In un raro slancio di trasparenza, Trump ha precisato:
“Sono in corso ulteriori discussioni riguardo al Golden Dome e Groenlandia. Man mano che le trattative procedono, forniremo altre informazioni.”
Non serve essere maghi per capire che questi “aggiornamenti” sono più vaghi di una nebbia invernale artica. Ma i mercati finanziari, sempre pronti a farsi prendere per la gola, hanno subito reagito con rialzi, dimostrando che il cinismo globalizzato ha anche i suoi momenti di folgorazione entusiastica.
Perché Groenlandia è così importante strategicamente?
Immaginate un’enorme isola ghiacciata situata proprio tra Stati Uniti e Russia, un posto che non è solo il paradiso per gli amanti del freddo estremo, ma anche uno snodo cruciale per la sicurezza artica. Con circa 57.000 abitanti, in costante equilibrio tra la remota natura e la corsa alle risorse, Groenlandia è vicinissima a nuove rotte marittime artiche che stanno emergendo grazie allo scioglimento dei ghiacci, aprendo scorci incredibili per abbreviare i percorsi commerciali tra Asia ed Europa con una rilevanza geopolitica da far girare la testa.
La stessa Groenlandia si trova in una posizione sensibile chiamata GIUK Gap, un punto di strozzatura navale tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito, decisivo per controllare la via dall’Artico all’Oceano Atlantico. Aggiungiamoci un enorme giacimento di risorse naturali non sfruttate – petrolio, gas, minerali critici e terre rare – e otteniamo un cocktail politico-economico irresistibile per qualsiasi potenza mondiale.
Che dire, il teatino della diplomazia globale continua, tra sorrisi di circostanza e pugnalate mascherate da trattati di collaborazione. Nel frattempo, noi osserviamo con interessato sbigottimento gli occhi luccicanti di chi pensa che una cupola dorata basti a blindare un mondo che, in realtà, sembra sempre più in bilico sul ghiaccio sottile dell’ipocrisia internazionale.
Mette Frederiksen, primo ministro danese, ha accolto con una grazia degna di un diplomatico costretto la mossa di Donald Trump su Groenlandia, dichiarando che il paese è pronto a discutere con Washington del suo ambizioso progetto “Golden Dome” per la difesa missilistica. Secondo la signora Frederiksen, quella dell’annosa questione della sicurezza artica è una chiacchierata “buona e naturale” tra Trump e il segretario generale della NATO, Mark Rutte, al Forum Economico Mondiale di Davos, Svizzera. Proprio così, la strategia globale si decide tra selfie e caffè nelle montagne innevate.
Il presidente statunitense ha stupito il mondo con un accordo “quadro” su Groenlandia che, guarda caso, comprende l’accesso ai diritti minerari per gli USA e i loro “alleati” europei, oltre a una collaborazione sul “Golden Dome”. Un passo indietro? Forse. Trump, noto per i suoi atteggiamenti bruschi, aveva esplicitamente avanzato la possibilità, neanche tanto velata, di una presa militare. Ma adesso, dopo qualche battibecco, sembra che la sovranità danese non si tocchi (almeno a parole).
Mette Frederiksen ha assicurato di aver parlato con Rutte prima e dopo l’incontro con Trump, confermando che la NATO è “pienamente consapevole” della posizione di Copenaghen. Già, perché si può negoziare tutto, dall’economia alla sicurezza, ma la sovranità? Quella, no. E fortunatamente, ci tengono a rassicurarci che ciò è stato rispettato – o almeno questo ci dicono.
Macron said:
“È bene e naturale che la sicurezza artica sia stata discussa, ma deve avvenire nel rispetto dell’integrità territoriale del Regno di Danimarca.”
La sicurezza artica diventa quindi il pretesto per mettere mani sulle risorse naturali di un territorio ricco di minerali ancora inesplorati, uno scrigno di petrolio, gas e terre rare che solo l’idea fa brillare gli occhi agli strateghi americani. Il Golden Dome, lanciato lo scorso maggio e spesso paragonato al noto sistema israeliano Iron Dome, è una gigantesca spesa multi-miliardaria con il quale gli Stati Uniti intendono proteggersi da ogni possibile attacco missilistico. E sappiamo quanto un “domo d’oro” sia necessario ai giorni nostri, col mondo in pace e sereno.
Trump ha spiegato durante un’intervista a CNBC:
“Saranno coinvolti nel Golden Dome, avranno accesso ai diritti minerari, e lo stesso varrà per noi.”
Alla domanda sulla durata dell’accordo, il presidente non ha perso occasione per guadagnarsi qualche ulteriore applauso ironico:
“Per sempre.”
Non contento, poco prima di apparire su CNBC, Trump ha annunciato che non imporrà più i terribili dazi del 10% (che sarebbero saliti al 25% da giugno) su otto paesi europei, tra cui Danimarca, Francia, Germania e Regno Unito, colpevoli di aver sfidato i suoi piani per Groenlandia. L’autoesclusione da questa guerra commerciale fa pensare che il magnate stia attuando una raffinata strategia di negoziazione… o forse, semplicemente, ha cambiato idea, chissà.
In un raro slancio di trasparenza, Trump ha precisato:
“Sono in corso ulteriori discussioni riguardo al Golden Dome e Groenlandia. Man mano che le trattative procedono, forniremo altre informazioni.”
Non serve essere maghi per capire che questi “aggiornamenti” sono più vaghi di una nebbia invernale artica. Ma i mercati finanziari, sempre pronti a farsi prendere per la gola, hanno subito reagito con rialzi, dimostrando che il cinismo globalizzato ha anche i suoi momenti di folgorazione entusiastica.
Perché Groenlandia è così importante strategicamente?
Immaginate un’enorme isola ghiacciata situata proprio tra Stati Uniti e Russia, un posto che non è solo il paradiso per gli amanti del freddo estremo, ma anche uno snodo cruciale per la sicurezza artica. Con circa 57.000 abitanti, in costante equilibrio tra la remota natura e la corsa alle risorse, Groenlandia è vicinissima a nuove rotte marittime artiche che stanno emergendo grazie allo scioglimento dei ghiacci, aprendo scorci incredibili per abbreviare i percorsi commerciali tra Asia ed Europa con una rilevanza geopolitica da far girare la testa.
La stessa Groenlandia si trova in una posizione sensibile chiamata GIUK Gap, un punto di strozzatura navale tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito, decisivo per controllare la via dall’Artico all’Oceano Atlantico. Aggiungiamoci un enorme giacimento di risorse naturali non sfruttate – petrolio, gas, minerali critici e terre rare – e otteniamo un cocktail politico-economico irresistibile per qualsiasi potenza mondiale.
Che dire, il teatino della diplomazia globale continua, tra sorrisi di circostanza e pugnalate mascherate da trattati di collaborazione. Nel frattempo, noi osserviamo con interessato sbigottimento gli occhi luccicanti di chi pensa che una cupola dorata basti a blindare un mondo che, in realtà, sembra sempre più in bilico sul ghiaccio sottile dell’ipocrisia internazionale.



