Novo Nordisk si gioca il tutto per tutto nel 2026 con Wegovy e Ozempic negli Stati Uniti: la sfida impossibile è appena iniziata

Novo Nordisk si gioca il tutto per tutto nel 2026 con Wegovy e Ozempic negli Stati Uniti: la sfida impossibile è appena iniziata

Il famoso trio dei farmaci iniettabili per la perdita di peso—Ozempic, Victoza e Wegovy—ha appena inaugurato una nuova era, quella delle pillole. Sì, avete sentito bene: niente più aghi, ma una bella compressa da inghiottire con l’acqua, tanto per pareggiare i conti con le comodità moderne.

Il titanico crollo azionario di Novo Nordisk sulla borsa di Copenaghen è stato degno di un film drammatico: il peggior anno dal debutto nei primissimi anni Novanta. Come mai? Un cocktail micidiale formato da tagli alle previsioni di vendita, la scalata vincente del rivale Eli Lilly, un valzer di leadership e l’invasione di farmaci generici a basso costo negli Stati Uniti, croce e delizia di ogni colosso farmaceutico.

Con il 2026 ormai alle porte, Novo Nordisk ha visto una luce in fondo al tunnel approvando negli USA la nuova pillola dimagrante Wegovy, primo trattamento orale basato su GLP-1 per la perdita di peso. Il titolo in borsa è balzato quasi del 10%, come se tutti fossero improvvisamente convinti che questa pillola potrà tenere a bada forte e chiaro Eli Lilly e i suoi tentativi di scalata.

Un vero e proprio “regalo di Natale anticipato”, così come l’ha soprannominato un analista, che però riesce a mettere in fila le sfide gigantesche che Novo Nordisk dovrà affrontare entro il nuovo anno.

Dagli aghi alle pillole: una rivoluzione tutta da digerire

Essere i primi a immettere sul mercato un’opzione orale potrebbe davvero far guadagnare qualche punto percentuale perduto nel settore GLP-1. Ghiotta prospettiva, peccato che Eli Lilly abbia in cantiere una sua pillola per dimagrire, orforglipron, attesa entro il secondo trimestre di quest’anno e che si prepara a una sfida diretta con la nuova proposta di Novo Nordisk.

Søren Løntoft Hansen, analista di Sydbank, non nasconde un sorriso ironico:

“Questa approvazione aggiunge un altro livello al futuro del settore obesità. Potrebbe essere uno spazio in cui Novo Nordisk riesce a riguadagnare quote di mercato e magari incrementare la crescita.”

Come si accompagna questo piccolo miracolo in pillola? Beh, i pazienti trattati con Wegovy per via orale perdono in media il 16,6% del peso corporeo in 64 settimane. Gli intrepidi sperimentatori di Eli Lilly si fermano al 12,4% nel giro di 72 settimane.

Il CEO di Novo Nordisk, Mike Doustdar, ha liquidato la questione in modo alquanto pragmatico:

“Di solito devi scegliere fra comodità o efficacia tra pillole e iniezioni. Qui, invece, Wegovy in pillola offre la stessa efficacia della versione iniettabile. È davvero entusiasmante.”

Ovviamente il pubblico consumerà volentieri la pillola, così comoda da non dover stare in frigorifero. Una manna per la distribuzione e l’espansione in nuovi mercati, perché ormai abbiamo capito che la semplicità è tutto.

Il déjà vu di una narrativa in crisi

Il rivale Eli Lilly ha abilmente posizionato la sua iniezione settimanale Zepbound come il miglior trattamento dimagrante sul mercato. E indovinate? Ha rubato quote notevoli a Wegovy. A quanto pare, in America contano solo i risultati visibili sulla bilancia, mica le sofisticate storie sulla “malattia obesità” che Novo Nordisk cerca di raccontare.

Hansen se lo dice con quella sottile ironia tipica di chi conosce bene la realtà del business:

“Il numero di medici che prescrivono Wegovy o farmaci per l’obesità in base alle malattie correlate è ridicolo. Gli americani vogliono solo vedere risultati concreti e rapidi, non ascoltare discorsi sull’obesità come una malattia e le sue complicazioni.”

Non importa se molti pazienti non desiderano perdere più del 20% del loro peso corporeo; vogliono solo la possibilità di provarci, magari con una pillola miracolosa. E chi può dar loro torto? In fondo, il fine giustifica i mezzi, soprattutto se sono buoni a farsi inghiottire.

Nel frattempo Mike Doustdar continua a sognare pipeline che vanno oltre la semplice perdita di peso, abbracciando anche fegato, rene e cuore—ma chissà se qualcuno ascolterà questo coro di buone intenzioni mentre gli investitori contano i dollari persi e guadagnati.

Ora che ci siamo immersi nel fantastico mondo delle pillole miracolose per dimagrire, spunta il nuovo colpo di scena firmato Novo Nordisk. Dopo aver conquistato buona parte del mercato con le sue iniezioni di semaglutide, ecco la brillante idea: trasformare quella stessa sostanza in una pillola, chiamata non a caso Wegovy.

