Ah, Kiev, sempre sul pezzo quando si tratta di subire spettacoli pirotecnici made in Russia: droni a bizzeffe, missili balistici e da crociera fanno la loro comparsa come un orologio svizzero, ma con la precisione di un cacciavite arrugginito. Proprio la scorsa notte, a soli quattro giorni dall’ultimo concertone di esplosioni, la capitale ucraina ha nuovamente fatto i conti con blackout giganteschi e temperature artiche, giusto per non farci mancare niente. Il recente omaggio notturno comprendeva quasi 300 droni ‘shahed’ (se non li conoscete, sono i “regali” più trendy del momento), 18 missili balistici e 7 missili da crociera, tutti gentilmente lanciati contro gli eloquenti impianti energetici di Kiev. A dar conto del tutto è stato il presidente Volodymyr Zelensky, che da perfetto cameriere dello scenario apocalittico ha sottolineato come anche stavolta la genuina “produzione artistica” abbia coinvolto ampie porzioni di infrastrutture civili e residenziali.
Il bollettino di guerra energetico è altrettanto esilarante: a tre giorni da quel “simpatico” bombardamento, circa 800 edifici nella capitale continuano a congelare senza riscaldamento mentre gli ucraini provano con dignità a stare al caldo attorno a una tradizionale cenetta di candele. Il tutto mentre le lancette segnano temperature da bollettino meteo dell’Antartide, con il classico tocco di classe di una decina di gradi sotto lo zero. Il sindaco Vitaliy Klitschko, che per l’occasione riveste anche il ruolo non retribuito di meteorologo, conferma l’immensa bontà degli operatori energetici e dei servizi pubblici, impegnati a “fare tutto il possibile” per fornire ciò che resta di servizi essenziali a una popolazione con i piedi congelati e il morale sotto i tacchi.
Il presidente Zelensky non perde occasione per maneggiare il messaggio del “resistere è necessario”, raccontandoci che la situazione nell’area di Kiev è così semplice che centinaia di migliaia di famiglie vivono senza elettricità. Ma non temete, perché “la solidarietà ucraina” è un mantra che si ripete sempre, specie quando “la Russia tenta di fare il bravo distruttore”. Insomma, un festival di solidarietà e resilienza, condito dalla solita richiesta accorata di armi anti-missile e pacchetti d’aiuto più celeri da America ed Europa, visto che il freddo – parola di Zelensky – non sarà certo il cupido in questa guerra lunga e infuocata. Se non altro, ce lo dicono chiaro e tondo: la Russia deve imparare che la stagione invernale non le regalerà alcuna vittoria.
Il “report notturno” del Kyiv Independent abbonda in dettagli altrettanto sconfortanti: esplosioni di missili balistici a mezzanotte (praticamente il set del remake di un horror da impeachment), seguiti da altre detonazioni mattutine poco più tardi. I sobborghi di Bucha, Hostomel e Irpin si godono ancora il pezzo forte della collezione: blackout elettrici e interruzioni d’acqua almeno finché freddo non passa. Dtek, la più grande “azienda energetica privata” ucraina (e con “privata” evidentemente si intende anche “bersaglio preferito”), registra l’ennesimo attacco alla sua centrale termoelettrica, segnando l’ottava volta da ottobre. Appena un dettaglio, niente di significativo, solo qualche danno qua e là negli impianti.
Il 9 gennaio, le aziende locali hanno ricevuto un massiccio “regalo” russo sotto forma di missile e sciame di droni, che ha lasciato sul terreno quattro vittime e più di venti feriti a Kiev. Un vero successo, coronato da giorni senza luce, riscaldamento o acqua in città, giusto per scoraggiare i romantici del freddo. A quel punto, circa 6.000 edifici si sono goduti un blackout da brivido. A conforto di queste dolci note invernali, Olena Pavlenko, presidente del think tank DiXi Group, ha affermato che, pur non essendo stato l’attacco più cattivo, l’impatto di questa ondata è stato il peggiore mai registrato negli inverni passati. Un chiaro invito a godersi questa stasi artica, senza scordare che “la situazione attuale” è la ciliegina sulla torta di ogni freddo inverno ucraino.



