Kelsang Pedron sfonda il soffitto di vetro con un aereo: ecco la prima donna che diventa top gun nell’aeronautica cinese, sorpresa generale compresa

Kelsang Pedron sfonda il soffitto di vetro con un aereo: ecco la prima donna che diventa top gun nell’aeronautica cinese, sorpresa generale compresa

Kelsang Pedron ha deciso di prendere un sogno e trasformarlo in realtà, perché ovviamente pilotare uno dei caccia più sofisticati del pianeta è proprio quello che volevi fare da quando avevi 25 anni. Nata nella remota Regione autonoma di Xizang nella Cina sud-occidentale, la sua ispirazione arriva – come in una sceneggiatura patinata – da una lezione a scuola media su una camminata nello spazio e su Wang Yaping, la seconda donna astronauta cinese. Tra le tante cose, scopre che l’eroina nazionale ha iniziato la sua carriera come pilota militare. Boom. Decisione presa: iscriversi alla Scuola di volo di Xi’an dell’Aeronautica militare cinese.

Naturalmente, perché nulla è mai facile, per diventare pilota di caccia deve destreggiarsi tra regole rigidissime e requisiti a prova di bomba, applicati in modo spietato dall’Aviazione cinese a tutti – chiunque tu sia, nessuna eccezione per sesso o origini. Il punto culminante? Nel 2024, Kelsang riesce a completare il suo primo volo in solitaria, diventando così la prima donna pilota di caccia proveniente da Xizang. Applausi. Sua madre, vedendo il jet, scoppia in lacrime, forse per l’emozione o forse solo perché ha realizzato che sua figlia sta volando su un aereo che lei neanche sapeva esistesse.

Kelsang Pedron racconta:

“Quando mia madre ha visto il mio jet, ha pianto. Mi ha detto che non avrebbe mai immaginato che sua figlia sarebbe stata capace di pilotare un aereo così grande. Ho aperto una strada: spero che chi verrà dopo di me resti saldo nei propri obiettivi e sia all’altezza del duro lavoro che li attende.”

Il contesto e la retorica patriottica

Non è certo un caso che questa storia venga raccontata con tanto zelo. La Cina, oltre a volare sempre più in alto con le sue ambizioni spaziali e militari, ama vendere narrativi di forza e progresso sociale, almeno a chi ancora crede che il gigante asiatico stia costruendo un futuro inclusivo senza intoppi. La realtà, ovviamente, è un po’ meno rosa: diventare pilota militare in un regime dove tutto è programmato nei minimi dettagli è soprattutto un tassello in più nella grande partita geopolitica, un modo per dimostrare “guardate come rendiamo possibile l’impossibile”, mentre il resto del mondo può solo spettare a bocca aperta o, al massimo, fare i conti con la propria invidia.

Il fatto che Kelsang venga celebrata come la “prima donna” pilota con origini tibetane è perfetta per aggiungere quel tocco di inclusività che, si sa, fa sempre bene. Un sintomo evidente che anche il gigante cinese si ingegna a mettere nel suo curriculum qualche tappo di parvenza di libertà e uguaglianza, mentre nel frattempo mantiene un sistema dove l’autonomia non è proprio il primo valore.