Il rame è in corsa per il suo aumento annuo più clamoroso da oltre dieci anni, spinto da una serie di variabili degne di un film thriller: disagi nella produzione, un dollaro americano che perde colpi, ottimismi smodati sul rilancio economico cinese e, last but not least, una spesa mostruosa sull’intelligenza artificiale. Sì, avete capito bene: il rame ora si fa strada sulle ali dei giga-byte e non solo dei cavi elettrici.
Il prezzo del rame a tre mesi sulla London Metal Exchange (LME) ha ballato fino a un picco da record di 12.960 dollari per tonnellata, salvo poi ritracciare leggermente a 12.405 dollari. È un po’ come la borsa: su e giù, ma con un trend generale che vede quest’anno un rialzo di circa il 41%, il migliore dal 2009, quell’anno epocale in cui il rame schizzò del 140% mentre il mondo cercava di uscire dalla crisi finanziaria.
Se nel 2009 il mondo guardava al rame come indicatore di salute economica, oggi questo metallo è la cartina al tornasole della transizione energetica. Dalle auto elettriche alle reti elettriche, passando per le turbine eoliche, il rame è praticamente ovunque. E quando si parla di elettrificazione e data center, sappiate che il consumo di rame non solo cresce, ma esplode letteralmente.
Ian Roper, il guru delle materie prime di Astris Advisory Japan KK, ha ben fotografato l’ultimo colpo di scena: la corsa all’intelligenza artificiale è il nuovo motore della domanda di rame. Mercati “strettissimi”, dice lui, indicano che il rally potrebbe avere ancora tante cartucce da sparare il prossimo anno.
Ieri Roper ha spiegato a CNBC:
“Negli ultimi anni la star è stata l’energia verde, no? Ed ecco la sorpresa: nonostante la Cina abbia vissuto un crollo immobiliare che ha sconvolto prezzi come quelli del ferro, il rame se ne è fregato e ha prosperato.”
E aggiunge:
“Il rame ha fatto il pieno con le rinnovabili, i veicoli elettrici, e adesso i data center sono il nuovo diamante da conquistare.”
AI e Difesa: la ricetta magica del rame
Non si fa certo attendere la nota della banca d’affari JPMorgan, la quale, con l’infallibilità che la contraddistingue, pronostica che il rame potrebbe salire ancora, con un prezzo medio da 12.500 dollari per tonnellata nel secondo trimestre del prossimo anno. Hanno persino l’audacia di prevedere un prezzo medio di 12.075 dollari per tutto il 2026, stimolati soprattutto dalla domanda dei data center, considerata “estremamente attuale”.
Gregory Shearer, capoccia della strategia sulle materie prime di JPMorgan, dipinge un quadro raggiante:
“Il mix esplosivo di scorte disallineate e problemi di fornitura stringenti crea uno scenario toro per il rame, capace di spingere i prezzi oltre i 12.000 dollari la prima metà del 2026.”
Le immagini delle bobine di rame, pesanti tonnellate e stese in enormi rotoli da dodici chilometri di lunghezza nello stabilimento di Aurubis AG, questo spettacolo lo anticipano. Più rame, più rotoli, più soldi, no?
Un po’ di realismo con Goldman Sachs
Ovviamente, non tutti sono così ottimisti. Da lontano, con aria da professori di economia, gli analisti di Goldman Sachs avvertono che potrebbe esserci un leggero ridimensionamento del prezzo del rame dai recenti picchi da record. Ma non temete, perché la “robusta crescita della domanda globale” in settori chiave come reti elettriche e infrastrutture energetiche – rigorosamente sorrette da investimenti “strategici” in AI e difesa – dovrebbe impedire cali sotto la soglia dei 10.000 dollari.
Secondo i loro auguri, nel primo semestre del 2026 il rame si dovrebbe aggirare sulla sponda dei 10.710 dollari per tonnellata, un ballo meno frenetico ma comunque significativo. Nel lunghissimo termine, però, Goldman prevede capitali ben più alti: addirittura 15.000 dollari entro il 2035, una stima che pare persino sopra la media degli esperti di settore.
Insomma, qualunque sia la previsione, una cosa è certa: il rame continuerà a far parlare di sé, sia sulle Borse che nei circuiti elettronici delle nostre vite iperconnesse. Una superstar che, come tutte le star, sa alternare momenti di gloria a quelli in cui deve soltanto aspettare sotto i riflettori.



