ingegneria meccanica orientata all’export”. Curioso come ogni volta che si parla di export europeo il tono passi istantaneamente al melodrammatico. Nel frattempo, però, gli indici azionari europei delle industrie automobilistiche, come il Stoxx Automobiles and Parts, son caduti quasi dell’1%, mossa che dimostra quanto i mercati odiano festeggiare le buone notizie.

Michael Field, il capo stratega azionario di Morningstar, ha così sintetizzato la questione: in un contesto globale sempre più incerto e agitato, ogni accordo commerciale potrebbe sembrare un toccasana. Peccato che il mercato automobilistico indiano resti un feudo blindato gestito da produttori domestici, difficili da scalfire. Ma almeno l’accordo offre “una possibilità di battaglia” ai produttori europei, come dire che hanno ottenuto il permesso di entrare in un’arena piena di tigri affamate.

E non possiamo dimenticare i produttori di auto di lusso europei, come il leggendario Porsche. Secondo Field, questo mercato emergente potrebbe finalmente permettere a molte più persone della classe media indiana di entrare nel club esclusivo delle auto di lusso “più accessibili”. O forse è solo un modo elegante per dire che certi prezzi sono ancora una chimera.

Il respiro tanto agognato per l’industria europea

Le case automobilistiche europee, già stremate da crisi su crisi negli ultimi mesi (ma nessun problema, tutto va benissimo), ora avranno accesso a tariffe ridotte in un mercato che finora aveva deciso di mantenere barricate e fossati difensivi contro loro. È infatti il terzo mercato al mondo per numero di auto passeggeri, e gli esperti del settore prevedono che questa boccata d’ossigeno fiscale potrebbe far decollare davvero le vendite nel 2026, soprattutto per le macchine più piccole e meno costose.

Thilo Brodtmann, direttore esecutivo della VDMA, ha addirittura definito il mercato indiano come “uno dei più veloci a crescere e strategicamente cruciali al mondo”. E come non credergli? Quando si parla di “export-oriented mechanical engineering” (cioè ingegneria meccanica orientata alle esportazioni), evidentemente servono accordi commerciali, quelli veri, basati su regole – mica sulla legge della giungla. Secondo Brodtmann, l’accordo UE-India è proprio quell’aria fresca che mancava in un mondo affollato di conflitti commerciali che assomigliano a guerre tribali.

Ecco la sua perla: “L’UE ha mantenuto la parola. Con questo accordo manda un segnale lampante a favore del commercio basato su regole, e contro il far West globale”. Peccato che fino a ieri sembrava proprio che l’Unione Europea fosse più interessata a limitare se stessa con regolamenti autolesionisti.

Un regalo ghiotto per i costruttori europei

Eugene Hsiao, a capo della strategia per le azioni cinesi e il settore auto di Macquarie Capital, ha commentato sottolineando come questo accordo dimostri una nuova voglia di aperture nei mercati globali e di cooperazione internazionale. Insomma, tra tensioni geostrategiche e guerre commerciali, sembra quasi che il mondo decida di voltare pagina. O almeno lo si spera.

Secondo Hsiao, sia l’UE che l’India sono alla ricerca disperata di diversificazione in tempi così incerti, e questo è esattamente il motivo per cui hanno deciso di siglare l’intesa proprio ora. In particolare, lato auto, dato che si tratta di uno dei mercati più grandi – e l’India è in rapida espansione – non c’è da meravigliarsi se gli europei sono ansiosi di farvi breccia.

Storicamente, sostiene Hsiao, l’India non è mai stata particolarmente accogliente con i prodotti stranieri, quindi questa apertura è un vero e proprio regalo per i produttori europei, come un invito formale al ballo dopo anni di ostracismo.

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