India e Unione Europea firmano l’accordo commerciale che doveva cambiare tutto, parola di Modi

India e Unione Europea firmano l’accordo commerciale che doveva cambiare tutto, parola di Modi
India e Unione Europea hanno appena siglato un accordo di libero scambio “storico”, battezzato da Narendra Modi come la “madre di tutti gli accordi” durante il suo discorso alla India Energy Week. Perché si sa, quando si parla di commercio internazionale, le iperboli non devono mai mancare.

L’FTA (Free Trade Agreement) con l’UE, che rappresenta circa il 25% del PIL mondiale e un terzo del commercio globale, sarà un’aggiunta “complementare” agli accordi già in piedi di India con Gran Bretagna e Associazione Europea di Libero Scambio. Insomma, un mercato potenziale di 2 miliardi di persone, giusto nel momento in cui le relazioni commerciali sono messe a dura prova da tensioni geopolitiche in aumento.

Modi ha speso parole dolci per tutti i settori coinvolti: tessile, gioielleria, pelle, calzature. Tradotto: questo accordo sarà una benedizione per loro, almeno così ci vogliono far credere. Il tutto in un discorso in hindi, perché nulla dice “globalizzazione” come farsi tradurre dallo CNBC.

Il grande reveal è previsto durante il vertice India-UE a Nuova Delhi, dove Modi e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen faranno una dichiarazione congiunta sui dettagli dell’accordo, nato da quasi vent’anni di tentativi frustrati. Negli ultimi anni si sono fatte ripetute prove di riavvicinamento, soprattutto nel 2022, ma la tetralogia di ostacoli chiamata “agricoltura” e “automotive” ha reso ogni negoziato un thriller.

Hosuk Lee Makiyama, direttore del Centro Europeo per l’Economia Politica Internazionale, ha offerto la sua brillante analisi: sia India che UE possono essere incredibilmente protezioniste. Insomma, l’accordo è una specie di miracolo diplomatico, un’opera di equilibristi che si sfidano a chi chiude le porte con più forza.

Ma la verità è amara: né l’UE né l’India hanno ancora messo le mani su un accordo commerciale faraonico che possa scatenare una vera crescita economica, soprattutto in un mondo dove Stati Uniti e Cina, le due superpotenze, si contendono la scena senza nemmeno un briciolo di cooperazione.

Per Nuova Delhi, che deve digerire i dazi punitivi statunitensi – sì, proprio quelli del 50% imposti da Trump – questo patto potrebbe essere davvero una boccata d’ossigeno. O almeno così si spera mentre India si lancia disperata verso altri mercati e intesse accordi con Regno Unito, Oman e Nuova Zelanda.

L’accordo con l’UE è il quarto grande trattato commerciale dopo il durissimo colpo inferto dal mercato americano, il principale cliente di esportazioni indiane. Quindi, una mossa tattica per non morire di fame economica.

Secondo i dati della Commissione Europea, nel 2024 il valore degli scambi tra India e UE ha superato la ragguardevole cifra di 120 miliardi di euro (spiccioli: circa 140 miliardi di dollari). L’UE è diventata il maggiore partner commerciale di Nuova Delhi, con esportazioni che spaziano da macchinari e apparecchiature, a prodotti chimici, metalli di base, prodotti minerali fino ai tessuti. Nel solo anno che si è chiuso a marzo 2025, il valore degli scambi di merci ha toccato i 136 miliardi di dollari.

Nonostante tutto questo, India rimane solo il nono partner commerciale dell’Unione Europea, rappresentando il 2,4% del commercio totale in beni dell’UE nel 2024, una miseria rispetto a giganti come Stati Uniti (17,3%), Cina (14,6%) o Regno Unito (10,1%).

I principali prodotti esportati dall’UE verso l’India sono macchinari, attrezzature per il trasporto e prodotti chimici. Potrebbe sembrare un rapporto commerciale equilibrato, ma chi crede nella parità di forze evidentemente si illude ancora.

Ursula von der Leyen ha brillantemente dichiarato al World Economic Forum di Davos il 20 gennaio, con quella tipica aura da slogan da spot pubblicitario:

“Scegliamo il commercio equo invece dei dazi. La partnership invece dell’isolamento. La sostenibilità invece dello sfruttamento.”

Peccato che tra il dire e il fare, la lista delle incoerenze rimanga lunga come il commercio globale. D’altronde, come detto prima, i silenzi assordanti di Washington e Pechino hanno lasciato aperto il campo a questo duello commerciale tutto europeo-indiano.

Le esportazioni indiane verso sei mercati principali dell’UE – Paesi Bassi, Germania, Italia, Spagna, Francia e Belgio – hanno raggiunto 43,8 miliardi di dollari negli ultimi nove mesi del 2024, contro i ben più solidi 65,88 miliardi di esportazioni verso gli Stati Uniti. Una differenza che parla chiaro: la partita grosso modo resta ancora negli States.

Nonostante il tanto sbandierato “accordo storico” con l’Europa, gli esperti sottolineano che questo non sostituirà affatto la necessità di un’intesa commerciale più solida e soddisfacente tra India e Stati Uniti. Nel 2024, il surplus commerciale di Nuova Delhi con Washington ha toccato i 45,8 miliardi di dollari, mentre quello con l’UE si è fermato a un modesto 25,8 miliardi.

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