Ah, finalmente qualcuno si ricorda del Sud Italia, ma aspetta, non dopo aver promesso mari e monti per decenni? Questa volta tocca a Messina, Belpasso, Caltanissetta, Reggio Calabria e Trebisacce diventare i nuovi epicentri di quella che viene spacciata per una rivoluzione formativa nel settore delle infrastrutture. Un programma, sarebbe il caso di dirlo, degno di nota se solo l’Italia non ne avesse bisogno da almeno una generazione.
Il miracoloso progetto si chiama Build Up, firmato Webuild, che connette – udite udite – la scuola con il mondo del lavoro. Dopo un lancio tutto in pompa magna a Barletta lo scorso dicembre, si è allargato a una tournee meridionale degna di un festival itinerante per studenti degli Istituti Tecnici. Finora, hanno avuto l’ardire di coinvolgere 2.300 allievi sparsi per il Paese, con un occhio di riguardo – come si deve – verso la Sicilia e la Calabria. Oltre 1.100 in Sicilia e più di 350 in Calabria, mica bruscolini, eh?
Webuild, con questo slancio formativo dal sapore quasi di carità, si esibisce in un patetico quanto encomiabile tentativo di sviluppo territoriale. Il tutto è gestito sotto le ali protettive di un percorso di Formazione Scuola-Lavoro, un elegante eufemismo per dire che gli studenti di indirizzi come Costruzioni, Ambiente e Territorio, Meccatronica e Geotecnica vengono messi a lavorare – almeno nei sogni – sulle grandi infrastrutture, tema caldo di questo paese sempre in ritardo con il progresso.
Come se non bastasse, queste giovani promesse vengono immerse in un mare di workshop e project work incentrati su mobilità, energia, acqua ed edilizia sostenibile. Concetti altisonanti, naturalmente, che suonano bene anche se dietro spesso si cela il solito teatrino di parole senza fondamenta. E perché no? Innovazione e impatto sociale, roba da premio Nobel, declinata a livello locale con l’entusiasmo di chi crede che promuovere il futuro si faccia così.
La chicca è poi la promessa di ben 40 ore di formazione specialistica valide per il diploma, durante le quali gli studenti vengono paracadutati tra i professionisti del Gruppo per lavorare a progetti ambiziosi — si spera — o almeno a quelli meno disastrati. E per i team che si distinguono (bravini, bravi così), addirittura la ciliegina sulla torta: la famosa esperienza in cantiere, la possibilità di diventare un vero “Webuilder”, un termine che suona più come un supereroe dei tempi moderni.
A dirla tutta, qualcuno ha effettivamente avuto modo di calpestare la polvere dei cantieri della tratta ferroviaria Messina–Catania, giusto per dare un senso pratico a tutto questo circo. Resta da capire quanto questo investimento di facciata possa realmente trasformarsi in un valore sociale tangibile o rimanga solo una commedia educativa ben confezionata per farci sentire tutti un po’ più avanti.
Il Sud come laboratorio di buone intenzioni e poche certezze
Che il Sud Italia sia sempre stato terreno fertile per iniziative dal sapore riformista ma spesso sterili è un dato di fatto. Quello che oggi si chiama Formazione Scuola-Lavoro, un tempo purtroppo si chiamava sfruttamento mascherato o, più semplicemente, vuoto ideale. Tra workshop, buonismo e qualche ora in cantiere, i ragazzi si trovano a scontrarsi con una realtà in cui l’investimento vero latita da decenni.
Il rischio è che questi progetti non facciano altro che alimentare la legittima speranza di chi crede ancora in un futuro produttivo al Sud, ma si rivelino poi solo pallide illusioni calibrate per soddisfare la voglia di “fare qualcosa” a basso costo. La verità è sempre un po’ più cruda: infrastrutture ferme, investimenti mancati, e giovani che, a parte qualche passerella, finiranno spesso per fuggire altrove.
Così, tra una parola altisonante e un cantiere aperto giusto per la foto di rito, stiamo assistendo a un altro capitolo di quella grande farsa chiamata sviluppo meridionale. Dove le buone intenzioni incontrano il muro delle contraddizioni, e chi ha davvero bisogno, guarda dal basso, mentre qualcuno si diverte a giocare al costruttore di futuri sognatori.
Build Up si atteggia a modello esemplare di sinergia tra impresa, scuola e comunità locali, ovviamente capacissimo di generare chissà quale valore sociale e professionale – ci mancherebbe, soprattutto nel Sud Italia, terra promessa dove il Gruppo sta diligentemente cavalcando ben 19 progetti per un valore totale di oltre 15 miliardi di euro. Dati ufficiali – molto alla mano – assicurano un impiego di 8.700 anime lavorative, tra diretti e terzi, aggiornati al 30 giugno 2025, con la bellezza di 7.600 fornitori direttamente coinvolti sin dall’inizio dei lavori. Che numeroni, vero?
Le scuole estratte a sorte per le magnifiche giornate di Build Up in Sicilia e Calabria, ovvero le fiandre del mezzogiorno vibrante, includono: l’I.T.I. “G. Ferraris” di Belpasso; l’I.I.S.S. “S. Mottura” di Caltanissetta, l’Istituto “Minutoli” di Messina (ospitando anche l’ITT “Verona Trento” sempre di Messina); il Istituto Tecnico Tecnologico “Panella-Vallauri” di Reggio Calabria (condita dalla presenza degli studenti dell’I.I.S. “Augusto Righi” della stessa città) e infine l’Istituto Superiore “Aletti Filangeri” di Trebisacce, provincia di Cosenza. Un cast davvero stellare, quasi da red carpet scolastico.
Per chi invece preferisse la versione “remote” o magari ha solo voglia di collegarsi in pantofole da casa, sono quindi previste due puntate online che vedranno coinvolte altrettante scuole del territorio: l’IISS “Lercara Friddi” di Lercara Friddi (Palermo), l’IS “G. B. Vaccarini” di Catania, l’ITIS “G. Ferraris” di San Giovanni La Punta sempre a Catania, il “Marconi Mangano” e l’IISS “Benedetto Radice” di Bronte (Provincia di Catania), il duo scolastico “Majorana Cascino” e “Leonardo da Vinci” di Piazza Armerina (Enna), l’IS “Ruiz” di Augusta (Siracusa), l’Istituto “L. Einaudi” di Siracusa e, ciliegina sulla torta, l’ITI “E. Torricelli” di Lampedusa (Agrigento). Evidentemente, i confini geografici si piegano alla grandezza del progetto.
Il gran piano di formazione e lavoro di Webuild
L’iniziativa si inserisce, mica per caso, in una strategia ancora più ampia di Webuild per promuovere formazione e occupazione, capitanata dal programma “Cantiere Lavoro Italia”, inaugurato nel 2023 con tanto di entusiasmo e qualche promessa. Da allora, sono stati formati circa 1.800 fortunati lavoratori tra operai e impiegati, un numero che suona un po’ come un miracolo nel mercato dell’occupazione al sud. Obiettivo ufficiale? Valorizzare il capitale umano (parola pomposa, ma ci piace) creando – udite udite – opportunità di lavoro qualificato. Un cammino ideale che accoglie con calore sia i neofiti neanche usciti dall’uovo, sia chi ha avuto la fortuna di approfittare di processi di riqualificazione professionale, portando a casa un posto a tutti gli effetti dentro il cantiere. Roba da far invidia a un contratto a tempo indeterminato… o quasi.



