Ah, i magneti di terre rare: quegli oggetti magici che non solo tengono insieme le nostre credenze cospirazioniste da quattro soldi, ma anche i cavi elettrici dei nostri smartphone, le pale eoliche, le auto elettriche e persino certi giocattoli tecnologici che la fantascienza non avrebbe mai osato immaginare. E indovinate chi ha deciso di diventare il monopolista globale di questa materia prima? Esatto, la Cina. Non quella che vende orologi tarocchi e zolle di terriccio a dodici euro, ma il vero gigante industriale che da anni domina con il suo pugno di ferro la produzione di magneti. Un trend che ha mandato in crisi tutti quei Paesi occidentali che solo ora, improvvisamente, hanno pensato bene di darsi una svegliata e costruire catene di approvvigionamento “dalla miniera al magnete”, evitando così di dipendere dalla grande sorella marxista di turno.
L’anno scorso è stato particolarmente movimentato: restrizioni alle forniture, minacce di dazi e qualche smorfia diplomatica hanno gettato il mondo intero in una panic room produttiva in cui i magneti di terre rare sono diventati le star involontarie di una partita geopolitica tra USA e Cina. E non parliamo solo di giocattoli hi-tech, ma di qualcosa che tocca la pelle dell’industria più avanzata: dalle auto elettriche ai generatori eolici, dai dispositivi medici alle armi di precisione. Insomma, senza questi magneti magici, addio futuro brillante e rivoluzionario. Ma tranquilli, ora Unione Europea, Australia e gli altri cavalieri dell’Occidente hanno deciso di lanciarsi nell’impresa titanica di ridimensionare la signoria cinese, investendo a man bassa in fabbriche e impianti strateghi. Peccato che ciò che sembrava un piano brillante da quattro soldi sia in realtà una corsa a ostacoli che difficilmente vedrà l’Europa o gli Stati Uniti svincolarsi dall’orbita cinese.
Per dirla con Rahim Suleman, CEO del gruppo canadese Neo Performance Materials, che in videochiamata quasi sorride mentre ironizza:
“Siamo stati la soluzione a un problema che nessuno sapeva di avere.”
Come a dire: “Eh, mica ci eravamo accorti che senza i nostri magneti moderni il mondo impazziva. Ma fatemi pure un disegnino.” E continua perentorio:
“La domanda cresce a ritmi fisici, non software. Non dipende da un unico mercato finale, come l’automotive o le batterie, ma da ogni motore più o meno efficiente in circolazione.”
Insomma, tra droni, robot, veicoli elettrici e progetti green vari, i magneti sono diventati quei piccoli divi silenziosi che fanno girare il mondo – letteralmente. Il dettaglio curioso? Il colosso canadese ha appena inaugurato una fabbrica a Narva, in Estonia, letteralmente sul confine russo, cosa che gli dà un’indubbia aura strategica nella partita europea per staccarsi dalla Cina. Giusto per gradire, il commissario europeo per l’industria, Stéphane Séjourné, non ha perso occasione di esaltare l’importanza della fabbrica, definendola un “momento di alta sovranità europea”. Ma a quale prezzo? Pare che Neo punti a sfornare 2.000 tonnellate di magneti quest’anno, con un crescendo fino a 5.000 o oltre.
“Il mercato globale è già di 250.000 tonnellate, e si prevede che raggiungerà 600.000 entro dieci anni,” spiega il nostro esperto. “Ma attenzione: il 93% della produzione si concentra in una sola giurisdizione. Provi a indovinare dove…”
Va bene, qualche indizio: per quella stragrande maggioranza di materiale, bisogna guardare a Pechino, la signora incontrastata nel gioco delle terre rare. Stando all’Agenzia Internazionale dell’Energia, la Cina estrae quasi il 60% di tutte le terre rare del pianeta e produce oltre il 90% di tutti i magneti strategici. Ah, la dolce dipendenza!
Secondo un recente report di IDTechEx, la produzione di magneti negli USA potrebbe moltiplicarsi quasi per sei entro il 2036, grazie a fondi milionari del Dipartimento della Difesa e una generale mobilitazione industriale. L’Europa, dal canto suo, punta a triplicare la produzione in nome del Critical Raw Materials Act, che vorrebbe rendere domestico il 40% del fabbisogno di questi preziosi metalli entro il 2030. Invitiamo a sognare ad occhi aperti e a tenere un pugno di ferro sulla realtà, però.
