Affari nei data center esplodono mentre gli investitori si mordono le unghie per l’intelligenza artificiale

Affari nei data center esplodono mentre gli investitori si mordono le unghie per l’intelligenza artificiale

Nel mondo scintillante degli investimenti, il mercato dei data center continua a sfondare tetti mai visti, spinto dalla frenesia di costruire l’infrastruttura indispensabile per reggere le pesanti richieste energetiche degli algoritmi di intelligenza artificiale. Come se non bastasse il dubbio atroce sull’effettivo valore delle startup AI, ecco che gli investitori, piuttosto nervosi, si aggirano con l’ansia di un bubble da scoppiare.

Ma guarda un po’, i numeri non mentono (o ci provano): più di 61 miliardi di dollari sono stati sborsati quest’anno nel mercato dei data center, un lieve incremento rispetto ai 60,8 miliardi dell’anno passato. Il tutto condito da quella che gli esperti di S&P Global hanno battezzato con la solenne etichetta di “frenesia globale di costruzione”. Già, perché non basta più finanziare con i propri soldi: hyperscaler e giganti tecnologici stanno ottenendo prestiti e capitale da fondi privati per sostenere questa espansione infinita.

Ma non tutto è rose e fiori. La fragilità del castello di carta è emersa quando le azioni di Oracle hanno subito un tonfo del 5%, dopo la (incontrollata) notizia che Blue Owl Capital avrebbe tirato il freno su un progetto da 10 miliardi per un data center nel Michigan. Oracle smentisce, ovviamente, ma nel frattempo anche Broadcom, Nvidia e Advanced Micro Devices hanno deciso che era meglio fare un passo indietro. Il Nasdaq ha perso l’1,81%, il peggiore crollo in quasi un mese, perché tanto chi scommette sull’AI non dorme sonni tranquilli.

Iuri Struta, analista TMT di S&P Global Market Intelligence, fa il saggio e ci rassicura.

“Le preoccupazioni del mercato sull’AI e Oracle saranno probabilmente di breve durata e non avranno un impatto massiccio sullo sviluppo dei data center e sulle fusioni e acquisizioni nel prossimo futuro.”

D’altra parte, come non dare retta a questo ottimismo disincantato, visto che la competizione tra i grandi colossi dell’AI — come OpenAI, Alphabet e Anthropic — evolve a ritmo vertiginoso, cambiando costantemente il sentiment degli investitori pubblici? Ma tranquilli, la domanda per le applicazioni AI continuerà a salire come lo zucchero filato alle feste.

Nonostante il recente “tuono” nel cielo dei titoli AI, molti analisti restano gasatissimi e prevedono investimenti robusti per il 2026, trainati dal progresso tecnologico e un crescente supporto pubblico e privato all’innovazione digitale.

Wim Steenbakkers, capo globale dei data center e della tecnologia presso ING, si lancia in una sintesi filosofica:

“L’AI si sviluppa su due binari: da una parte l’ottimismo dovuto a progressi come la medicina accelerata; dall’altra, non mancano le preoccupazioni soprattutto sulla sicurezza pubblica. Quindi l’incertezza su come monetizzare e sviluppare modelli di business efficaci rimane alta, e le risposte arriveranno solo quando il mercato avrà metabolizzato tutto questo.”

Le Transazioni e la Frenesia Globale

Nei primi undici mesi di quest’anno si sono contate più di cento transazioni legate ai data center, con un valore complessivo che ha già superato quello dell’intero 2024, dice sempre S&P Global Market Intelligence. Stati Uniti in testa, ovviamente, seguiti dal frizzante Asia-Pacifico.

L’Europa, come il solito, si concede una passeggiata più rilassata: la crescita lì è prevista più contenuta e non si sa bene se questo porterà a una corsa selvaggia tra fusioni e acquisizioni, complici la scarsità di asset sul mercato.

Secondo un rapporto di ING, la crescita statunitense è talmente sfrenata da lasciare l’Europa “nell’ombra”. Gli investimenti americani potrebbero tranquillamente quintuplicare i nostri, mentre il Medio Oriente, con i suoi ricchissimi Stati del Golfo, inizia a preparare il terreno per diventare la nuova Disneyland dell’intelligenza artificiale globale.

Il Debito Sale alle Stelle

Nel 2025 si prevede un raddoppio impressionante dell’emissione di debito: dai 92 miliardi di dollari dell’anno scorso a ben 182 miliardi. I colossi del web come Meta e Google sono tra i protagonisti di questo spettacolo. Meta ha emesso da sola 62 miliardi di debito dal 2022, metà dei quali soltanto nel 2025.

Google e Amazon non sono da meno, con rispettivamente 29 e 15 miliardi raccolti. Questa strategia “inedita” di affidarsi a private equity e vendere asset per finanziare le costruzioni rivela solo quanto capitale sia davvero necessario per stare al passo con la domanda.

Iuri Struta non nasconde la sua fede incrollabile in un 2026 ancora più scoppiettante:

“Non mi sorprenderei se le valutazioni altissime diventassero addirittura più alte. La costruzione di nuovi data center può essere temporaneamente frenata da problemi di approvvigionamento energetico, rendendo quelli già esistenti ancora più preziosi. Poiché la disponibilità di grandi aziende di data center resta limitata, potremmo assistere a una proliferazione di vendite da parte di chi non considera questi centri il proprio core business.”

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