Parlamento scopre l’acqua calda: la Bielorussia non smette di sfasciare i nervi della Lituania

Parlamento scopre l’acqua calda: la Bielorussia non smette di sfasciare i nervi della Lituania

Con un plebiscito quasi unanime – 438 voti favorevoli, 37 contrari e 48 astensioni, perché la coerenza è un optional – il Parlamento Europeo ha deciso di prendere carta e penna per denunciare le intraprendenti scorribande aeree del Bielorussia lungo i confini del Lituania. Non si tratta di una passeggiata domenicale, ma di vere e proprie invasioni di droni e palloni aerostatici, che oltre a sgradite incursioni, portano con sé una valanga di cyberattacchi, campagne di disinformazione sponsorizzate dallo Stato, pressioni economiche degne del miglior bullo al parco, senza dimenticare la strumentalizzazione della migrazione, perché quando si governa con gusto autoritario, ogni trucco è lecito.

Ovviamente, tutto questo è parte di una strategia più ampia, orchestrata niente meno che dalla regia russa per minare le fondamenta dell’Unione Europea, dei suoi Stati membri e persino della sacrosanta NATO. Una trama degna di un film di spionaggio, se non fosse che è tutta realtà – e ben poco divertente.

L’invasione droni: un gioco di guerra a tutta aria

Negli ultimi mesi, la violazione dello spazio aereo bielorusso verso il Lituania ha raggiunto picchi da Guinness dei primati, mettendo a rischio la sicurezza dell’aviazione civile e scuotendo l’economia locale come un terremoto da manuale. Il bello? I mezzi sono stati dispiegati con una maestria degna del miglior generale in stanza, tanto che almeno uno di questi droni ha avuto l’onore – o l’onere – di portare con sé materiale esplosivo. Nulla di eclatante, vero? Solo un innocuo palloncino che vola un po’ troppo vicino al confine, una pratica consolidata da sempre.

A complicare il quadro, la risposta ‘costruttiva’ di Bielorussia, che ha deciso di chiudere a sua volta i rubinetti del rispetto internazionale, imprigionando autisti di camion europei – chiamati lì per lavoro, non certo per basta-balle – e usando i migranti come fossero pedine su una scacchiera politica, strumentalizzando sofferenze umane per gioco politico. Da applausi.

Solidarietà a geometria variabile e sanzioni da manuale

Il Parlamento non ha perso occasione per schierarsi con il Lituania, dichiarando tutto il proprio affetto e supportando il diritto di quest’ultimo Stato a difendersi “proporzionalmente” – un termine che nella pratica diventa “più o meno fino a quando non si rompe tutto”. E, poiché la coerenza è un valore raro, hanno pure fatto notare come gli Stati Uniti abbiano avuto la brillante idea di rilassare alcune sanzioni contro Bielorussia. Perché niente dice ‘unità occidentale’ come una decisione presa senza consultare tutti.

E per non farsi mancare niente, ribadiscono – come se servisse – che Aliaksandr Lukashenka, l’uomo forte del Bielorussia, è tutt’altro che legittimo, e che tutti quei sequestri di mezzi e faccende poco chiare sono inaccettabili. Per loro fortuna, potranno contare su un nuovo giro di sanzioni mirate contro funzionari, entità statali e private coinvolte nella produzione e uso di droni, e su una stangata per tutte le operazioni ibride che minacciano infrastrutture critiche, attività economiche e le così delicate istituzioni democratiche.

Più droni, più sorveglianza, più cooperazione: il futuro è così cinico

Come risposta genuina alla crisi, gli eurodeputati chiedono una collaborazione più stretta fra l’UE e la NATO per la sicurezza dello spazio aereo, potenziando la sorveglianza e le capacità anti-droni. Perché chiaramente disporre di più tecnologia fa sempre effetto sugli attaccanti, o almeno così si spera.

Naturalmente, enfatizzano anche la necessità di migliorare lo scambio di informazioni riservate (perché più segreti condivisi sono sempre una buona idea), aumentare gli investimenti per la difesa sul confine orientale europeo, e sostenere nuove iniziative come quella europea per la difesa contro i droni e il cosiddetto ‘Eastern Flank Watch’. Dimentichiamo forse una cosa? No, c’è anche la richiesta per una cooperazione tecnologica più spinta con l’Ucraina, che appare come sempre la frontiera più avanzata nella guerra high-tech contro droni, cyberattacchi e minacce ibride.

Non manca infine la solita tirata contro la disinformazione bielorussa, con la pretesa di portare davanti alla giustizia internazionale i colpevoli e rafforzare la resilienza sociale su tutta la UE. Insomma, si chiede a gran voce un’Europa più sveglia, attiva e meno naif – il che, ammettiamolo, suona come una richiesta di miracoli consegnata a un organismo che spesso si muove come un bradipo in catalessi.

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