Le strategie dei fondi hedge che vi faranno rimpiangere di non averci creduto prima

Le strategie dei fondi hedge che vi faranno rimpiangere di non averci creduto prima

In un mondo dove tutto sembra un’altalena di bolle e crisi, ecco che i fondi hedge decidono di mettersi a giocare con titoli sanitari, media, telecomunicazioni e azioni asiatiche, dimostrando che in fin dei conti, qualche cervello funziona. Con due settimane ancora sul calendario, quei geni dell’hedge fund equity hanno sfiorato il 23% di guadagno, stando alle fantasiose analisi di PivotalPath. Certo, perché quando si parla di performance, la classifica dei fondi che investono in azioni, spaziando tra settori e geografie, è come una lotteria: chi azzecca il settore giusto ride, gli altri guardano.

L’indice di riferimento di PivotalPath, che tiene d’occhio i fondi equity attivi in molteplici settori come retail, finanziari, salute, telecom, media, energia e industria, si vanta di un +22,7% in positivo da inizio anno a fine novembre. Appena una formalità, no?

Chi sorride tra i “salvatori” del portafoglio

Tra i tanti fondi con strategie variantissime, sembrano primeggiare quelli che puntano sulla salute. Questi piccoli maghi del settore sanitario hanno portato a casa un guadagno del 36% nel periodo da gennaio a novembre. Scordatevi le merendine light o le bacche miracolose: qui si parla di business serio. Seguono i fondi orientati verso le borse asiatiche, con un rispettabilissimo +19%, e appena dietro quelli focalizzati su tecnologia, media e telecomunicazioni con un +17,5%. Per non farsi mancare nulla, i fondi “event-driven” — quelli che ci scommettono sopra fusioni sbagliate, fallimenti e acquisizioni — si accontentano di un più modesto +12,1%. Nel frattempo, i gestori “multi-strategy” si beccano un +9,2%, mica male per chi fa un po’ di tutto e un po’ di niente.

Il fanalino di coda, nella grande parata di strategie, è il PivotalPath Global Macro Index, che si sbatte giocando con macro-analisi geopolitiche e scenario globali con titoli azionari, obbligazioni e commodities, e si accontenta di un 8,6%. Ma il vero colpo di scena è che il grande paniere globale dei fondi hedge, composto da oltre mille gestori, ha già macinato un 10,8%. Cifre da capogiro, vero? Peccato che, stando sempre a chi ne sa di numeri, la correlazione tra fondi hedge e mercati azionari rimanga alle stelle, promettendo “sorprese” quando il mercato andrà in tilt. Un vero spettacolo di razionalità.

Disperdere il rischio? Meglio di no

Michaël Lok, il grande capo dell’asset management di Union Bancaire Privée, ha commentato la situazione con una chicca di saggezza: nonostante qualche settore riesca a spiccare il volo da solo, il 2025 dimostra che diversificare stili e fattori è la scorciatoia per evitare di bruciarsi i fondi. Così, le varie strategie e comparti continuano a danzare separate, perché l’unità è sopravvalutata.

Il settore sanitario: l’eldorado degli hedge fund

Se vogliamo scovare il Nicchia d’Oro del 2025, è il comparto sanitario a brillare come stella polare. Secondo PivotalPath, alla base della corsa ci sono i tanto amati farmaci dimagranti che scatenano una vera e propria “guerra degli armamenti”, la mitica negoziazione sui prezzi di Medicare e la pressione crescente sulle grandi aziende farmaceutiche alle prese con scadenze brevettuali e perdita di esclusività. Che gioia vedere come i risultati di studi clinici, le estensioni di etichette, i rumors di acquisizioni e i giochi di prezzo offrano finalmente un terreno di gioco dove gli investitori possano fare trading differenziato senza perdersi nella nebbia.

PivotalPath fa sapere:

“Il set di opportunità è palese: possedere scienza differenziata con molteplici possibilità di successo; finanziare queste scommesse contro nomi troppo gonfiati dal consenso; e tenere d’occhio i termini delle operazioni, perché il mercato già dice agli operatori che per un asset credibile è disposto a pagare.”

Ma aspetta, c’è di più. Il gestore Rhenman & Partners Asset Management, specializzato in healthcare e attivo con posizioni lunghe e corte su pharma, biotech, med-tech e servizi sanitari, annuncia sul suo rapporto mensile un orizzonte ancora più roseo per il 2026. Sembra che la chiarezza politica e regolatoria stia facendo breccia, e la pipeline delle IPO promette scintille.

Dalla loro sede di Stoccolma, i signori di Rhenman si lanciano in un’immagine da decalogo:

“Le fondamenta solidissime, l’outlook di crescita, un ambiente di operazioni vivace e le valutazioni invitanti creano un quadro robusto in tutti i segmenti del settore sanitario.”

Insomma, se volete scommettere su qualcosa di concreto nel 2026, magari vale la pena dare un’occhiata a questo favoloso gioco di scacchi dove salute vuol dire guadagno e dispersione di rischio si traduce in “divertimento assicurato”. O almeno così dicono i guru dell’hedging.

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