Scandalo minerario in Groenlandia i titoli che sono miracolosamente volati nel 2026

Scandalo minerario in Groenlandia i titoli che sono miracolosamente volati nel 2026

Le compagnie minerarie con progetti basati in Groenlandia, quell’isola artica che ormai è diventata una telenovela diplomatica tra Stati Uniti ed Europa, stanno vivendo un vero e proprio boom azionario nel 2026. Non appena il presidente venezuelano Nicolás Maduro è finito in manette il 3 gennaio, Washington ha deciso di alzare il tiro sul tema dell’acquisizione della Groenlandia, brandendo minacce diplomatiche e militari con la scusa della “sicurezza nazionale”. Che coincidenza: proprio in questo scenario, gli occhi degli investitori si posano avidamente sugli interessi commerciali del territorio semi-autonomo di proprietà della Danimarca.

Sette azioni di società minerarie impegnate in Groenlandia, monitorate attentamente da fonti come CNBC, hanno registrato guadagni che vanno da modesti a strabilianti, superando perfino il 100% dall’inizio dell’anno. Vediamo qualche nome: Critical Metals Corp si è fatta beccare un +158% nel 2026, mentre Energy Transition Minerals, Brunswick Exploration e 80 Mile ballano tutte oltre il 70%. E non finisce qui: Eclipse Metals sfoggia un incremento di circa il 29%, GreenRoc Strategic Materials il 30% e, dulcis in fundo, Amaroq si accontenta del sobrio 6%.

La frenesia verso i giacimenti di terre rare e minerali critici in Groenlandia non nasce casualmente. Il riscaldamento globale, con il suo potere distruttivo, sta infatti aiutando a sciogliere i ghiacci e, in teoria, renderebbe accessibili le ricchezze minerarie nascoste sotto la coltre bianca. Il tutto condito dal discorso ufficiale alla Trump che declama la “sicurezza nazionale” come motivo principe per mettere le mani sull’isola. Peccato che già a gennaio dello scorso anno Mike Waltz, ex consigliere per la sicurezza nazionale, ha svelato l’arcano a Fox News: il vero motivo dietro l’interesse yankee è bensì quella montagna di minerali critici.

Ora, se vi state chiedendo perché tutto questo squadrismo diplomatico, sveliamo il mistero: la Cina, seconda economia mondiale, detiene il 70% dell’estrazione globale di terre rare, secondo dati Statista del 2024. Il sogno americano (e occidentale) è spezzare questo monopolio rosso. La Groenlandia vanta due giacimenti di terre rare tra i più grandi al mondo, ma – sorpresa delle sorprese – nessuna miniera ha ancora iniziato l’attività estrattiva, secondo il Center for Strategic and International Studies. Mistero, scommesse e attese: il cocktail perfetto per gli speculatori.

Il fervore degli investitori non è affatto una novità del 2026. Da quando Trump ha rimesso in prima fila il sogno di acquisire l’isola, tutte queste azioni hanno visto incrementi abissali nell’ultimo anno: Critical Metals Corp +128%, Eclipse Metals Ltd +300%, Energy Transition Minerals +60%, Brunswick Exploration Inc +129%, 80 Mile +155%, e GreenRoc Strategic Materials +70%. Solo Amaroq ha perso il 5%, ma nessun problema: la società continua a coltivare speranze minerarie in Groenlandia e, stranamente, anche l’attenzione degli investitori si è fatta più ficcante.

Eldur Ólafsson, CEO di Amaroq, ha spiegato che le tensioni geopolitiche hanno acceso i riflettori sulle catene di approvvigionamento di minerali critici, cosa che ha fatto ritornare sotto i riflettori la sua società. Il valore delle azioni di Amaroq è salito del 7% dall’inizio del 2026. Nel novembre scorso la società ha annunciato di aver rilevato quantità “commerciali” di germanio e gallio – minerali essenziali per i chip AI avanzati, colpiti nel 2025 da divieti di esportazione cinesi – in un suo progetto minerario in Groenlandia. Non solo: Ólafsson ha rivelato che agenzie governative statunitensi stanno valutando possibili investimenti in questi progetti.

Tony Sage, CEO di Critical Metals Corp, ha rivelato a CNBC come, negli ambienti tecnologici d’oltreoceano, si stia già ragionando sull’impatto che un’acquisizione americana della Groenlandia potrebbe avere sulla redditività dell’estrazione di minerali rari. La sua società sta infatti insistendo sullo sviluppo di un impianto per estrarre terre rare pesanti (HREE), elementi cruciali per la resistenza al calore e la stabilità magnetica di componenti all’avanguardia, da veicoli elettrici alle infrastrutture AI per data center. Sage però rimane ottimista e non si lascia intimorire dall’incertezza geopolitica.

La dura realtà dietro il sogno polare

Ma, cari sognatori dell’Artico, non illudetevi troppo. Estrarre terre rare e minerali critici non è una passeggiata su ghiaccio. John Mavrogenes, professore di geologia economica all’Australian National University, non ha usato mezzi termini definendo “assurda” la speranza di un successo a breve termine in Groenlandia. Insomma, tra il teatro delle dichiarazioni politiche, la febbre degli investitori e la realtà mineraria, si apre un abisso fatto di tempistiche lunghissime, difficoltà operative e, soprattutto, il solito giuoco di interessi internazionali che trasforma risorse fondamentali in merce di scambio geopolitico.

Quindi, mentre i titoli volano in borsa e i politici minacciano invasioni o trattative da film di spionaggio, il ghiaccio groenlandese si scioglie un po’, rivelando un tesoro nascosto che potrebbe rivoluzionare – o almeno così dicono – l’equilibrio energetico e tecnologico mondiale. Nel frattempo, però, più che un gioco di squadra globale, appare uno spettacolo grottesco di poteri che si contendono una gigantesca pietra preziosa sul tetto del mondo, mentre noi osserviamo divertiti, implacabili spettatori di questa tragicommedia polare.

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