Passeggeri aerei: eurodeputati ricordano ai burocrati che i diritti non sono un optional

Passeggeri aerei: eurodeputati ricordano ai burocrati che i diritti non sono un optional
Parlamento Europeo, dopo aver sfogliato il manuale dell’ovvio, ha deciso di aggiornare quelle fantastiche regole sui diritti dei passeggeri aerei, che erano ferme al 2004. Perché, si sa, le interruzioni di viaggio come l’imbarco negato o i voli cancellati sono cose che nessuno osa ignorare – tranne forse chi decide che le vecchie regole fossero ormai troppo “rigide”.

Questa votazione riflette la risposta parlamentare al comico spettacolo offerto dal Consiglio Europeo nel giugno 2025, che invece vorrebbe rendere la vita dei viaggiatori un pelino più amara. Tenetevelo a mente.

Difendere diritti in modalità ironica

Gli eurodeputati del Comitato Trasporti dimostrano un’invidiabile capacità nel dire “no grazie” alle richieste del Consiglio di smantellare i già risicati diritti dei passeggeri aerei. Vogliono salvaguardare quel piccolo dettaglio chiamato diritto al rimborso o al reindirizzamento del volo; più quella simpatica richiesta di un risarcimento se il volo fa aspettare oltre le tre ore, viene cancellato o si viene sbattuti fuori dal jet. Il Consiglio, in pura arte umoristica, pensava di spostare questi diritti dopo attese fra le quattro e le sei ore, perché in fondo chi è che conta davvero i minuti?

Non basta: i parlamentari, nel loro inarrestabile slancio di umanitarismo aeroportuale, rifiutano il taglio delle compensazioni – volete mica che qualcuno si ritrovi con meno di 300-600 euro a seconda della distanza, vero? La ricetta del Consiglio, però, era di mantenere luridi 300-500 euro. Un risparmio… per le compagnie, ovviamente.

Ah, e per non farci mancare nulla, si fa caos sul concetto di “circostanze straordinarie”. Naturalmente, solo se il caos è sotto manutenzione delle compagnie aeree, non vale la scusa della natura, guerra, meteo o scioperi improvvisi. I parlamentari vogliono una lista definitiva e aggiornata – sai mai che qualche compagnia tenti di sfuggire all’obbligo indemniario grazie a un’invasione aliena.

Il servizio “tranquillità” prevede pure un regalo: ogni due ore oltre l’orario previsto si deve offrire al passeggero qualcosa da bere o mangiare, un pasto dopo tre ore e persino un soggiorno (massimo tre notti, grazie al cielo) se il ritardo si allunga troppo. Ai produttori di voli stress è garantito un notevole risparmio usando questo cap massimo di notti, invece di infinite cappate di pernottamento durante calamità aeree.

Chi comanda sull’informazione e i bagagli?

L’informazione, questo miracoloso strumento, deve essere “chiara e tempestiva” secondo i parlamentari, soprattutto su quei portenti chiamati procedure bagagli. E lo vogliono gratuito, ovviamente. In effetti, concedono il diritto di portarsi a bordo una “personal item” gratis – tipo borsa, zainetto o laptop – insieme a un bagaglio a mano che non superi 100 cm di dimensione complessiva e massimo 7 kg di peso. Niente più scuse per far pagare oltremisura il semplice atto di portarsi un cuscino extra!

Ma aspettate, c’è di più: addio costi extra per correzioni di nomi scritti male o per il check-in (perché, chi non ha mai sbagliato a scrivere il proprio nome almeno una volta?). E il passeggero, passata l’era della burocrazia digitale vorticosa, potrà scegliere if si accontenta del biglietto digitale o vuole ancora la sua adorata carta cartacea – è un diritto sacro, evidentemente.

Una carezza ai più sfortunati: i passeggeri vulnerabili

Gli eroi del Comitato si sono ricordati anche dei passeggeri vulnerabili – categoria che include disabili, persone con mobilità ridotta, bambini e neonati. Non vorremmo mica che l’Unione Europea, con tutto il suo amore universale, dimenticasse chi ha bisogno di un aiuto speciale per viaggiare dignitosamente.

Secondo le nuove regole, se un disabile o una mamma incinta manca il volo perché l’aeroporto non ha fatto il suo dovere (spoiler: aiutarli a raggiungere il gate puntuali), scatta diritto a risarcimento, reindirizzamento e assistenza. Come se non bastasse, la priorità d’imbarco è garantita a queste categorie protette e ai loro accompagnatori, che dovranno sedersi accanto senza essere caricati con costi extra – un miracolo di giustizia europea.

