Nel magico mondo degli investimenti, ecco che una manager di Invesco si permette di suggerire che i bund tedeschi abbiano un fascino tutto particolare rispetto ai soliti, noiosi e onnipresenti Treasury americani. Che novità! Mentre tutti sbavano dietro agli Stati Uniti, lei invece snobba i titoli di stato a stelle e strisce per dirigersi verso Berlino, con un occhio al portafoglio e l’altro all’ormai mitico concetto di diversificazione.
Intervistata da CNBC, Alexandra Ivanova, responsabile di IFI Europe, ha ben pensato di spiegarci questa rivoluzione silenziosa degli investitori globali, che stanno piano piano spostando il loro amore – e i loro soldi – lontano dai Treasury USA, considerati un’ancora di salvezza ormai un po’ troppo scontata.
Ivanova ci illumina: “Dovendo trovare un porto sicuro oltre ai Treasury, che sono immensi e super liquidi, sostituirli non è affatto semplice.” Naturalmente, aggiunge con uno zelo degno di un manuale di economia da bar, i bund tedeschi sono tra le poche opzioni rimaste: soprattutto ora, che il mercato sta in ansia per l’aumento delle emissioni di titoli e la conseguente domanda insufficiente.
Non è entusiasta del panico generalizzato, anzi, ci dirà poi: “Il punto di partenza dei bund è tutto sommato sano, grazie al basso indebitamento della Germania. E in modo sorprendente, credo che più emissioni siano positive proprio quando la domanda totale si alza.”
Giusto per mettere un po’ di pepe sulla questione, i rendimenti dei bund decennali – quella specie di bussoletta per capire quanto la Germania prenda in prestito con successo – fluttuavano intorno al 2,81%, leggerissimamente più bassi rispetto alla settimana precedente. Tanta roba per chi è abituato a fare gli investimenti col cuore, o almeno con qualche numerino.
Diversificare o Morire: Il Mantra del 2024
Viviamo in tempi di sconquassi geopolitici così profondi che una settimana di mercato sembra un eone: il tentativo di rovesciare il presidente Nicolas Maduro in Venezuela, le tensioni sul ghiaccio eterno (e non solo) di Groenlandia, e la moda della “de-dollarizzazione” – che suona come una vendetta contro il dollaro invidioso – hanno acceso i fari su un unico tema caldo: mettere le uova in più di un cesto. Perbacco, chi l’avrebbe mai detto?
Secondo Ivanova, non si può non riconoscere però che, per quanto criticati dai diversificatori accaniti, gli Stati Uniti reggono ancora bene il colpo, con un’economia sorprendentemente robusta e resiliente. Insomma, avere sia i bund che i Treasury potrebbe quasi diventare un compromesso di buon senso per qualsiasi portafoglio definito “intelligente”. Quel che è certo è che ci sarà da divertirsi a vedere chi resisterà meglio agli scossoni globali.
Non Solo Bund: Uno Sguardo al Resto del Mondo
Come se non bastasse, la nostra esperta non dimentica di menzionare qualche altra tappa obbligata per gli amanti del rischio calcolato nei titoli di stato. Il Giappone continua a essere una meta interessante, forse per quella sua innata attrazione a tenere bassi i tassi e maneggiare i rendimenti con la delicatezza di un artista zen.
Nel frattempo, al di là della Manica, i gilts britannici stanno ricevendo qualche applauso da parte di chi si aspetta imminenti tagli ai tassi da parte della Bank of England. Insomma, un po’ di inglese giallo paglierino nel cocktail del reddito fisso non guasta mai, soprattutto se si è stanchi del solito americano o tedesco grigio.
In conclusione, tutta questa sinfonia di rendimenti, emissioni e geopolitica ci ricorda una cosa semplice, ma spesso dimenticata: cercare di stare al passo con i mercati richiede un senso dell’umorismo robusto e un atteggiamento che alterna scetticismo a una sana dose di opportunismo. Perché, in fondo, se si tratta di mettere i nostri risparmi in gioco, tanto vale farlo con un sorriso – seppur un po’ sarcastico – sulle labbra.



