BP si libera del 65% di Castrol Lubricants da 10 miliardi, Stonepeak fa il colpaccio

BP si libera del 65% di Castrol Lubricants da 10 miliardi, Stonepeak fa il colpaccio

BP, il gigante britannico del petrolio, si è finalmente deciso a vendere il 65% del suo business di lubrificanti, Castrol, a Stonepeak per la modica cifra di 6 miliardi di dollari. Dopo mesi di ricerche di acquirenti – manco stessero svendendo un mercatino rionale – la compagnia si lancia in questa operazione proprio mentre mette a punto un cambio strategico radicale, che comprende un clamoroso dietrofront sulla tanto sbandierata “strategia verde” e la vendita di asset per 20 miliardi entro il 2027.

Preparatevi al capolavoro: Castrol viene stimata 10,1 miliardi, ma BP si accontenta di lasciarne andare più della metà per appena poco più della metà di quella somma. Nel giro di poche settimane si sono fatti avanti nomi eccellenti, da Reliance Industries dell’India al colosso petrolifero saudita Aramco, passando per private equity simili a quei giocatori con le dita appiccicose che puntano tutto sul business altrui, tipo Apollo Global Management e Lone Star Funds. Insomma, era tutto un grande valzer di corteggiamenti per accaparrarsi un pezzo pregiato – o svenduto – di un impero stanco.

La CEO ad interim Carol Howle ha dichiarato con il consueto impeccabile ottimismo di circostanza:

“Con questa vendità, abbiamo completato o annunciato oltre la metà del nostro programma di dismissioni da 20 miliardi, con proventi che rafforzeranno significativamente il bilancio di BP.”

In sintesi, un “importante traguardo” nella grande corsa a snellire la struttura aziendale e riportare l’attenzione sulle attività core, quelle di sempre: estrazione e sviluppo di petrolio e gas, per chi si era distratto a sentire la favola del “verde”. Dopo questa cessione, BP potrà vendere anche il restante 35% di Castrol, ma solo dopo un paio d’anni di “lock-up” – una di quelle belle clausole di tutelano venditori e acquirenti per non far impazzire i mercati nel frattempo.

Reset strategico: cambiare tutto per non cambiare niente

Questa vendita arriva proprio pochi giorni dopo che BP ha annunciato il cambio al vertice: ecco a voi il quarto CEO in sei anni, perché, ovviamente, la stabilità e la continuità sono sopravvalutate. Dal primo aprile – eh, una coincidenza quasi umoristica – Meg O’Neill, già alla guida di Woodside Energy, prenderà il posto di Murray Auchincloss, il quale ha retto la baracca meno di due anni. Un giro di poltrone che il mercato aspettava come il panettone a ferragosto.

Stephen Isaacs, consulente strategico di Alvine Capital, che detiene una posizione in BP, ha commentato a caldo:

“BP è stata una pessima performer per un tempo lunghissimo. Questo cambio al vertice potrebbe essere l’ultimo pezzo del puzzle per mettere ordine in casa.”

Come dire: “Abbiamo sbagliato tutto per anni, ma ora ce la giochiamo.” E non finisce qui. Dan Boardman-Weston, amministratore delegato della BRI Wealth Management, anticipa che la musica non finirà qui e ci saranno altre vendite di pezzi qua e là, col ritorno ai “fondamentali”: esplorazione e sviluppo di petrolio e gas, perché se provi a fare il moderno, poi ti rendi conto che la modernità fa troppa fatica a far quadrare i conti.

Con la quotazione a Londra un po’ depressa e i profitti in calo negli ultimi due anni, BP sembra davvero l’emblema del “grande marchio” che ha perso la bussola e stavolta, almeno sulla carta, vorrebbe rimpossessarsene puntando dritto al nocciolo duro del business. Le azioni sono cresciute di circa il 9% quest’anno, un timido segnale dopo la batosta del 15,7% nel 2024, ma bene non è bene finché il cambio ai vertici non si tramuta in risultati concreti.

Quindi, ricapitoliamo: vendita massiccia di asset, cambio frenetico nel vertice, investitori che sperano in miracoli, una strategia verde che si trasforma in una strategia “verde a giorni alterni”, e un futuro che profuma assai più di greggio che di energia pulita.

Bravo, BP. Continua così e forse riuscirai ancora a stupirci, in questo mondo sempre più pronto a premiare chi dice una cosa e poi fa l’opposto senza batter ciglio.

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