Atto di indirizzo dicembre 2025 rivela il capolavoro definitivo su come far ballare le perdite fiscali tra proventi esenti senza farsi un nodo ai conti

Atto di indirizzo dicembre 2025 rivela il capolavoro definitivo su come far ballare le perdite fiscali tra proventi esenti senza farsi un nodo ai conti

Ah, la deliziosa confusione normativa che solo il mondo fiscale italiano sa regalarci. Ecco la chicca del giorno: mentre si concede la deduzione delle spese e altri componenti negativi collegati ai contributi, questi ultimi, sorpresa sorpresa, non si riflettono sull’ammontare delle perdite fiscali riportabili. Ovviamente, la regola segue l’articolo 84 del TUIR, giusto per mettere un po’ di pepe con una norma istituzionale arcana e ben camuffata.

Insomma, cari contribuenti, potete tirare un sospiro di sollievo… o forse no. Perché sotto l’apparente semplicità si nasconde l’ennesimo paradosso: quei contributi che tanto vi fanno abbattere il reddito ora non aiutano affatto a rimediare alle perdite accumulate. Un dono di cui nessuno sentiva il bisogno, ma che grazie alle regole del fisco rimane immutabile e misterioso come sempre.

Per non parlare della brillante idea di sancire che, qualora tali contributi siano previsti espressamente nelle norme istitutive, ecco che la loro influenza sulle perdite fiscali è vietata. Come dire: fate pure i vostri conti, ma senza aspettarvi miracoli o semplificazioni da parte della macchina statale.

Ecco il quadro: un labirinto normativo che costringe l’ignaro imprenditore a uno sforzo intellettuale degno di un premio Nobel per capire perché i benefici fiscali non collimano con le perdite portate a nuovo. Ma d’altronde, se fosse tutto chiaro e lineare, dove andrebbe a finire il divertimento della burocrazia italiana?