Rimborsi più rapidi e indolore incubo burocratico

Per concludere questa tragicommedia, i deputati desiderano semplificare la burocrazia con moduli precompilati per richieste di risarcimento e rimborso, così da evitare che passeggeri e compagnie cadano nelle grinfie di agenzie di reclami spesso più fastidiose della fila all’imbarco.

L’idea è che, entro 48 ore da un disservizio, la compagnia aerea debba inviare il modulo precompilato al viaggiatore infuriato – anche in caso di ritardo prolungato, non solo di cancellazione come suggerisce invece il Consiglio. Per una volta, almeno, un po’ di rispetto per le tempistiche delle persone considerate semplici pedine in questa grande partita europea.

Nonostante l’entusiasmo apparente della burocrazia europea, il Parlamento Europeo dimostra ancora una volta che “difendere i diritti dei passeggeri aerei” significa andare piano piano – anzi, spesso senza muoversi proprio. Dopo ben undici anni di tira e molla tra le varie nazioni dell’UE, si è finalmente arrivati a un punto fermo: un disegno che promette miglioramenti ma che, come sempre, lascia tanto spazio all’interpretazione e all’insoddisfazione. Giusto per aggiungere un pizzico di pepe, il messaggio è chiarissimo – salvo qualche sottile dettaglio –, nessuno pensi che i diritti attuali possano essere messi in discussione o ridotti. Eppure, la realtà è ben diversa.

Si è deciso – perché a qualcuno sembrava una sfida impossibile – che i passeggeri ancora potranno avanzare richieste di risarcimento solo se il volo accumula un ritardo di almeno tre ore. Fanno pure gran scena a promettere moduli precompilati e sedili accanto ai figli senza costi aggiuntivi, ma sappiamo tutti che queste concessioni sono tanto pratiche quanto realizzabili nella vita reale quanto una lezione di volo per chi soffre di vertigini.

Parliamo di dichiarazioni da campagna elettorale

Andrey Novakov, relatore del progetto e orgoglio del Partito Popolare Europeo, ha sentenziato:

“Ancora una volta, il Parlamento manda un messaggio chiaro: non faremo un passo indietro dai diritti già esistenti per i passeggeri. Le regole su cui la gente conta oggi rimangono la base di partenza: siamo determinati a migliorarle, non a diluirle. La soglia delle tre ore per ricevere un risarcimento, i livelli di compensazione esistenti e garanzie reali, applicabili e vincolanti per i passeggeri restano le nostre linee rosse. Dai moduli precompilati per i reclami in caso di voli ritardati o cancellati al diritto di sedersi accanto ai propri figli senza costi aggiuntivi: questi sono diritti pratici e devono funzionare nella realtà. Siamo pronti a continuare la lotta per regole più chiare e prevedibili per le compagnie aeree e un settore dell’aviazione più forte, ma mai a scapito dei passeggeri.”

Eh già, perché “non a scapito dei passeggeri”, però nel mentre la burocrazia europea ha trovato il modo di far digerire il tutto con l’equilibrio tipico di un elefante su una corda di nylon. La proposta è passata con il classico voto “rubacuori” di 36 sì e ben 2 astensioni, che sarebbe quasi un successo se solo non ti facessero attendere almeno un altro plenipotenziario appuntamento per il voto definitivo, previsto – come da tradizione – in una sessione plenaria di gennaio, nell’anno incerto di chissà quando.

Un lungo viaggio nel limbo dei diritti

Nel lontano 2014, il Parlamento aveva già tentato un aggiornamento decisamente più ambizioso dei diritti dei passeggeri aerei. L’idea? Migliorare la compensazione per chi si ritrova in ritardo o bloccato, con regole più spicce per la gestione dei reclami. Ma, come capita spesso quando ci sono più dicasteri a remare in direzioni opposte, l’iter è finito nel dimenticatoio per undici anni, colpa di impasse tra i vari Stati membri. Una politica dello slalom interminabile, insomma.

Nel giugno 2025, un brusco slancio diplomatico ha fatto sì che i ministri dell’UE trovassero un accordo politico. Finalmente uno spiraglio! Ma non prima della spedizione interistituzionale iniziata in ottobre dello stesso anno, che però si è conclusa con un nulla di fatto, gettando il Parlamento nella solita staffetta da seconda lettura, come se fosse la normalità attendere un nuovo appuntamento per vedere se e quando il testo si tradurrà in qualcosa di concreto.

Insomma, più che tutelare i poveri viaggiatori, queste deliberazioni sembrano una straordinaria dimostrazione di come in Europa si riesca a rimanere impantanati tra promesse sbandierate e risultati fumosi. Nel frattempo, buon viaggio e… altrettanta pazienza.

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