La ministra delle finanze del Regno Unito si appresta a tirar fuori dal cilindro la sua mossa magica per ridurre l’inflazione durante il budget storico di mercoledì. Una trovata che suona più come un diversivo necessario in mezzo a un mare di aumenti fiscali non proprio entusiasmanti. Perché, si sa, alzare le tasse non è mai un problema, anzi…
Nonostante la valanga di misure fiscali che si prevede saranno imposte, difficilmente questo potrà mettere una pezza alle vere questioni più profonde legate alla situazione fiscale del Regno Unito. Ma tranquilli, gli strateghi degli investimenti sono già lì a ipotizzare che questa pioggia di imposte potrebbe addirittura spingere la banca centrale a tagliare ulteriormente i tassi d’interesse, come a dire “più tasse, ma magari tassi più bassi”. Fantastico, no?
Laura Cooper, strategist globale di Nuveen, ci illumina su cosa aspettarsi dal budget della ministra Rachel Reeves. In primis, bisogna tenere d’occhio l’andamento del tasso di interesse nel Regno Unito. È ormai chiaro che questa “consolidazione fiscale” prevista per mezzogiorno di mercoledì farà il favore di mettere ulteriori pressioni sulla crescita economica, evento che secondo lei costringerà la Bank of England a tagliare i tassi in modo più deciso di quanto il mercato già ipotizza. Un affare che sembra uscito da un manuale di economia tragicamente ironico.
Al momento, il tasso base della banca centrale è al 4%, e si prevede un taglio di 25 punti base nella riunione del 18 dicembre. Nel frattempo, però, il famoso Office for Budget Responsibility fa sapere che l’outlook di crescita per il 2026 e per i prossimi cinque anni sarà rivisto al ribasso, confermando che siamo in un bel momento di festa… per la stagnazione. Insomma, la crescita è sotto la lente d’ingrandimento e non certo per motivi positivi.
Cooper aggiunge: “Con i mercati che puntano giusto a due tagli dei tassi entro metà del prossimo anno, crediamo che ci sia spazio per alzare la posta fino a circa tre tagli, portando il tasso terminale a un brillante 3,25%”. Tradotto: aspettatevi più tagli e più confusione, con una valuta – la sterlina – che già balla ai minimi con il dollaro dal mese di aprile, senza alcuna scintilla all’orizzonte per un possibile rally. Un capolavoro da applausi.
Il calo della sterlina ha agito finora come una valvola di sfogo dopo le prime voci di possibili aumenti delle imposte sul reddito, ma nonostante Reeves abbia fatto marcia indietro sui rincari fiscali personali, la sterlina non ha ancora recuperato terreno. Cooper parla di un “premio al rischio incorporato” che continua a pesare sul valore della valuta britannica, segno che le preoccupazioni sono ben radicate e non scivolano via così facilmente.
In questo scenario di caos e incertezza, la migliore opportunità di rischio-rendimento si presenta nei gilts britannici “di medio termine” ‒ ovvero quelli con scadenze tra i 3 e i 7 anni ‒ che, secondo Cooper, sono scambiati a livelli “ben superiori” a quelli giustificati dai fondamentali. Un miracolo della finanza, o solo follia collettiva?
‘Un coniglio fuori dal cilindro’
Sanjay Raja, economista capo per il Regno Unito di Deutsche Bank, predice con ottimismo disarmante che le misure anti-inflazione saranno il “coniglio fuori dal cilindro” della ministra. Questa volta è in arrivo una ventata di disinflazione pari a 40 punti base, con la prospettiva di tagli ai tassi già a dicembre e forse anche nel 2026. D’altronde con un quadro tanto promettente, cosa potrebbe andare storto?
Raja ci avvisa inoltre che il Budget sarà una vera sfida alle tasche dei contribuenti, con una “plethora” di aumenti fiscali su pensioni, schemi di salario differito dei datori di lavoro, settore del gioco d’azzardo e persino sui contributi nazionali dei proprietari di immobili. Del resto, perché non tassare tutto ciò che si muove? Tanto siamo nel terzo budget più tassatorio dalla Seconda Guerra Mondiale, mica uno scherzo!
Il Regno Unito è uno dei pochi Paesi del G7 che si è messo a consolidare la finanza pubblica: alzare le tasse e cercare di ridurre il deficit. Un’idea brillante, se il vostro obiettivo è aumentare il rischio politico e sostanzialmente mietere malcontento elettorale fino almeno al 2026. A meno che non vi piacciano le montagne russe economiche…
La saggezza di Jim O’Neill, ex presidente di Goldman Sachs Asset Management e membro della Camera dei Lord britannica, è ancora più coriacea. Lui spera in qualche “sorpresa” nel budget di mercoledì, anche se ammette candidamente di non avere grandi aspettative. Secondo lui, faranno di tutto per limitare la pressione sui prezzi di energia e alimentari, sperando — con l’ingenuità che contraddistingue certe élite — che ciò porti infine a un’inflazione dei prezzi al consumo più bassa di quella prevista e, meraviglia delle meraviglie, a tassi d’interesse più bassi di quelli prezzati da banca centrale e mercato.
Un capolavoro di ottimismo da parte di chi probabilmente prenderà decisioni mantenendo il naso ben al riparo dalle inevitabili conseguenze. E nel frattempo, il popolo britannico si gode lo spettacolo di un budget che promette di essere “storico” per un motivo semplice: sarà almeno il terzo più doloroso dal 1945 in termini di prelievo fiscale.



