Benvenuti nel magico mondo dell’economia britannica, dove le speranze per il 2026 sono, come sempre, un dolce sollievo dal disastro del 2025. È ormai tradizione che ogni nuovo anno porti una ventata di ottimismo quasi ingenuo per il futuro economico del Regno Unito. Ma tranquilli, se la situazione fosse davvero buona, chi scriverebbe queste prevedibili previsioni?
Diamo un’occhiata al quadro: l’economia è entrata nel nuovo anno senza un briciolo di slancio, parcheggiata in uno stallo che fa rimpiangere anche i tempi meno floridi. Nel 2025, il FTSE 100 ha fatto festa con il suo miglior rendimento annuale dal 2009, ma questo è come giudicare la salute di uno studente dal voto di matematica: non dice nulla sul resto del suo rendimento scolastico.
Il balletto delle manovre sui tassi d’interesse
La prima cosa da tenere d’occhio è la danza – sempre più incerta – della Banca d’Inghilterra riguardo ai tagli dei tassi d’interesse. Nel 2025 ha tagliato il tasso base ben quattro volte, un numero deludente rispetto alle sacramentate aspettative di Wall Street. Il tasso principale è passato dal 4,75% al 3,75%, abbastanza, ma non troppo, grazie.
Gli esperti del mercato sono pronti a scommettere su altri ribassi nel 2026, ma con meno entusiasmo rispetto all’anno scorso, quando il cocktail di ottimismo e ignoranza era a livelli esponenziali. Il comitato che decide tutto, noto come Monetary Policy Committee, ha provocatoriamente confessato l’esistenza di un percorso al ribasso per i tassi, ma ha anche ammesso che ogni taglio successivo sarà sempre più difficile da giustificare. Indovinate un po’? Quattro dei nove membri si sono ribellati al taglio di dicembre, terrorizzati dall’inflazione ancora ferma al 3,2%, decisamente lontana dal miracoloso obiettivo del 2%.
La raffinata signora e falco del comitato, Catherine Mann, ha commentato con sottile sarcasmo che le aspettative inflazionistiche delle famiglie rimangono “elevate”, ovvero nonostante la teoria voglia che inflazione alta fornisca incubi e risparmi azzerati, il popolo britannico non ha ancora perso la fiducia che tutto tornerà presto rosa. Per essere precisi, l’ultimo sondaggio sulla psicologia dell’inflazione della Banca d’Inghilterra ha rilevato punteggi medi del 3,5% per l’aspettativa inflazionistica, in calo solo di un pelo rispetto al 3,6% precedente.
Quindi, preparatevi a qualche altro taglio – ma magari non sperate che il tasso finisca sotto il 3%, almeno non senza un triste colpo di scena: il disoccupato.
Disoccupazione: l’incubo che non delude mai
Altra pietra miliare da osservare con impazienza è la disoccupazione, che ormai si aggira al 5,1% alla fine di ottobre, la percentuale più alta dal lontano marzo 2021, quando il Regno Unito stava ancora cercando di scrollarsi di dosso l’ultimo lockdown. Proprio un ritratto rassicurante della stabilità economica, no?
Le offerte di lavoro hanno perso quota dall’apice del 2022, stabilizzandosi intorno a quota 729.000 a novembre, un numero che non fa certo cantare nessuno di gioia. La colpa, ovviamente, è tutta della Ministra delle Finanze Rachel Reeves, accusata ferocemente dopo aver aumentato le tasse sui salari nel suo primo bilancio nel 2024, rincarando poi la dose con una nuova stretta fiscale appena lo scorso novembre. Perché, ovviamente, nulla dice “aiuto all’occupazione” come mettere un’altra pietra sul costo di assunzione del personale.
Il risultato? Produttività inchiodata al palo, e una disoccupazione destinata ad aumentare nel 2026. La predizione non arriva da qualche profeta oscuro, ma dalla Resolution Foundation, un think tank di centrosinistra molto amico del governo, che lancia l’allarme: una combinazione infallibile di salario minimo più alto, prezzi dell’energia a livelli stellari e tassi di interesse ancora alti stanno per far finalmente collassare le migliaia di famigerate “imprese zombie”, quelle aziende che vivacchiano soltanto pagandosi i debiti e nulla più dal lontano 2009.
Una disoccupazione che raggiunge il 5,5% sarebbe un triste primato su ben 11 anni, mettendo davvero nei guai la nostra eroina, Rachel Reeves, che è la terza cosa da monitorare con febbrile attenzione.
Le tribolazioni di una ministra a rischio
Gli scommettitori professionisti, che spesso azzeccano queste previsioni meglio degli economisti ufficiali, danno a Rachel Reeves poche probabilità di rimanere al comando: le quote per la sua uscita di scena nel 2026 sono già basse come i suoi consensi, con il bookmaker William Hill che la dà vittima sacrificale con una quota di 4/9. Ma attenzione, l’anno scorso questa cosa sembrava già fatta e invece la nostra rampante ministra ha resistito – un vero colpo di teatro degno di un grande show politico.
Tra i papabili successori brillano figure come Pat McFadden, segretario del Lavoro e delle Pensioni noto per la sua astuzia politica e uno dei pochi superstiti del governo laburista precedente. Non meno interessante la candidatura di Torsten Bell, giovane ministro del Tesoro e già il capo di gabinetto, che in fondo è una scommessa altrettanto azzardata quanto le previsioni economiche di questo inizio anno.



