Ah, l’epopea dell’Orient Express, quel treno dai vagoni lussuosi che promette di portarvi indietro nel tempo… se avete tasche abbastanza profonde. Non un semplice mezzo di trasporto, ma un “treno dei desideri” che si fregia di un allestimento da sogno, trainato in Italia per la manutenzione da un’azienda che fa finta di non essere solo un po’ provinciale: la MA Group, associata Unindustria ormai da quindici anni, nel cuore di quei capannoni dismessi di Colleferro che un tempo ospitavano la produzione Alstom. Ma non chiamatela opera nostalgica: è solo la lenta ma inarrestabile marcia verso prezzi che fanno girare la testa.
Perché, diciamocelo, l’Orient Express era già passato di moda nel momento in cui gli aerei iniziarono a dominare i cieli. Ora che invece la slow travel è trendy – o così almeno ci raccontano – questo treno si prende non solo la rivincita ma anche la rivincita con gli interessi bancari. Questo ritorno pantagruelico è merito di un ingegnere romano, Gianpaolo Pranzetti, il “miracolato” di Colleferro che, dopo 14 anni di silenzio industriale, ha riportato il ferro a borbottare nelle vecchie officine abbandonate.
Il programma? Undici Paesi attraversati in sei giorni e cinque notti, dalla romantica Parigi alla misteriosa Costantinopoli, nonché una cura del comfort che arriva fino a farti pensare di essere ospite in un hotel a cinque stelle. A meno che non siano 33.000 euro a notte a frenare la voglia di avventura del viaggiatore medio, naturalmente. Perché la carrozza “Honour”, un appartamento di lusso su rotaia, non è proprio roba da tutti.
Ah, e i nomi illustri non sono mancati: da Angelina Jolie a Madonna, passando per l’aristocrazia più esclusiva. E certo, se un magnate dai miniere di diamanti può permettersi di sborsare ben due milioni di euro per un compleanno a bordo, ci sarà pure un motivo. Anche Bernard Arnault, numero uno del colosso del lusso LVMH, ha fiutato il business dieci anni fa, entrando nel club esclusivo della Compagnia Wagons-Lits e acquisendo il glorioso “Orient Express” e il gemello Venice Simplon Orient Express, questo ultimo parecchio più antico, nato nel 1883 e capace di collegare Londra con Venezia passando per la Svizzera e l’Italia.
Un lusso tutto italiano… e solo perché conviene
Ironia della sorte, tutta la manutenzione di questo sfarzo su rotaia si svolge in Italia, proprio dove molti pensavano che l’industria ferroviaria fosse svanita nel nulla tra ritardi e inefficienze. Ma non la MA Group di Pranzetti, associata Unindustria Lazio, diventata un punto di riferimento – attenzione: non a Bruxelles, Parigi o nella moderna rete ferroviaria giapponese, ma proprio nella periferia industriale di Guidonia, a due passi da Roma.
Il direttore della comunicazione di Unindustria Lazio, Stefano Micalone, orgogliosamente ci rassicura: «La Capitale è la quarta città industriale italiana, non proprio il Bronx dell’industria». Ma guarda che caso: proprio lì dove si pensava che le officine fossero destinazioni da museo, si sono risvegliate grazie ai 200 milioni di euro investiti dal magnate francese Arnault e sua figlia Delphine, esperta di hotellerie, pronti a scommettere sul revival, pardon, la “rinascita” dei treni di lusso.
Pranzetti mostra con orgoglio le officine di collaudo e non nasconde la sua gioia nel risuscitare capannoni che non vedevano un treno dal 2010. «Non è solo un onore riportare in vita un trenone leggendario, ma anche una piccola vittoria contro la desertificazione industriale», dice con quella modestia tutta romana.
I capannoni della rinascita: sogni d’acciaio nei dintorni di Roma
Immaginate quei capannoni anni ’90, un tempo laboratori di produzione frenetica dove uscivano due treni al mese, teatro della costruzione di 250 treni regionali “Minuetto” per Trenitalia – chi non ricorda la gloria di questi regionali, ormai tra i ricordi più amati? Oggi ospitano la gestazione delle carrozze epiche che tra un paio d’anni dovrebbero solcare l’Europa da ovest a est. Gli allestimenti vengono curati nel reparto fitting, un ambiente sorprendentemente moderno, con tre binari distanti otto metri ciascuno, pronti a ospitare i vagoni del lusso che vi chiederanno, senza vergogna, cifre da capogiro per un viaggio da sogno.
Vietato lamentarsi se la manutenzione fa tutto in Italia e costa come un piccolo appartamento nel centro di Milano. Qui non si tratta solo di “riparare”, ma di gonfiare valori, installare comfort tecnologi, wi-fi, aria condizionata, bagni di lusso… tutto rigorosamente incluso nel prezzo che è passato da 2.000 a 15.000 euro a notte in pochi anni, ovviamente senza batter ciglio.



