Afferrando la Groenlandia: l’ex presidente islandese lancia l’allarme per conseguenze apocalittiche

Afferrando la Groenlandia: l’ex presidente islandese lancia l’allarme per conseguenze apocalittiche

Immaginate la scena: un potente paese che pensa di “comprarsi” un’isola gigantesca e gelida come se fosse una pedalina al mercato delle pulci. Benvenuti nel mondo di Donald Trump, che ha deciso di puntare gli occhi su Groenlandia, quella perla danese nel Circolo Polare Artico. Evidentemente, il presidente americano crede che valga la pena trasformare un territorio autonomo e delicato in un semplice investimento immobiliare. Che idea geniale, non trovate?

Peccato però che non tutti condividano l’entusiasmo. Olafur Ragnar Grimsson, ex presidente dell’Islanda e poltrona di spicco nel mondo artico, ha voluto mettere in chiaro che un tentativo di “acquisizione” forzata della Groenlandia potrebbe scatenare conseguenze apocalittiche nel già fragile equilibrio mondiale. Ma certo, cosa può andare storto quando sfidi la sovranità di un’isola intera?

Grimsson ha dichiarato durante un’intervista televisiva:

“Le ripercussioni sarebbero di una portata mai vista nella memoria recente.”

Per chi non lo sapesse, Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, eppure il magnate diventato capo di Stato ha deciso di metterlo al centro delle strategie di sicurezza degli Stati Uniti, sostenendo che Cina e Russia stanno allargando la loro influenza in quel freddo angolo di mondo. O quantomeno questo è il pretesto perfetto per sognare di ampliare l’impero americano.

Dopo un incontro degno della miglior telenovela diplomatica tra rappresentanti di Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti alla Casa Bianca, le parti hanno raggiunto un “disaccordo fondamentale” sulla proprietà dell’isola. Insomma, niente baci e abbracci, ma solo belle promesse di “continuare a parlare”. Tradotto: si sono dati appuntamento per un sequel noioso.

Trump, ovviamente, ha alzato la voce sui social ancora prima del summit, etichettando qualunque altro scenario diverso dall’annessione americana della Groenlandia come “inaccettabile”. Un atteggiamento decisamente sobrio e diplomatico, come sempre.

Dall’altra parte, il premier di Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, non ha perso tempo a sottolineare che il loro cuore batte per la Danimarca, non per il “grande vicino” oltreoceano. Insomma, non una vera sorpresa per chi ha almeno due neuroni funzionanti.

Le minacce cinesi e russe? Ideologicamente gonfiate

Grimsson ha voluto inoltre smontare la narrazione che vede Cina e Russia come giganti minacciosi nell’Artico. Secondo lui, questa ansia da invasione è esagerata. La realtà è più banale: Cina si limita a qualche incursione nella zona artica russa, magari sbirciando tra miniere ed esercitazioni militari, mentre altrove non ha certo il ruolo da grande protagonista che gli viene attribuito. E la Russia? Beh, “non è nemmeno lì”, ha tagliato corto con il suo cinismo icelandese.

Consiglio per gli Stati Uniti: guardate prima in casa vostra

Chiudiamo con la punta di saggezza del più sarcastico dei leader nordici, che ha invitato gli Stati Uniti a curare i propri problemi interni prima di sognare di annettere territori altrui. L’America è già un paese artico – e con un’area maggiore del Texas, non stiamo parlando di un giardino di casa.

Peccato che successive amministrazioni non abbiano investito un centesimo in infrastrutture indispensabili, come rompighiaccio o porti adeguati, lasciando gli Stati Uniti in brutta posizione rispetto ai rivali nella corsa al Polo Nord. In soldoni, se volete aumentare la vostra presenza artica, forse vi conviene partire da casa vostra, no?

Perché, poi, conquistare la Groenlandia? Non è chiaro quale vantaggio strategico o economico concreto ne deriverebbe, dato che accordi già esistenti garantiscono agli Stati Uniti una presenza robusta sull’isola. Nessuno ha spiegato fino in fondo il motivo – forse proprio perché non ce n’è uno sensato.

Grimsson suggerisce che questa ossessione territoriale derivi dalla visione del mondo di Trump, plasmata dalle figure immobiliari: “Probabilmente è il primo leader mondiale a pensare tutto in termini immobiliari,” ha detto. “Gli uomini del real estate ragionano per posizioni geografiche.”

Quando gli è stato chiesto se un’azione militare per prendere la Groenlandia sia plausibile, Grimsson ha risposto senza giri di parole: con il divario di potere e la popolazione esigua dell’isola, sì, tecnicamente è possibile. Ma il prezzo politico? Quel costo è astronomico, e nessuno sano di mente vorrebbe pagarlo.

Grimsson ha chiosato in modo lapidario:

“Certo che è possibile, ma dopo aver piantato la bandiera a stelle e strisce cosa si vuole fare? Acquisire la posizione? Il resto è solo fantasia da gioco geopolitico.”

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