Lunedì 24 novembre 2025, presso la scintillante Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma, si è dato il via al primo workshop targato Ufficio Clima di Roma. Il tema? Quel mirabolante progetto europeo che promette di trasformare un paio di distretti urbani in “Net Zero Districts” (NZD) — cioè quartieri sostenibili sani come pesci in un oceano minacciato dal riscaldamento globale. L’avventura si concentra, per la cronaca, sull’area industriale Tiburtina, quella parte nord-orientale tanto cara ai sogni ecologici e alle industrie ferme nei decenni.
Naturalmente, l’operazione è stata organizzata “in collaborazione con” Unindustria, un’espressione elegante per dire che i vecchi giganti industriali hanno messo il cappello sul progetto green, perché nulla urla più “sostenibilità” di una stretta di mano con chi ha reso l’inquinamento un’arte raffinata.
Il workshop si è visto imbellettato con slide, relazioni e discorsi infiniti che ci hanno ricordato come la “sostenibilità” sia diventata il feticcio preferito di chi ci racconta di salvare il pianeta mentre continua a svuotarne le risorse a ritmo sostenuto, ironia della sorte.
Il Progetto Rivoluzionario del ‘District Zero Emissioni’
L’obiettivo dichiarato del progetto europeo è trasformare questi quartieri in epicentri di innovazione climatica, con edifici che, secondo le slide, saranno talmente “smart” da generare più energia di quanta ne consumino. Pare perfetto, se non fosse che siamo ancora qui a discutere della reale implementazione, delle infrastrutture obsolete e della resistenza di chi produce ancora tonnellate di CO2 con il sorriso sulle labbra.
La magia del progetto NZD include pannelli fotovoltaici, impianti geotermici, e, immancabilmente, una rete intelligente di distribuzione energetica che dovrebbe portare, idealmente, la zona Tiburtina a diventare un modello da esportare in tutta Europa. Tutto ciò mentre i cittadini si chiedono se per una volta vedranno qualche effetto tangibile e non solo slogan su brochure luccicanti.
Collaborazione tra Pubblico e Privato: Il Perfetto Matrimonio d’Interessi?
Chi ha organizzato il tutto? L’Ufficio Clima di Roma gioca certo un ruolo da protagonista, ma senza il tocco magico di Unindustria questo spettacolo green probabilmente non avrebbe avuto il budget necessario per gli effetti speciali. Che si tratti di un felice sodalizio o di una commistione tra interessi istituzionali e privati è difficile dirlo senza sorridere amaramente.
Qualche ironico potrebbe persino notare che queste collaborazioni sono l’ideale per far assomigliare la parola “ecologia” a un abito su misura per l’industria, su misura tanto quanto le emissioni da ridurre “a parole”.
Frasi d’Oro dal Workshop: Tra Slogan e Realtà
Un portavoce di Unindustria ha proferito parole indimenticabili durante il dibattito. Eccole, per gentile concessione del politically correct:
“La sostenibilità è la nuova frontiera dell’innovazione industriale, e siamo orgogliosi di mettere la nostra esperienza al servizio del futuro verde del territorio.”
Traduzione: “Continueremo a fare affari, ma adesso con marchetta ecologica inclusa nel pacchetto.”
Nel frattempo, qualche ostinazione contro ogni evidenza scientifica e operativa sembra destinata a rimanere, visto che la “transizione ecologica” è spesso un’espressione usata per nascondere interessi corporativi e piccoli intrallazzi locali tanto quanto per fare del bene al pianeta.
Il Paradosso dell’Economia Circolare: Un Cerchio Che Corre al Contrario
Se poi parliamo di “economia circolare”, termine tanto in voga quanto fumoso, preparatevi a un balletto di promesse gestite da attori potenti e poco trasparenti. Tutto deve ruotare, ma certamente non per smettere di guadagnare con il solito schema. I progetti NZD, benché audaci, rischiano di diventare la nuova frontiera del greenwashing, con qualche pannellino qua e là a fare la parvenza di decarbonizzazione mentre le vere emissioni restano invisibili come per magia.
Insomma, non resta che applaudire a questa iniziativa: una commovente dimostrazione di quanto sia affascinante il potere della parola “sostenibilità” quando indossata come maschera in un ballo di convenienze e contraddizioni.

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