Che anno folgorante per l’industria dei videogiochi, dove ogni nuovo dispositivo e affarone miliardario sembra far sembrare il precedente solo un giocattolo da bambino. Il gran colpo lo firma un consorzio guidato dal Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, affiancato dagli immancabili Jared Kushner e i Silver Lake, che vuole portare a termine il privato l’acquisto di Electronic Arts per la modica cifra di 55 miliardi di dollari, di cui 20 in debito. Un vero capolavoro di finanza creativa, il più grosso leveraged buyout mai visto su Wall Street.
Ma la vera domanda, su cui gli analisti della Omdia si stanno lacerando le meningi, è se questo faraonico investimento sarà solo un “progetto PR” per abbellire i curriculum o un tentativo spietato di succhiare fino all’ultima goccia di profitto da EA. Tanto per aggiungere pepe, Ubisoft – che ambisce a riscattarsi quest’anno – ha iniziato il 2025 con la seconda clamorosa slittamento del nuovo capitolo della saga da Oscar del gaming, Assassin’s Creed: Shadows. Una vera magnifica trovata per tenere i fan sulle spine… o sulle corde.
Nel frattempo, a marzo le azioni di Ubisoft hanno ricevuto un’iniezione di entusiasmo grazie alla collaborazione con il colosso cinese Tencent, che ha dato vita a una nuova sussidiaria, Vantage Studios. Progetto ambizioso per rivitalizzare le IP di culto come Far Cry, Assassin’s Creed e Tom Clancy’s Rainbow Six. Peccato che, in una corsa che sembra più una discesa libera, le azioni abbiano perso più della metà del loro valore dall’inizio dell’anno, precipitando addirittura del 90% rispetto al picco del 2021. Il tentativo di riscatto è tutto sommato modesto.
Nel box accanto, Take-Two Interactive invece ha continuato a scalare in borsa grazie all’effetto-anticipazione sul rivoluzionario Grand Theft Auto 6. Finalmente, dopo 12 anni dalla sontuosa uscita di GTA 5 su Xbox 360 e PS3, il sequel fa capolino. Beh, almeno teoricamente, perché il silenzio stampa di gran parte dell’anno ha lasciato spazio solo a rumor di un ulteriore ritardo oltre la già ambiziosa data di rilascio del 26 maggio 2026.
Strauss Zelnick, CEO di Take-Two, ha candidamente rassicurato CNBC a maggio con una “fortissima convinzione” sul rispetto della scadenza. In novembre, invece, la doccia fredda: la data viene spostata a 19 novembre 2026, e la borsa punisce il titolo con un calo rapido e meritato.
Ovviamente la finestra di lancio è perfetta: a cavallo tra la terdicesima “luna” del ciclo vitale di PlayStation 5 e Xbox Series X e S, console che ormai sussurrano il canto del cigno mentre il mercato brama la prossima generazione. E qui arrivano le perle del marketing strategico: Xbox abbandona le esclusive come chi abbandona colpi di scena, sfornando titoli come Indiana Jones e Forza Horizon anche su PS5. Nel frattempo, Sony – non volendo essere da meno – si butta sempre più nel territorio PC con esperimenti di rilascio multipiattaforma.
Zelnick predica ottimismo: per lui la console non morirà nel giro dei prossimi 5-10 anni, anzi, diventerà quasi un’estensione del PC. Quando gli si chiede se le console reggeranno, lui risponde saggiamente:
“Se per console intendete una proprietà intellettuale, non solo la macchina fisica, allora il concetto di un videogioco ricco ed immersivo che si gioca per molte ore su uno schermo grande non sparirà mai.”
Sul fronte dei dati, chiariamo per i più smemorati: Omdia segnala che le console rappresentano ancora la seconda categoria per spesa globale da parte dei consumatori, dietro solo al monopolio incontrastato del mobile (60% del mercato) con il 23%, mentre PC giganteggiano a un modesto 16%.
Ma la vera stella del paradosso resta Nintendo, che invece di ammorbidire il controllo, aggrappa il volante dell’esclusività con mani di ferro, sfornando titoli esclusivi per la sua neonata Switch 2: un rifacimento open world di Mario Kart, una nuova avventura di Donkey Kong e chissà cos’altro – roba che ha consentito alla Switch 2 di diventare la console più venduta nella storia Nintendo, con 10,36 milioni di unità in appena quattro mesi.
Ma non tutto brillo, come sottolinea Christopher Dring, fondatore ed editor-in-chief di The Game Business, intervenuto su CNBC con questa perla di saggezza:
“A differenza di PlayStation e Xbox, chi compra Nintendo lo fa per i giochi Nintendo. Se non hanno un titolo pronto, non possono contare su altri sviluppatori.”
In altre parole, Nintendo si auto-immola nell’illusione esclusivista, costretta a un’esclusività che somiglia sempre più a una camicia di forza. Nel 2025, non è che basti più coltivare brand affermati se poi tutto il resto del mercato pulsa verso aperture strategiche e compatibilità sempre più estese. Ma chissà: forse questo è il prezzo da pagare per essere un dinosauro amato e nostalgico.



