Come il Parlamento europeo vuole salvarci dalla tirannia degli algoritmi sul posto di lavoro (sospirando)

Come il Parlamento europeo vuole salvarci dalla tirannia degli algoritmi sul posto di lavoro (sospirando)
Il Parlamento Europeo ha recentemente deciso, con la solita maggioranza bulgara, di regalare una bella lista di “raccomandazioni” per una nuova normativa tutta colorata di Ue sul controllo dei sistemi automatizzati che monitorano e decidono sul lavoro. Dato che la macchina non può ancora mettere il cappello da capo, si vuole assicurare un po’ di “controllo umano” – immaginate una supervisione umana che, a quanto pare, dovrebbe evitare che l’algoritmo si trasformi in un dittatore dei vostri turni o dei vostri stipendi. Incredibile illuminazione, vero?

Con 451 sì, 45 no e 153 indecisi (per non dire incapaci di decidere) i deputati hanno approvato una relazione in pieno stile burocratico, con l’obiettivo di limitare i danni e garantire “trasparenza”, “equità” e “sicurezza” nell’uso di sistemi automatizzati al lavoro. Ovviamente, mentre riconoscono che questi sistemi possono ottimizzare e migliorare (tradotto: risparmiare soldi alle aziende), si assicurano che almeno ci sia un umano a fingere di monitorare il tutto.

Controllo Umano, l’Invenzione dell’Acqua Calda

La presunta perla di saggezza dei deputati è che tutte le decisioni prese da software devono avere un supervisore umano. Per esempio, se il vostro algoritmo decide che siete troppo pigri o costate troppo, un umano deve poterci buttare un occhio prima che vi licenzino. Per non parlare del fatto che voi, lavoratori, potrete (udite udite) chiedere spiegazioni o revisioni se pensate che l’algoritmo vi abbia fatto un torto. Magari l’algoritmo ha sbagliato calcolo, oppure il supervisore umano era in pausa caffè… In ogni caso, la soluzione definitiva per evitare abusi è disattivare il sistema problematico, sperando che alla successiva riunione qualcuno si decida a sostituirlo con qualcosa di meno folle.

Oh, e le decisioni più importanti come assunzioni, licenziamenti, rinnovi di contratto, modifiche allo stipendio o perfino le sanzioni disciplinari? Devono sempre passare da una persona, perché la macchina mica può capire la complessità del cuore umano. Ma per favore, non lamentiamoci se questa “supervisione umana” si tramuta spesso in un bel giro di scartoffie e lungaggini a danno del lavoratore.

Trasparenza, Diritto all’Informazione e La Farsa delle “Consultazioni”

I deputati, con un colpo di genio degno di nota, hanno anche deciso che i lavoratori dovranno essere informati di come questi megasistemi robotici influenzano le loro condizioni di lavoro. Ovviamente non bastava; pretendono che i lavoratori vengano consultati quando il sistema in uso deve decidere su stipendi, valutazioni, compiti o orari. Consultati? Non proprio partecipativi o decisionali, ma almeno una chiacchierata per fare finta di rendere il tutto democratico. E naturalmente, questi sistemi “non devono mettere a rischio la salute fisica o mentale” dei dipendenti. Come se i manager stressassero già poco, o i numeri sugli incidenti sul lavoro fossero frutto di una fantastica combinazione astrale.

Protezione Dei Dati Personali: L’Araba Fenice della Privacy

Per non sembrare troppo malvagi, il testo contiene anche una lista di divieti miracolosi: niente dati su stato emotivo, psicologico, neurologico, niente controlli sulle comunicazioni private, geolocalizzazione solo durante l’orario di lavoro, e niente spionaggio del tempo libero o delle attività sindacali. Insomma, l’idea di fondo è “Privacy? Ma certo, purché resti un concetto astratto e non interferisca con le necessità aziendali.” Non si sa bene chi controllerà questi controllori umani e le loro rispettose intenzioni.

Andrzej Buła, relatore del Partito Popolare Europeo e orgoglio della Polonia, ha voluto lanciare un messaggio rassicurante sul tema:

“Questo tema riguarda sia datori di lavoro che circa 200 milioni di lavoratori nell’UE. Un approccio centrato sulla persona è fondamentale e i diritti, la sicurezza e la dignità di entrambe le parti devono essere rigorosamente rispettati. È un segnale forte: l’Europa può coniugare competitività e responsabilità sociale. Può sostenere le imprese innovative senza sacrificare standard elevati e la tutela dei lavoratori.”

Giusto, perché niente dice “competitività” come infinite regole inutili che rallentano tutto e fanno innervosire i lavoratori e gli imprenditori allo stesso modo.

Le Prossime Tappe: Il Solito Balletto di Promesse

Nel solito copione previsto dall’articolo 225 del Trattato sul funzionamento dell’UE, la Commissione Europea ha ora tre mesi per rispondere a questa “gran richiesta” del Parlamento. Potrà propinare nuove misure o giustificare il giochino del rinvio ad libitum. Nel frattempo, lavoratori e aziende possono consolarsi con la certezza che la burocrazia europea non dorme mai… o forse sì.

Il Contesto Normativo: L’Intelligenza Artificiale Che Fa Compiacere i Regolatori

Nel meraviglioso mondo della normazione UE, già esistono regolamenti sull’intelligenza artificiale (che è praticamente la nuova dea tecnologica) e sul trattamento dei dati personali con il potente GDPR. Inoltre, la direttiva sul lavoro nelle piattaforme digitali cerca di spiegare come applicare tutto ciò nel contesto lavorativo. In pratica un guazzabuglio di norme che, pur di sembrare aggiornate, si dimenticano spesso della realtà dei lavoratori dietro ai numeri e agli algoritmi.

In sintesi, l’Europa si promette una rivoluzione digitale “etica” e “socialmente responsabile”, ma con un briciolo di umorismo amaro si può definire più come un gigantesco show di buone intenzioni, supervisione finta e tanta, tanta carta da firmare.

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