Il signor Milionis, eletto con una super partecipazione di 523 voti a favore, 41 contrari e 64 astenuti – segreto, ovviamente, perché trasparenza è troppo mainstream – siede nel Tribunale dei Conti Europeo dal 2014. Prima di questa onorificenza, ha avuto l’immenso privilegio di fare il vicepresidente presso il Tribunale dei Conti Ellenico. Che carica, che curriculum impeccabile.
Ambrosio Moscovici, ex eurodeputato e commissario dell’UE, oggi siede trionfalmente come presidente della Corte dei Conti Francese. La sua nomina è stata sponsorizzata con un generoso 419 voti favorevoli, 192 contrari e 21 astenuti. Una democratica passeggiata.
Entrambi i candidati hanno ricevuto il benestare del Comitato di Controllo Bilancio lo scorso 5 novembre 2025, dopo essere stati gentilmente ascoltati – ossia interrogati – nello stesso giorno. Nulla di più democratico e trasparente, ovviamente.
I prossimi passi
Ora, passatemi l’ironia, il vero potere decisionale è affidato ai ministri degli Stati membri nel Consiglio dell’UE. Quindi, mentre il Parlamento Europeo fa la sua parte (un po’ di formalità ci vuole), i veri intoccabili si riuniscono dietro le quinte per prendere la decisione finale. Democratically, eh.
Il contesto burocratico di questa pantomima
Come stabilito dal trattato europeo (non si sa mai, qualche volta bisognerebbe anche leggerlo), ogni Stato membro propone un candidato per il Tribunale dei Conti Europeo. Il Consiglio dell’UE, dopo aver consultato il Parlamento Europeo – sì, proprio quello che ha ricevuto opinioni favorevoli e magari qualche sbadiglio – adotta la lista dei membri per un mandato di sei anni, che non è mica roba da poco.
Insomma, un balletto istituzionale degno di un film di serie B dove la trasparenza è consigliata ma spesso dimenticata, la democrazia viene fatta sfilare in passerella, e noi, spettatori innocenti, assistiamo a questa danza di voti e scelte senza possibilità di replica. Ma tranquilli, se il pubblico è tranquillo, allora tutto va bene.



