Ah, la fantastica sinfonia della diplomazia globale: il governo olandese ha deciso di mettere in pausa la sua incombenza presso la tanto discussa azienda cinese di chip, Nexperia. Ovviamente, tutto grazie a conversazioni “costruttive” con le autorità di Pechino, che ovviamente hanno dimostrato una generosità degna di nota. E chi siamo noi per dubitare?
Il ministro dell’Economia olandese, Vincent Karremans, ha lanciato questo messaggio carico di ottimismo sulla piattaforma social X — sì, quella nuova chicca digitale che tutti fingono di ignorare. A quanto pare, questa pausa dell’intervento è da leggere come un vero e proprio “segno di buona volontà”. Già, buona volontà: quella stessa che tutti sperano di ottenere quando una disputa commerciale rischia di far collassare la catena di fornitura globale, in particolare nel settore automobilistico, dove la carenza di chip sta diventando una sorta di incubo ricorrente.
Karremans ha poi aggiunto, in una lettera (tranquilli, tradotta da Google, perché la precisione prima di tutto), che uno degli obiettivi “cardine” dei loro dialoghi è la ripresa delle esportazioni dalla Cina per alleviare i disastri nelle catene del valore. Parole rassicuranti che, come per magia, accompagnano i timidi segnali di ripresa nelle consegne di chip targati Nexperia. Un piccolo miracolo, se pensiamo a cosa si stava rischiando: un’interruzione totale che avrebbe paralizzato l’industria automobilistica mondiale.
Insomma, niente crisi irreparabili: solo qualche chiacchiera, un blitz di buone maniere diplomatiche, e tutto si aggiusta. Peccato che in queste negoziazioni ci si dimentichi spesso delle implicazioni più profonde, come la dipendenza europea dalla tecnologia asiatica e le questioni geopolitiche che si nascondono dietro un semplice chip. Ma perché preoccuparsi? Ogni tanto basta qualche parola gentile e il mondo va avanti.
Quindi prepariamoci a osservare come questa trama di comunicati di “buona volontà” continuerà a intrecciarsi con le realpolitik e a ottenere, miracolosamente, risultati quasi immediati. Nel frattempo, le grandi aziende automobilistiche possono tirare un sospiro di sollievo e brindare alla nuova era della cooperazione euro-asiatica, fatta di promesse, conferenze stampa e, ovviamente, di chip che magicamente tornano a scorrere nelle catene di montaggio.



