Chris Klomp, vice amministratore del CMS, ha così commentato con quella che solo lui può definire la «negociazione seria, giusta e disciplinata» targata IRA, spezzando cuori e menti del mercato.
AstraZeneca ha cantato vittoria, definendo l’accordo un «successo» e ribadendo il valore imbattibile di Trelegy e Breo, mentre GSK si è mostrata felicissima di collaborare con il CMS. Che originalità.
«Continuiamo ad avere serie preoccupazioni sull’impatto dell’IRA sui pazienti e rimaniamo contrari a qualsiasi controllo governativo dei prezzi. Abbiamo già visto che porre limiti statali non significa prezzi più bassi per i pazienti e può portare a una riduzione della copertura farmacologica e a premi assicurativi più alti.»
Il vero problema? Non è l’IRA
Emily Field non ha peli sulla lingua quando dice che l’IRA, con tutta la sua complessità, è ormai un processo che i mercati considerano prevedibile. La vera ansia del settore farmaceutico è rivolta al futuro, a ciò che potrebbe accadere con politiche come quella detta Most Favored Nation (MFN) voluta da Donald Trump. In soldoni, un modo per tassare con più severità proprio quei produttori che finora hanno goduto di trattamenti di favore. Una minaccia più concreta e spaventosa del tragitto dell’IRA.
l’amministrazione Trump si impegni a ridurre i costi dei farmaci negli Stati Uniti. Tra le tante iniziative – perché noi poveri pazienti dobbiamo ringraziare per ogni briciola – c’è l’ordine esecutivo firmato a maggio per implementare il cosiddetto prezzo della “Nazione più favorita”. Tradotto: si deciderà che i prezzi statunitensi dovranno allinearsi ai più bassi praticati all’estero, come se fosse la soluzione definitiva ai problemi del sistema sanitario americano.
Ovviamente, questo potrebbe fare un gran buco nei guadagni di colossi farmaceutici, ma niente paura, le aziende hanno già scovato il modo per cavarsela: si accordano con l’amministrazione per abbassare volontariamente certi prezzi, in cambio di investimenti nelle fabbriche USA e, ovviamente, per evitare tariffe da capogiro. Una trovata geniale da vero gioco di potere e affari.
Le azioni di aziende come Novo Nordisk, AstraZeneca e GSK continuano a destare interesse, forse più per questi accordi che per altro.
Questa primavera, Trump ha annunciato allegramente accordi con Novo Nordisk e l’odiata rivale Eli Lilly per tagliare i prezzi dei farmaci per la perdita di peso nelle categorie di beneficiari Medicare e Medicaid a partire dal 2026. Per non farsi mancare nulla, li offre anche a prezzi scontati direttamente ai consumatori tramite il famigerato sito TrumpRx.gov – perché ogni cittadino deve poter godere del privilegio della politica farmaceutica “dal basso” (ossia da Trump).
Secondo l’accordo, i dosaggi iniziali di Wegovy di Novo e Zepbound di Lilly costeranno 350 dollari al mese, scendendo progressivamente a 245 in due anni. Sicuramente una mossa “altruista” per il benessere dei cittadini americani, o quantomeno così viene dipinto.
Anche se prezzi più bassi inevitabilmente limeranno le vendite, degli analisti di BMO hanno coraggiosamente notato che un incremento delle vendite, grazie all’apertura dell’accesso a questi farmaci per l’obesità, potrebbe compensare questo “fastidioso” inconveniente finanziario. Come se fosse una favola perfetta.
La scorsa settimana, Novo Nordisk ha pure annunciato un taglio da 499 a 349 dollari al mese sui farmaci Ozempic e Wegovy per chi paga di tasca propria, ovviamente sotto la pressione di Trump. Altro che libero mercato, qui un po’ di pressione politica fa miracoli.
Non si sono fatti attendere nemmeno altri giganti come AstraZeneca e la casa farmaceutica statunitense Pfizer, che hanno pure loro stretto accordi con l’amministrazione per tagliare i prezzi. Insomma, sembra quasi che questo “modus operandi” sia diventato un nuovo standard – una danza tra politica e industria.
Tra Volumi e Prezzi: Ecco la Magia
Certo, forse l’ennesima lezione è che se vuoi essere generoso con i prezzi, puoi sempre contare sull’aumento delle vendite che compensa la perdita. Come se la soluzione ai costi folli dei farmaci fosse semplicemente rendere tutti dipendenti da qualcosa – una piccola dose di cinismo da compagnia farmaceutica globalizzata.
Alla fine, mentre i prezzi si abbassano mediaticamente, la vera questione resta: chi ci guadagna davvero? Le aziende che fanno affari con lo stato, ovviamente, e i soliti destinatari di sconti, che per ora sono una fetta non proprio rappresentativa della popolazione. Ma almeno c’è il sito TrumpRx.gov, che dà l’illusione che tutto funzioni come un orologio.
Insomma, più che una rivoluzione sanitaria sembra un abile balletto tra politica e grandi gruppi farmaceutici che sanno sempre come aggiustare il tiro, senza mai perdere il controllo del gioco.



