E cosa propone questa straordinaria Assemblea? Invita gentilmente, come si fa a una zia un po’ impiccione, quei Paesi refrattari a riformare le proprie leggi e politiche sull’aborto. Naturalmente, tutto dovrà aderire ai “standard internazionali in materia di diritti umani”, ovvero la versione europea del “sii bravo e facci felici”.
Conpassionevole come sempre, il Parlamento fa riferimento all’Iniziativa dei cittadini “La mia voce, la mia scelta” (che impressione l’originalità del nome!) e invita la Commissione europea a creare un “meccanismo finanziario opzionale”. In soldoni? Qualcosa che permetta agli Stati membri, su base volontaria e con i soldi dell’UE, di assicurare un aborto sicuro alle fortunate persone che lo desiderano, naturalmente sempre nel rispetto delle fantastiche normative nazionali.
Ma non finisce qui. I deputati – che mai rinuncerebbero a una buona dichiarazione retorica – sottolineano pure il “ruolo fondamentale” dell’UE nel migliorare la salute e i diritti sessuali e riproduttivi. Ovvio! Chiedono un intervento europeo più deciso per salvaguardare l’autonomia corporea e garantire accesso universale a queste utopiche conquiste: informazione sulla pianificazione familiare, contraccezione conveniente, aborto legale e assistenza materna. Tutto condito con la giusta dose di retorica per intenerire i cuori più duri.
Naturalmente, i coraggiosi deputati mostrano “preoccupazione” per il regresso sempre più evidente dei diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere nel vecchio continente e in giro per il mondo. E tra un “ohimè” e l’altro condannano duramente quegli spaventosi movimenti anti-genere, accusati con vigore di volere minare l’“uguaglianza” e i diritti umani. Quale shock.
Una dichiarazione d’intenti decisamente “vincente”
Dopo il fatidico voto, la relatrice Abir Al-Sahlani (Renew, Svezia) – che probabilmente potrebbe candidarsi a migliore interprete della democrazia europea – ha esclamato con zelo:
“Questo voto rappresenta una grande vittoria per tutte le donne in Europa. L’UE ha finalmente chiarito che la salute sessuale e riproduttiva è un diritto umano fondamentale. I cittadini dell’UE hanno fatto sentire la loro voce e dimostrato di tenere alla vita, alla salute e ai diritti delle donne. E il Parlamento europeo ha risposto a questa richiesta. Questa iniziativa mostra cosa succede quando cittadini e istituzioni si uniscono. Questo è il senso della democrazia.”
E ora cosa succede? Le prossime tappe
La Commissione europea ha il compito di decidere entro marzo 2026 se e quali misure, legislative o no, intenderà adottare in merito. Nel frattempo, tutti possono trattenere il fiato aspettando l’inarrivabile efficacia di una burocrazia europea che non ha mai deluso nessuno… o forse sì.
Un po’ di contesto per i meno informati
Nel caso non fosse chiaro, l’Iniziativa dei cittadini europei è quel prezioso strumento che consente a chiunque nell’UE di fare pressione affinché la Commissione si degni di proporre nuove leggi. Per avere effetto, serve un milione di firme provenienti da almeno sette Stati membri. Dalla sua introduzione con il trattato di Lisbona, solo 13 iniziative sono riuscite a farcela – non esattamente un’impresa da poco, vero?
“La mia voce, la mia scelta” ha superato il milione raccogliendo ben oltre 1,12 milioni di firme. Frutto di un lavoro minuzioso (e forse di qualche passaparola), ha avuto il suo momento di gloria durante un’audizione pubblica a dicembre 2025, dove gli organizzatori hanno potuto sviscerare il tema con i deputati europei. Un incontro che probabilmente rimarrà nella storia per l’alto valore… morale.



