Milano si diverte con un murale di Anna Frank e Primo Levi perché non bastava già il buon gusto

Milano si diverte con un murale di Anna Frank e Primo Levi perché non bastava già il buon gusto

Alexsandro Palombo torna a far parlare di sé, questa volta con un murale freschissimo, comparso tra le vie di Milano, gentile omaggio alla Giornata della memoria. Il titolo? “Memory is no longer enough”. Tradotto: la memoria non basta più, ma davvero? Il pezzo ritrae niente di meno che Primo Levi e Anna Frank, seduti faccia a faccia a fissare chissà quale impossibile orizzonte da un’altezza metaforica e forse tristemente ironica.

Questa scintilla di creatività è stata piazzata proprio alla Caserma Montello, su quei gran bei resti di murales risalenti al 2025, dedicati ai sopravvissuti alla Shoah come Liliana Segre, Edith Bruck e Sami Modiano. Peccato che quei capolavori fossero già stati danneggiati poco dopo la loro realizzazione. Insomma, niente di nuovo sotto il sole della memoria e del vandalismo.

Palombo non si è limitato a decorare un muro: ha deciso di dare una lezione al mondo, spiegando che il suo nuovo murale nasce nel “clima globale di violenza antisemita”. Tradotto: siamo nel 2024, ma l’antisemitismo fa ancora tendenza.

Alexsandro Palombo ha detto:

“La memoria resta fondamentale, ma da sola non basta più a contrastare l’antisemitismo nelle sue forme nuove e mutevoli. Dall’antisemitismo è iniziato tutto, è da quell’odio che ha preso forma la macchina della Shoah. Per questo serve un’azione collettiva e legislativa urgente.”

La memoria, questa sottovalutata eroina

La memoria, sempre l’eroina infranta, fondamentale ma “non abbastanza”. È questo il mantra del nuovo millennio: ricordare non basta più. Chissà magari un giorno servirà un’app, un algoritmo o forse direttamente un decreto legge per ricordare che certi orrori non devono ripetersi. Nel frattempo, ci si accontenta di murales che si autodistruggono quasi per protesta, e di riflessioni da palcoscenico da social.

E mentre le acque dell’odio restano torbide e la violenza antisemita riesplode in forme più o meno camuffate, l’arte prova a metterci una toppa, senza che però sembri una vera soluzione. L’“azione collettiva e legislativa urgente” evocata dal nostro paladino dell’arte è un invito che suona quasi come una genitorial-rimprovero: “Ragazzi, per favore, fate qualcosa di più!”.

Un murale e la sua tragedia continua

Un murale che respira la storia e che, ironia della sorte, si affaccia su un passato di altri murales già maltrattati, quasi che i muri di Milano abbiano deciso di raccontarci una tragedia eterna, dove la memoria è sì un gesto d’amore, ma pure un lasciapassare per vandalismi ripetuti e polemiche inevase.

Alla fine, forse la memoria sarà pure fondamentale, ma evidentemente non basta neanche come scudo per le opere d’arte. E l’arte? Beh, quella si protegge con le leggi? O ha solo l’ironico destino di fare da sfondo a una danza infinita di odio e rimozione? Forse lo scopriremo solo con un altro murale, tra qualche anno, sempre qui, un po’ più sbiadito ma sempre “più che mai necessario”.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!