Un Crescita Inarrestabile e un Dominio Infrangibile
Il mercato globale dei magneti di terre rare è in piena espansione, come se lo stesso destino tecnologico mondiale avesse premuto il tasto “fast forward”. Dalle forbici di una fabbrica di Neo Material Technologies in Tianjin, alle linee produttive di Narva, gli elementi strategici sono sempre gli stessi: capacità di produzione, catene di approvvigionamento e soprattutto coraggio (o incoscienza) politica.
Eppure, nonostante i proclami e i fondi stanziati, pochi credono davvero che l’Occidente riesca a emanciparsi a breve dal dominio cinese. Una realtà che obbliga a un corteggiamento continuo e a qualche compromesso, perché il mondo si è improvvisamente accorto di cosa non sapeva di aver perso: la sovranità materiale e industriale.
Tra un’investitura di sovranità europea e l’altro, la partita continua, tra lacrime e sorrisi di convenienza, in un mondo in cui i magneti – invisibili ma indispensabili – sono i veri protagonisti di un dramma geopolitico degno di una soap opera internazionale.
Ah, l’incredibile epopea della catena di approvvigionamento statunitense: quel mito moderno che avrebbe dovuto spingerci verso l’indipendenza produttiva, magari senza dover continuamente rivolgerci a Cina e co.
Prendete la situazione di Vulcan Elements, prodigioso produttore di magneti di terre rare con base in Carolina del Nord, che ha dichiarato a CNBC come stiano cercando di accelerare la scala produttiva a ritmi da urlo, così da non far inciampare gli Stati Uniti nel solito gioco della dipendenza strategica. E come lo fanno? Beh, con la generosa offerta di un prestito federale da 620 milioni di dollari, donato dal Dipartimento della Difesa, il mese scorso. Un investimento che fa davvero pensare al sacrificio patriottico.
Maslin, il portavoce di Vulcan, ci regala questa perla via email: i magneti di terre rare sono quei meravigliosi oggetti che trasformano l’elettricità in movimento, e senza i quali nessuno dei fantasiosi marchingegni tecnologici – da hard disk a droni da guerra – potrebbe funzionare. Di conseguenza, la domanda per queste piccole bacchette magiche è in piena esplosione, esattamente come le bolle di ottimismo sui mercati.
Se da una parte Vulcan Elements balla al ritmo del denaro pubblico, dall’altra troviamo un altro protagonismo tutto made in Florida. Wade Senti, il presidente di Advanced Magnet Lab, ci racconta una storia degna di una sfida western moderna: la corsa all’autarchia per quelle famigerate catene di approvvigionamento alternative. L’ingrediente magico? Innovazione, naturalmente.
Senti dichiara, sempre educatamente e via email, che la domanda di magneti permanenti di terre rare non cinesi sta letteralmente decollando. La sfida, da campione di wrestling, è tutta interna: riusciranno i produttori americani a mettere insieme una filiera perfettamente domestica partendo dalla miniera, passando per la produzione, fino ad arrivare al cliente finale? Una vera e propria rivoluzione industriale, che richiede capacità di leadership e soprattutto… pazienza infinita.
L’infinita storia di un indipendenza produttiva… e chi la vuole davvero?
Interessante notare come, mentre la retorica politica ci parla di “autarchia tecnologica” e “abbraccia il futuro nazionale”, il governo degli Stati Uniti stia generosamente rimpinzando tasche private di industrie con prestiti, che faticano – parola degli addetti ai lavori – a costruire da zero filiere complesse senza crolli strutturali. Insomma, sembra quasi che per correre verso un’indipendenza strategica (che è il sogno di chiunque non voglia essere schiavo del gigante asiatico) servano montagne di denaro pubblico e tanta fiducia nell’innovazione; ma la realtà è che questa fiducia è… piuttosto instabile.
E poi, ci si stupisce se qualche prodotto viene ancora dall’estero? Come in quelle commedie grottesche dove i protagonisti si affannano a voler tagliare i ponti, ma restano incollati alle vecchie abitudini produttive. Ah, l’autosufficienza: buon divertimento nella sua costruzione pratica!