Ovviamente, il mercato non si accontenta delle vecchie modalità: la vera battaglia si gioca sul peso perso – e più è alto, meglio è. Pare che un taglio di peso del 20,7% in media sia il nuovo Santo Graal, esattamente quello che la nuova versione iniettiva di Wegovy promette, in competizione spietata con l’ultima novità di Lilly, la siringa Zepbound. Perché la vera sfida è chi snellisce meglio, e ovviamente chi sa vendere questa promessa d’oro direttamente al consumatore americano, il vero asso nella manica.

Il mercato americano è un gatto di Cheshire, misterioso e capriccioso, completamente diverso dai sistemi sanitari europei che si limitano a coprire (o a provare a coprire) qualche spesa. Nel paese delle libertà infinite, la lotta si fa senza freni, e i prezzi alle stelle sono pur sempre un dettaglio da niente quando si tratta di rimodellare l’immagine corporea degli americani.

Il dilemma del prezzo e i casini di Trump

Inutile ricordare l’epoca gloriosa di Donald Trump, che ha trasformato il settore farmaceutico in un ring di ultimatum e guerre tariffarie spettacolari. Prima minacciava dazi triple cifre, poi chiedeva prezzi più bassi, perché, si sa, il presidente può tutto, tranne accettare che i farmaci costino negli Stati Uniti quattro volte di più che in Europa.

Lars Fruergaard Jørgensen, allora CEO di Novo Nordisk, ha avuto l’onore di sedere davanti al Senato e ascoltare le parole di Bernie Sanders, che con simpatia gli ha chiesto di smettere di spennare i poveri americani. Ovviamente, nell’habitat selvaggio delle grandi multinazionali il tema è stato archiviato tra le amenità.

Ma la saga non finisce qui: la cosiddetta politica della “Nazione più favorita” (MFN) mette nero su bianco l’obbligo per gli Stati Uniti di non pagare mai più per i farmaci di quanto paghino i Paesi più “ricchi” (uno status che lascia un po’ il tempo che trova, ma qui stiamo parlando di politica!) e così in novembre è stato raggiunto un accordo tra Trump e i giganti Novo e Lilly per abbassare i prezzi dei loro farmaci GLP-1, sia per Medicare che Medicaid. E come ciliegina sulla torta, li venderanno scontati direttamente sul sito TrumpRx.gov, che, udite udite, dovrebbe partire a gennaio.

Il nuovo canale diretto al paziente è il vero campo dove si gioca la sopravvivenza dell’azienda in America. Ma attenzione ai concorrenti insospettabili: i farmacisti composti, che producono copie low-cost dei farmaci, hanno sfruttato la carenza iniziale di semaglutide e restano una spina nel fianco per i colossi.

Karen Andersen, analista di Morningstar, commenta con la consueta diplomazia:

“L’accordo TrumpRx aiuterà Novo a competere meglio coi compounders sul prezzo, anche se un lancio rapido di orforglipron potrebbe rubare terreno nel canale diretto, dove Lilly è già attiva. Il canale diretto al paziente sta crescendo bene, e i farmaci GLP-1 orali sono perfetti per questa evoluzione, spingendo ulteriormente il mercato verso il pagamento in contanti.”

Tra CEO epurati e consigli d’amministrazione ondivaghi

Non stupisce che Novo Nordisk stia vivendo una sorta di melodramma interno. Nel maggio scorso è stato estromesso il CEO di otto anni, lasciando campo libero a chi dovrà affrontare queste “recenti sfide di mercato” e “il calo del valore azionario”, ovvero tutto il normale tran tran nel pharma globale.

Come se non bastasse, sei mesi dopo, tutta la giunta indipendente ha gettato la spugna, sempre per dispute sulla velocità delle riforme e su come la società ha gestito gli ostacoli negli Stati Uniti. Un vero circo, a cui si aggiunge la necessità di bilanciare la promozione della pillola miracolosa con i problemi sul fronte prezzi bassi imposti dal MFN e le scadenze brevettuali sparse per Brasile, Canada e Cina. L’inevitabile risultato? Un “probabile calo del fatturato”, come se qualcuno fosse sorpreso.

Aggiungiamo anche le aspettative intorno al nuovo farmaco di generazione successiva, CagriSema, che promette un cocktail di semaglutide e cagrilintide per aumentare l’effetto dimagrante, e una pioggia di candidati concorrenti da Pfizer, Amgen, AstraZeneca e Roche, pronti a invadere il mercato nei prossimi anni.

Secondo Karen Andersen, quest’anno Novo ha dato prova di essere un’azienda “confusa e contraddittoria” – un po’ come uno spettatore che nel bel mezzo di uno spettacolo lascia la sala, poi torna, poi se ne va di nuovo. Tra accordi firmati e poi disdetti con società come Hims o Metsera, la confusione regna sovrana.

Ma attenzione: ottenere finalmente l’approvazione per la pillola Wegovy non è solo una vittoria commerciale, è soprattutto una potente medicina simbolica per raddrizzare una reputazione un po’ ammaccata da una serie di delusioni su dati clinici e performance finanziarie. Resta solo da vedere se riusciranno a portare a termine il compito con la precisione di chi taglia peso e paga contanti.

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