Dopo le elezioni presidenziali in Honduras del 30 novembre 2025, il Parlamento europeo ha deciso di riconoscere il tanto discusso Nasry Asfura come presidente eletto, insistendo pomposamente sull’“importanza” di rispettare la volontà del popolo honduregno. Una volontà, ovviamente, che sembra escludere il buon senso, almeno secondo l’amministrazione ancora in carica che, come ogni buon dittatore che si rispetti, ha ordinato un ricontrollo dei voti a colpi di decreto, giudicato da Bruxelles incostituzionale e un affronto alla democrazia. Applausi.
Non solo, i deputati dell’Unione, nella loro infinita saggezza e buon cuore, hanno condannato la violenza subita dalla deputata dell’opposizione Gladys López, mettono in fila ogni singolo colpevole come fossero figurine e invitano il governo honduregno a smetterla con la violenza e le intimidazioni contro chi osa dissentire. Una serenata di ‘pace’ e collaboratività per un passaggio di potere ‘tranquillo’ che sembra più una consultazione di buone maniere da condominio, con tanto di raccomandazioni sul doveroso rispetto per il Consiglio Nazionale Elettorale. Dulcis in fundo, si invita l’uscente presidente del Congresso, Luis Redondo, a sloggiare il prima possibile per permettere al nuovo Parlamento di prendere finalmente posto. Tutto in un contesto di povertà, disuguaglianza e insicurezza che, ovviamente, si risolveranno grazie a questo cartello di nobili intenti europei.
L’adozione della risoluzione? Naturalmente a mano alzata, perché la democrazia più pura si manifesta così, tra applausi e nessun voto contrario. Il dramma dell’Honduras diventa spettacolo di facciata, condito dalla rituale pantomima diplomatica che trasformerà, come al solito, un problema ben radicato in un pio desiderio da libro di fiabe.
Il caso di Joseph Figueira Martin nella Repubblica Centrafricana
Per chi pensava che i problemi fossero pochi, spunta la storia di Joseph Figueira Martin, cittadino belga-portoghese e ricercatore umanitario, in ostaggio del famigerato Gruppo Wagner dal 2024. Il Parlamento non si è fatto pregare per condannare il suo sequestro… e il trattamento “umanitario” che sicuramente non consiste in comode suite o pasti gourmet. L’accusa? Ovviamente infondata, ma tanto per cambiare, la giustizia “locale” passa sopra come se nulla fosse.
Esplode l’invito, un po’ disperato, a ottenere il rilascio immediato di Martin, che si sta aggravando giorno dopo giorno in condizioni di salute drammatiche, con esortazioni a garantirgli cure mediche, assistenza legale, contatti consolari e visite familiari perché – udite udite – anche i sequestrati di Stato avrebbero diritto a quel minimo di dignità.
Ma non è tutto: si suggerisce addirittura di inviare una delegazione parlamentare ad hoc nella Repubblica Centrafricana per tastare il polso della situazione e fare pressione. La comunità internazionale, vestita da grande moralista, lancia il guanto di sfida alla Commissione, all’Alto Rappresentante e al Consiglio dell’UE, invocando sanzioni mirate contro chiunque abbia a che fare con questa “detenzione arbitraria” e maltrattamento. Nel frattempo, si rinnova la preghiera di inserire il Gruppo Wagner nella lista nera come organizzazione terroristica. Tutti d’accordo, con 582 sì e zero no, perché prendersi un po’ di responsabilità è d’obbligo, anche se alla fine tutto rischia di restare un esercizio di stile.
La difficile sorte di Jimmy Lai a Hong Kong
Chiudiamo il tristissimo bollettino con la “favola” del signor Jimmy Lai, attivista pro-democrazia e cittadino britannico, rinchiuso da nientemeno che 1800 giorni in regime di isolamento totale ad Hong Kong. Il Parlamento europeo, in un sussulto di empatia, condanna quella che definisce “persecuzione arbitraria” da parte delle autorità locali, che sembrano usare la scusa della sicurezza nazionale per strozzare qualunque voce indipendente, in nome di un pluralismo che fa ridere solo i polli.
Si paventa addirittura la possibilità che Lai possa essere condannato all’ergastolo, trasformandolo di fatto in un simbolo della repressione sistemica contro giornalismo libero, libertà di parola e opposizione politica. Inutile dire che i deputati chiedono a gran voce ai Paesi membri di sospendere i trattati di estradizione con Cina e Hong Kong, e invitano la Commissione a congelare lo status di Hong Kong in seno al WTO. Le sanzioni “fisiche” sono indirizzate contro il capo esecutivo John Lee e i suoi bravi scagnozzi responsabili della stretta sulle libertà.
E mentre il Parlamento si prodiga in queste ardite richieste, la delegazione europea è chiamata a intensificare il monitoraggio di questo e altri casi connessi. Tutto questo è stato approvato a larghissima maggioranza: 503 voti a favore, solo 9 contrari e 100 astensioni – perché, come sempre, qualcuno dev’essere meno convinto e lo deve far sapere con delicatezza.



