La scommessa danese che fa volare Novo Nordisk e fa impallidire tutti con una crescita da record

La scommessa danese che fa volare Novo Nordisk e fa impallidire tutti con una crescita da record

Naturalmente, la crescita economica del Danmark nel terzo trimestre ha fatto un balzo in avanti, grazie soprattutto a un settore farmaceutico che sembra destinato a monopolizzare le vostre gioie nazionali. Difatti, quel gioiello scandinavo che ospita il produttore di farmaci per la perdita di peso Novo Nordisk ha spinto la crescita del prodotto interno lordo (PIL) a un roboante +2,3% trimestrale, il maggior incremento trimestrale dal fatidico quarto trimestre del 2021, stando a quanto rivelato da Statistics Denmark.

A quanto pare il vero motore di tutta questa festa economica è proprio l’industria farmaceutica, che da sola ha fatto la differenza. Chissà, senza di lei, il PIL avrebbe ancora un briciolo di speranza di crescere, ma si fermerebbe all’umile +0,7%. Complimenti davvero.

Las Olsen, l’illuminato capo economista della Danske Bank, non si trattiene e dichiara:

“La crescita dell’industria farmaceutica è in gran parte dominata da Novo Nordisk, quindi non c’è dubbio che ci sia stato un effetto molto forte sul PIL nel terzo trimestre.”

Prevedibilmente, Olsen aggiunge con tono profetico che “il 2025 sarà un altro anno in cui Novo Nordisk contribuirà significativamente alla crescita del PIL danese”. Vuoi vedere che dietro il benessere del Danmark c’è solo una mega azienda che produce medicinali per la perdita di peso? Che sorpresa.

Da sempre, l’industria farmaceutica è quel pilastro che sostiene la fragile economia aperta e dipendente dalle esportazioni del piccolo regno nordico. Ma oggi, grazie all’ascesa fulminante di Novo Nordisk negli ultimi tre anni, con i suoi farmaci per il diabete e la perdita di peso, Ozempic e Wegovy, siamo arrivati a uno slancio di crescita tra i più elevati in Europa.

Statistics Denmark ci fa sapere che le esportazioni danesi sono aumentate del 4,1% nel terzo trimestre, complice la preziosa spinta della farmaceutica, mentre le esportazioni di beni in generale sono cresciute addirittura del 4,7%. Tradotto: chi ha in mano le formule magiche, detta legge.

L’agenzia non si trattiene e spiega:

“Il progresso delle esportazioni di beni è principalmente dovuto a un forte aumento delle esportazioni di prodotti lavorati, e a un incremento nelle esportazioni di prodotti chimici e chimico-farmaceutici. Quest’ultima crescita va vista in relazione all’aumento della produzione farmaceutica e alla diminuzione dei prezzi nel settore.”

Ah, e proprio questa settimana la Novo Nordisk ha fatto un gesto di generosità degno di nota abbassando il prezzo di Ozempic e Wegovy da 499 a 349 dollari per la dose più bassa, per quei pazienti sfortunati che devono pagare di tasca propria. Una mossa che arriva subito dopo un accordo con l’amministrazione Trump che ha imposto a Novo e al rivale Eli Lilly di abbassare i prezzi dei farmaci per l’obesità. Tutto bene, il mercato sorride ai consumatori americani (forse).

Il peso enorme di Novo Nordisk

Con ricavi trimestrali superiori a 70 miliardi di corone danesi (circa 11 miliardi di dollari) e un valore di mercato che sfiora i 1,4 trilioni di corone, Novo Nordisk detiene il monopolio farmaceutico danese con la grazia di un gigante che travolge ogni concorrenza. Tanto che la loro egemonia appare tanto imponente quanto fragile: sì, i profitti sono stratosferici, ma l’antagonista Eli Lilly sta rosicchiando quote di mercato soprattutto negli Stati Uniti, il terreno più ambito, con farmaci come Mounjaro e Zepbound lanciati in ritardo rispetto a Novo.

Un’epopea di alti e bassi: le azioni di Novo sono scivolate del 49% da inizio anno, ma giovedì mattina hanno guadagnato un modesto 2,4%, meglio del più ampio indice europeo Stoxx 600. Nel terzo trimestre del 2025, per la prima volta dall’inizio del 2024, le vendite trimestrali sono calate rispetto al trimestre precedente, pur registrando una crescita annua del 5,1%.

L’economista Lars Christensen non riesce a trattenere un certo scetticismo e osserva:

“C’è una lieve discrepanza tra quello che dice Novo Nordisk nei suoi comunicati e i dati sulle loro entrate, e i dati ufficiali del PIL danese.”

Tra continui tagli alle previsioni di crescita per via delle difficoltà sul mercato statunitense e un programma di riorganizzazione che prevede più del 10% di licenziamenti globali, varato dall’ambizioso nuovo CEO Mike Doustdar, il futuro di Novo Nordisk sembra avvolto da ombre non proprio leggere.

Sulla situazione azionaria, Christensen assume un tono quasi da detective:

“Se si guarda all‘attività reale, questa è stata molto elevata. Ma tra le lettere al management, i tagli al personale, il ribasso del prezzo azionario, tutto questo produce un certo rumore di fondo. Da qui il dubbio: ‘Questi numeri possono davvero essere corretti?'”

In sintesi: la crescita del PIL danese può anche sbandierare dati impressionanti, ma dietro c’è una verità un po’ più complessa. E cioè che il colosso farmaceutico Novo Nordisk, con tutti i suoi alti e bassi, continua a tenere in pugno il destino economico di una nazione che – grazie ai farmaci per la perdita di peso – ha trovato un inaspettato (e forse poco sostenibile) elisir di crescita.

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