Incredibilmente, agli stati membri spetterà il compito supremo di garantire che gli datori di lavoro e tutte quelle entità coinvolte — agenzie interinali, intermediari del lavoro e roba varia — siano “legalmente costituiti” e rispettino tutte le magnifiche normative europee e nazionali. Parliamo di reclutamento equo, condizioni lavorative decenti, non discriminazioni, protezione dai trattamenti lesivi e, ovviamente, dalla tratta di esseri umani. Se qualche datore di lavoro si azzarderà a ignorare queste regole d’oro, verrà gentilmente sospeso o fatto sparire dalla piattaforma. Come in un sogno burocratico a tinte forti.
Le offerte pubblicate dovranno essere un capolavoro di trasparenza: nome e contatti del datore di lavoro, descrizione dettagliata del lavoro e luogo della prestazione. A richiesta, potranno essere infilate anche informazioni come il salario iniziale o una presentazione a mo’ di azienda di turno. Che magnanimità !
I profili per chi cerca lavoro: piccola palestra di autovalutazione
I fortunati aspiranti lavoratori potranno iscriversi e creare un profilo visibile ai potenziali datori, mostrando abilitĂ e qualifiche rilevanti. Grazie a una straordinaria mediazione dei parlamentari europei, sarĂ possibile segnalare competenze acquisite o validate tramite accordi speciali come le EU Talent Partnership o altri patti bilaterali. Come se non bastasse, potranno anche divulgare dettagli tipo quando sono disponibili per cominciare a lavorare o quale Stato membro preferiscono. Ovviamente, bisogna aver raggiunto la maggiore etĂ secondo la legge nazionale del paese prescelto. Che selezione rigorosa, quasi una festa per i curatori di profili digitali!
Procedure di immigrazione accelerante: il turbo a discrezione
I Paesi dell’UE partecipanti potranno scegliere liberamente se accelerare o meno le procedure d’immigrazione per assumere più velocemente i candidati selezionati nella piattaforma. Non aspettatevi miracoli, però: né registrarsi né risultare idonei a una posizione garantirà automaticamente permessi di lavoro o di soggiorno. Questi rimarranno frisbee nelle mani delle singole burocrazie nazionali, corredati da controlli di sicurezza — perché, si sa, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio anche in un mondo digitale.
Campagne di comunicazione: lo spettacolo dell’informazione
La Commissione Europea, con la solita generosità , annuncerà questa meraviglia al grande pubblico con campagne informative e attività comunicative, in collaborazione con le delegazioni UE nei paesi extra-comunitari. Insomma, se vi sembrerà tutto troppo bello per essere vero, preparatevi: vi ricorderanno che il digital pooling è il futuro e che è tutto per il vostro bene… e per l’economia europea, naturalmente.
Abir Al-Sahlani (Renew, Svezia) ha dichiarato:
“L’accordo odierno sul Talent Pool è una vittoria epocale per le aziende europee e la nostra economia. Ora abbiamo fatto un altro passo verso il fatto che le nostre imprese non rimangano indietro a causa della carenza di manodopera. La legislazione sul Talent Pool è anche uno strumento per creare vie legali e sicure verso l’UE, garantendo la protezione dei lavoratori contro lo sfruttamento. Nel complesso, è un enorme passo nella giusta direzione e fondamentale per costruire una discussione più positiva sulla migrazione: non è necessariamente una cosa negativa, ma può aiutarci a ritrovare il nostro vantaggio competitivo come Unione.”
Sguardo (illuso) al futuro
A questo punto, per trasformare i sogni in realtà , il patatrac dovrà passarla liscia attraverso la formalità di approvazione da parte del Parlamento e del Consiglio UE. Solo allora si potrà inaugurare l’era di reclutamenti 2.0, con tutte le contraddizioni, le belle promesse e i cavilli burocratici che accompagnano ogni iniziativa targata Unione Europea.



