Nessun dubbio l’economia Usa rallenta e l’Europa si prepara a fare il sorpasso che nessuno si aspettava

Nessun dubbio l’economia Usa rallenta e l’Europa si prepara a fare il sorpasso che nessuno si aspettava
Stati Uniti stia rallentando — ma non fatevi prendere dal panico, niente recessione imminente, almeno secondo Ben Gutteridge, stratega di mercato presso Invesco. “Non ho dubbi che l’economia Usa stia perdendo colpi,” ha confessato lui lucidamente a CNBC, nell’ennesima puntata di “Squawk Box Europe”. Con la creazione di posti di lavoro che inizia a raffreddarsi, molti investitori iniziano a paventare il solito copione da crisi in arrivo, ma Gutteridge si mostra calmo come un monaco in meditazione.

Secondo lui, la situazione è più sottile di quel che sembrerebbe. Nel suo mondo, siamo in un periodo di “basso assunzioni e pochi licenziamenti,” e se vi state chiedendo cosa significhi, è praticamente la versione economica di “non facciamo nulla e andiamo avanti così.” Aggiunge poi che l’allentamento monetario all’orizzonte dovrebbe placare ogni malumore, dipingendo questo rallentamento come un innocuo “mid-cycle slowdown,” poco romantico ma meno drammatico del solito storytelling catastrofista.

E non preoccupatevi, il signor Gutteridge è perfettamente “a suo agio” con la traiettoria attuale del mercato azionario. Per lui, vedere i mercati salire verso la fine dell’anno non è certo da storcere il naso. Insomma, tirate un sospiro di sollievo, fate girare qualche milione e siate ottimisti.

La miracolosa scommessa europea

Guardando oltre il 2025, il nostro amico stratega si lascia sfuggire qualche perla sul continente dimenticato: l’Europa. Secondo lui, i titoli europei saranno quelli che, con buona grazia, batteranno gli Stati Uniti in questa lenta danza economica. Per quale motivo? Ovviamente perché il dollaro, quel simpatico biglietto verde, potrebbe indebolirsi ulteriormente, visto che negli ultimi sei mesi si è limitato a girare in tondo come un criceto su una ruota.

Aggiungiamo qualche colpo di scena: la Banca Centrale Europea potrebbe ridurre i tassi, le banche europee finalmente decideranno di prestare più soldi, e non dimentichiamo il piano “infrastrutture e difesa”: due bombe a orologeria fiscale per l’apparato pubblico, che magicamente rendono i titoli europei un affare molto più gustoso di quanto si pensi. E ovviamente valutazioni più appetibili e la prospettiva di un dollaro più debole completano il quadro.

Tutto sommato, un mix esplosivo che secondo lui spiega la “sottovalutata” supremazia europea in arrivo. Chissà se qualcuno glielo aveva mai detto prima.

Ma non è tutto oro quel che luccica negli Usa

Veniamo però ai guai: Gutteridge segnala qualche grattacapo oltre oceano. Si dice che possibili tagli a tariffe, imposte e tassi potrebbero dare una mano alla crescita nel 2025, fa sapere lui, ma attenzione alla solita fregatura — come mettere benzina e sperare di non accendere un incendio.

Questa sorta di stimolo “molto positivo per la crescita” potrebbe portare qualche bella fiammata inflazionistica. E non dimentichiamo la schiera di disperati interessati alla sostenibilità del debito, pronti a far sussultare i mercati obbligazionari con qualche capriccio da prima della classe.

Con un raro lampo di saggezza, Gutteridge si rallegra che i politici americani abbiano messo un po’ più di attenzione al deficit. Una cosa utile, sia per i mercati obbligazionari sia per le azioni, secondo lui.
Ma occhio al troppo stimolo politico, che manderebbe in fibrillazione banche centrali e mercati obbligazionari, costringendoli a cambiare traiettoria più velocemente di un gatto spaventato da un cucù.

La guerra dei dazi e la fiaba europea sull’auto elettrica

Infine, il nostro esperto non può evitare di gettare qualche ombra sulle tensioni tariffarie, soprattutto nel settore automobilistico europeo. Le case auto? “Leggermente in crisi,” dice lui senza mezzi termini, più o meno come se fossero rimaste a leggere il giornale mentre la Cina si scopre regina incontrastata dei veicoli elettrici, fregandosene allegramente dei motori a combustione secolari.

Per fortuna, ci racconta di aspettarsi almeno una risposta politica da parte dell’Unione Europea. Ma prima che spazzino le vane speranze di barriere commerciali più dure, Gutteridge si mostra quasi profeta della moderazione, scommettendo che l’Europa probabilmente non diventerà quel tipo di “vichinga protezionista” che qualche volta si paventa. Dopo tutto, il Continente sembra preferire una “relazione di lavoro molto fertile” con la Cina, traducendolo in un elegante, ma forse ingenuo, invito a restare amici anche se il gioco economico si fa duro.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!