La città svedese che si svuota mentre l’Europa si lancia in una frenesia da miniere

La città svedese che si svuota mentre l’Europa si lancia in una frenesia da miniere
Kiruna, la città che si sta letteralmente spostando… perché scavare così tanto ferro sotto terra fa sprofondare il terreno. Un’idea geniale, no? Invece di dire “Eh, lasciamo perdere la miniera”, si sceglie di spostare migliaia di residenti e tutti gli edifici. La località si trova a 145 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, ma non aspettatevi un parco giochi per avventurieri: questa trasformazione urbana è probabilmente la più radicale del pianeta, con un piano che durerà fino al 2035.

Kiruna, una cittadina nata 125 anni fa per ospitare le attività minerarie di LKAB, la società statale che estrae ferro, non è solo “un posto esotico” come qualcuno prova a descriverla ingenuamente. No, è piccola, come tante altre, e con i medesimi problemi: dipendenza totale da un solo datore di lavoro e da un’industria che la sta demolendo – letteralmente – dall’interno.

Mats Taaveniku, presidente del consiglio comunale di Kiruna, è più diretto: “Tutti sanno che prima o poi dovremo lasciare le nostre case perché la miniera è l’unica ragione per cui esistiamo. E finché ci sarà, continueremo a muoverci.”

Ah, e non dimentichiamo che LKAB è un gigante regionale anche se a livello mondiale è un piccolo pesce: produce l’80% del ferro dell’Unione Europea. E nel suo sito di Kiruna ha scoperto uno dei più grandi giacimenti di terre rare dell’Europa, essenziali per quella tanto decantata transizione ecologica. Insomma, un ruolo chiave per estrarre materie prime da vendere al mercato globale, il tutto mentre si radono al suolo intere comunità cittadine.

Spostare una città? Semplice, basta che lo Stato paghi

Il progetto per spostare la città è stato avviato già nel lontano 2004, perché mica potevano pensarci all’ultimo minuto, no? Ma non c’è solo la difficoltà ingegneristica di spostare interi quartieri, ci sono anche un mare di problemi politici, economici e ambientali. L’amministrazione comunale e LKAB premono per un maggiore sostegno finanziario da parte dello Stato e per liberare altri terreni, dato che costruire in queste zone non è esattamente uno scherzo.

Non mancano le polemiche su quanto questa gigantesca operazione influisca sulle comunità indigene, in particolare sul popolo Sami e la loro cultura legata all’allevamento delle renne. Ma chi se ne importa? L’importante è continuare ad estrarre risorse a ogni costo e spostare intere vite come se fossero pedine su una scacchiera. Sempre per il nostro bene, ovviamente.

Prendete ad esempio la chiesa di Kiruna, costruita 113 anni fa: il 20 agosto 2025 è stata spostata per intero, pesando ben 672,4 tonnellate. Due giorni di trasloco a passo d’uomo per salvare questo simbolo, che sarebbe stato danneggiato dalla miniera sottostante. Tutto spettacolare e poetico, se non fosse che poche settimane dopo è stato annunciato che altri 6.000 abitanti e 2.700 case dovranno essere spostati. Sì, perché la miniera si amplia e il territorio da spianare non basta mai.

Niklas Johansson, vicepresidente di LKAB per le relazioni esterne, si prende persino la briga di spiegare il “generoso” sistema di compensazioni: ai residenti che devono trasferirsi viene offerto il valore di mercato della proprietà, più un comodo 25% in più, oppure la costruzione di una nuova casa. E il 90% degli abitanti, incredibilmente, sceglie la casa nuova. Sarà mica che preferiscono i nuovi quartieri costruiti “dall’amministrazione”, in un mondo dove i terreni disponibili sono un lusso?

Il problema, però, è che il comune di Kiruna possiede pochissimi terreni edificabili. Così deve acquistare terreni dallo Stato, che detiene la maggior parte della superficie sopra il Circolo Polare Artico. Ovviamente, tutto questo convexicoso balletto burocratico e immobiliare avviene nel silenzio complice dei governi, che consentono alla miniera non solo di divorare la terra, ma anche l’anima stessa di Kiruna.

Insomma, il futuro della città-articolo da museo è un gigantesco esperimento di cos’è disposto a sacrificare un Paese “verde” per continuare a nutrire la sua fame insaziabile di materiali strategici. C’è chi parla di progresso e chi di devastazione. Ma se in gioco c’è la sopravvivenza economica della regione, vale davvero la pena interrogarsi sulle vite dei suoi abitanti? Evidentemente no.

