Il bilancio Ue 2028-2034 tra piani nazionali e regionali: chi mette ordine nel caos burocratico?

Il bilancio Ue 2028-2034 tra piani nazionali e regionali: chi mette ordine nel caos burocratico?

Ah, l’ennesima festa della burocrazia europea! Questa volta, il Parlamento Europeo a Strasburgo ha deciso di radunarsi in una serata poco più lunga di una lunga corsa al super per discutere come fondere fondi regionali, agricoli e chissà cos’altro in gigantesche “buste” nazionali o regionali, formalmente note come “piani di partenariato nazionali e regionali”. Ovviamente, non potevano mancare gli attori di sempre: il vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto (che si occupa di Coesione e Riforme), il Commissario al Bilancio Piotr Serafin e quello all’Agricoltura Christophe Hansen. Un trio perfetto per una serata di gala tutta a spese del contribuente.

L’appuntamento è per lunedì 19 gennaio 2026, dalle 19:30 alle 22:30, nella mitica sala WIC 200 del Parlamento, con streaming online per chi non avesse nulla di meglio da fare a casa. I dettagli del programma sono firmati da una brillante mente della Commissione che, non pago di complicare le cose, il 16 luglio 2025 ha piazzato questa proposta come parte integrante del cosiddetto Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, ossia la versione europea del “come spendo i vostri soldi nei prossimi sette anni”.

Ora, i lavori su questa delicata questione sono affidati non a uno, nemmeno a due, ma addirittura a tre comitati: bilancio (BUDG), sviluppo regionale (REGI) e agricoltura e sviluppo rurale (AGRI). Per aggiungere un pizzico di varietà, hanno scelto come relatori i signori Karlo Ressler (Partito Popolare Europeo, Croazia), Andrey Novakov (PPE, Bulgaria) e Elsi Katainen (Renew Europe, Finlandia). Immagino già le brillanti sinergie tra questi tre eroi della democrazia europea.

Il contesto: Quattro chiacchiere sul Multiannual Financial Framework

Ma facciamo un passo indietro per comprendere lo sfondo di questa storiella. Il 12 novembre 2025, in un plenaria piena di discorsi altisonanti, i deputati europei si sono dilettati a esporre le loro opinioni sul Multiannual Financial Framework, quel piano di spesa che decide, in pratica, come il destino economico e sociale d’Europa sarà amministrato per quasi un decennio. Ovviamente, ognuno voleva fare il brillante: da una parte si sosteneva che regioni e autorità locali da sole dovevano avere il comando assoluto su come spendere la montagna di denaro, dall’altra si riteneva indispensabile che il Parlamento mantenesse il controllo per garantire quella misteriosa “valorizzazione europea”.

Come non bastasse, per non fare torto a nessuno, si è sottolineato pure che le zone rurali e quelle più bisognose devono assolutamente evitare di rimanere a bocca asciutta. Una richiesta del genere suona quasi come uno scherzo se si pensa che ogni riforma sembra sempre obbligata a sacrificare qualcuno per far felice qualcun altro.

Nel frattempo, la solita eterna trattativa sul bilancio

E mentre le plenarie si scaldano tra insopportabili discussioni e dichiarazioni dai toni epici, il Parlamento si prepara a un’altra piccola maratona: la redazione di un rapporto intermedio sulle negoziazioni del bilancio pluriennale. L’appuntamento è previsto per la sessione plenaria del 25-29 maggio 2026, un’occasione imperdibile per lasciare che i rappresentanti europei riassumano con pacatezza il loro capolavoro di accordi e compromessi… finora inutilmente enigmatici, ma carichi di buona volontà politica e soprattutto di tante belle chiacchiere.

Insomma, la grande macchina europea continua a girare tra meeting, piani, rapporti e dichiarazioni d’intenti, con un unico scopo dichiarato: rendere limpido, efficiente e giusto ciò che, di fatto, diventa sempre più una giungla di regole, fondi incrociati e promesse difficilmente mantenibili.

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