Ecco perché la Corte dei conti si diverte a prendere a sculacciate Open Fiber e Infratel

Ecco perché la Corte dei conti si diverte a prendere a sculacciate Open Fiber e Infratel

Ah, il rincorrersi senza fine delle promesse del Piano Banda Ultralarga, quel miraggio tecnologico che avrebbe dovuto tirarci fuori dal Medioevo digitale e invece sembra più una favola tragicomica degna di un teatro dell’assurdo. La Corte dei Conti, con il suo proverbiale tempismo da calamità naturale, si è ricordata che sarebbe carino controllare quale piano stiamo effettivamente attuando e soprattutto a che prezzo. E non è una bella notizia, anzi, è uno schiaffo in faccia alla leggendaria efficienza italica.

La banda ultralarga, si sa, è diventata il mantra dei governanti: «Connetteremo tutti, dal più remoto paesello alla metropoli più caotica». Peccato che i sogni digitali si scontrino con una realtà fatta di ritardi sospetti, sovrapposizioni di fondi, e una spesa pubblica che si avvita in balletti di cifre difficili da giustificare anche davanti ai più indulgenti. Inutile negarlo, il tutto sembra una partita a ping pong tra chi rilascia le licenze e chi assegna i fondi, mentre il cittadino medio resta incatenato alla sua connessione da dial-up.

La magistratura contabile non ha risparmiato nessuno: ha evidenziato come, oltre a una confusione amministrativa degna di una commedia degli equivoci, si sia sprecato più denaro pubblico di quanto un semplice cittadino possa immaginare. Si parla di milioni (anzi, miliardi) investiti con la delicatezza di un elefante in una cristalleria. Così, mentre le fibre ottiche dormono ancora il sonno eterno sotto strade e campagne, il conto salato se lo vedono recapitare i contribuenti, ignari e sbigottiti.

La Solita Storia di Promesse e Disastri

È affascinante osservare come ogni governo si presenti davanti a noi come il salvatore digitale, il messia della connessione superveloce. Poi però, con calma olimpica, si scavano delle voragini nei bilanci, si moltiplicano le inefficienze e, naturalmente, non manca mai un po’ di sana miopia politica che permette di ignorare i consigli degli esperti – come la stessa Corte dei Conti – per procedere imperterriti verso un baratro dai contorni sempre più nitidi.

E non parliamo delle mille e una sovrapposizioni di fondi, misure, programmi di sviluppo e incentivi che sembrano scritti con un pennarello invisibile: tutti importanti, tutti urgenti, eppure incapaci di essere coordinati se non per creare un groviglio burocratico dal quale è impossibile districarsi senza un miracolo degno del miglior esorcista.

La Banda Ultralarga: Tra Illusione e Amara Realtà

Secondo i dati della stessa Corte dei Conti, la copertura reale che gli italiani possono sperare di avere sulla banda ultralarga lascia ancora molto a desiderare, nonostante le cifre rotonde spese e i titoloni giornalistici. Le aree “bianche”, cioè quelle zone dove l’accesso a internet veloce non è per nulla garantito, sono ancora ben distribuite su tutto il territorio nazionale come un promemoria di ciò che funziona male in questo paese.

Inoltre, le cosiddette “aree grigie”, dove i monopoli locali e la confusione regolatoria tengono lontani gli investitori, aggiungono ulteriore sfumature di disastro ad un quadro già fosco. Insomma, la banda ultralarga sembra più un progetto da cartolina utopistica che una realtà tangibile, pronta a sostenere una vera rivoluzione digitale.

I Costi Distribuiti Come una Favola

E veniamo al sodo: quanto costa tutto questo spettacolo? Le finanze sono state spalancate in modo da poter giustificare qualsiasi errore, qualsiasi ritardo, qualsiasi mancanza di visione. Chi paga? Sempre e solo il contribuentissimo, per la gioia dei bilanci statali che sembrano un pozzo senza fondo, un buffet permanente di denaro pubblico destinato a sparire tra le pieghe di una macchina amministrativa che fa acqua da tutte le parti.

Se poi qualcuno sperava in un miracolo grazie alla tanto decantata concorrenza di mercato, si è presto ricreduto: il monopolio delle infrastrutture resta un’istituzione, e i “colossi” della telefonia si fanno beffe di ogni tentativo di regolazione, continuando a spremere economie e pazienza degli utenti finali come se non ci fosse un domani.

La Corte dei Conti, con la sua analisi impietosa, ha messo in luce questa pantomima: una caro esperienza che ricorda molto i noiosissimi capitoli di economia pubblica, dove investimenti faraonici e risultati quasi inesistenti convivono in uno spettacolo tragicomico di inefficienza istituzionale.

L’Epilogo di un Romanzo Senza Fine

Il risultato? Una beffa bella e buona, che non risparmia nessuno: né i politici che magari tengono qualche conferenza stampa, né le aziende che raccolgono i frutti degli appalti, né i cittadini che si ritrovano a navigare con la lentezza di un bradipo tecnologico. La solita farsa alla italiana, insomma, dove il progresso digitale rimane un’idea vaga mentre i fondi vengono dilapidati senza un’autorità morale in grado di mettere un freno.

Bene, se avete ancora voglia di ridere amaramente, potete sempre leggere i report della Corte dei Conti, che ci ricordano che da queste parti, nel 2024, la tecnologia ultra veloce è ancora lontana da diventare una realtà. Nel frattempo, accontentiamoci del glorioso wifi del bar sotto casa.

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