Ah, Kiruna, quel gioiello svedese che decide di spostarsi. Sì, avete capito bene: una città intera in movimento, come se fosse un giocattolo da smontare e rimontare perché sotto c’è un tesoro minerale troppo prezioso per lasciarlo lì a prender polvere. Ovviamente, tutto questo non è affatto semplice e, come al solito, porta con sé un magnifico mix di contraddizioni, guerre intestine e qualche effetto collaterale da urlo, tipo perdere la propria casa e affrontare un inverno – già freddo di suo – che diventerà un frigorifero gigante con tanto di condensa e gelate sublimi.

Mats Taaveniku, presidente del consiglio comunale di Kiruna, sfodera il classico entusiasmo da grande progetto europeo e annuncia che la traslocazione cittadina non è solo una seccatura ma una “opportunità enorme” per i cittadini europei che potranno godersela per decenni. Certo, perché non è mica ogni giorno che si può vedere come la convivenza tra uomo e natura — e tra interessi economici — diventi un circo tanto spettacolare quanto tragicomico.

La parte divertente? Secondo il buon Taaveniku, per giocare nelle grandi leghe serve ben più che una semplice decisione politica: “Abbiamo una grande battaglia tra il comune e LKAB, l’azienda mineraria, e tra il comune e il nostro stesso governo. L’UE deve fare la sua parte. Non basta dichiarare che abbiamo minerali critici e strategici, serve anche mettere i soldi sul tavolo e fare qualche dichiarazione politica, ovviamente.”

Nel frattempo, il mastodontico progetto potrà fregiarsi di un riconoscimento da parte della Unione Europea che ha etichettato il deposito di terre rare di LKAB come strategico nel quadro della sua Critical Raw Materials Act, ambiziosa politica che mira a soddisfare il 40% del fabbisogno annuo di materie prime dalla produzione interna entro il 2030. Sì, perché nulla urla “futuro sostenibile” come spostare una città per estrarre minerali con impatti ambientali e sociali che farebbero arrossire un film apocalittico.

E come la prendono i cittadini? “Alcuni sono tristi,” ammette Taaveniku con una dolcezza da film drammatico, “perché perderanno tanti ricordi, case di due o tre generazioni, cose del genere.” Peccato, eh? Ma poi aggiunge con la filosofia di chi conosce bene il prezzo della modernità: “Dall’altra parte però lo sanno tutti, viviamo sui minerali. Kiruna è costruita sui minerali, quindi ogni abitante sa che prima o poi dovrà lasciare la propria casa per far spazio all’industria mineraria.” Un vero e proprio amore che profuma di estrazione selvaggia e nostalgia, il tutto condito da qualche lacrima di ghiaccio artico.

Il dono gelido della nuova città

Ma non è finita. Ci si mette pure il clima a complicare le cose. Pare che la nuova Kiruna sarà decisamente più fredda in inverno rispetto all’attuale: fino a 10 gradi in meno. Non male per chi già si abitua ogni anno a sfidare il blocco congelamento.

Uno studio dell’Università di Göteborg spiega che il nuovo centro città sarà organizzato a griglia, in una zona dove l’aria gelida tende a ristagnare. Ed ecco serviti strade strette, palazzi alti e quel sole basso basso che, per mesi, farà solo un fugace cameo con la terra. Pensateci: vivere in un posto dove il sole ti dà forse dieci minuti di saluto al giorno, giusto per ricordarti che esiste. Sfida al comfort umano e alle ossa più dure, quindi.

Maria Sjöholm, specialista in patrimonio edilizio e fanatica di spostamenti urbani da 25 anni, descrive così l’attuale inverno artico di Kiruna:

“È una città invernale, artica. Gli inverni sono lunghi e nevosi. Non è raro raggiungere -35 gradi per qualche periodo, con una differenza sostanziale tra -15, che è normale, e -25, che è già roba da sopravvissuti.”

Fate conto che già adesso il freddo mette a dura prova persone e cose: la fragilità aumenta e il comfort umano scende ai minimi storici. E così, spostare una città significa letteralmente buttarsi nelle fauci dell’inverno più duro con un pugno di mosche e qualche promessa europea nella tasca.

Insomma, ecco la strepitosa epopea di Kiruna: una città che cammina, o forse zoppica, verso un futuro fatto di minerali preziosi, politica a metà strada tra negoziato e rissa, e inverni artici da far sembrare l’Antartide un luogo tropicale. Per noi spettatori esterni, una tragicommedia di dimensioni glaciali in cui tutto ciò che si muove – case, persone, governi – cerca disperatamente di non farsi congelare.

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