Ah, la Mongolia. Terra di steppe sconfinate, tempeste di sabbia e un’estate più corta di un’intervallo pubblicitario. Per decenni, è stata ignorata dalla maggior parte dei turisti, probabilmente perché l’idea di vacanze in mezzo al nulla non fa proprio impazzire le masse. Ma sorpresa! La Mongólia ha deciso di aprire un po’ le porte (+ finché resistono) con nuove regole d’ingresso e infrastrutture brillanti di recente costruzione. Speriamo sia il 2023 l’anno ideale per un viaggio tanto sognato quanto improbabile.
Quest’innesco turistico è tanto entusiasmante quanto un bollettino meteo annunciante tempeste. Governo mongolo, nella sua infinita saggezza, ha dichiarato il triennio 2023-2025 “Anni per Visitare la Mongolia.” La ciliegina? Adesso ben 34 nuovi Paesi possono entrare senza visto, tra cui gran parte dell’Europa funky e la sempre esotica Australia. La lista è lunga ben 61 e, se proprio volete, potete farvi un viaggio burocratico a costo zero (in teoria).
Un aeroporto da star, se non fosse per…
Dopo anni di tira e molla, pandemia cosmica e una miriade di polemiche degne di un reality, il nuovo Chinggis Khaan International Airport ha finalmente spalancato le sue porte nel 2021. Con fierezza può ospitare il doppio dei passeggeri del vecchio misero aeroporto, ben 3 milioni, un numero che fa impallidire qualsiasi fan della quiete isolana. Cinquecento nuovi parcheggi aerei e infrastrutture perfette per voli low cost e domestici sono l’anticamera di un boom turistico – almeno sulla carta.
Ovviamente, non potevano mancare i voli budget da Hong Kong con EZNIS Airways ricominciati subito dopo l’apertura, mentre – dulcis in fundo – si sussurra di trattative in corso per rilanciare i voli diretti con gli Stati Uniti. Che meraviglia, quasi quasi prenoto!
Mongolia in versione museo: storia a go-go
Perché se siete amanti delle storie un po’ turbolente, il Museo Chinggis Khaan è decisamente il vostro prossimo Pinterest. Un contenitore sacro di oltre 10.000 reperti che raccontano più di 2.000 anni di epopee mongole, imperialismi e successive cadute. Otto piani di artefatti, sei sale permanenti e due temporanee. Forse più museo o forse più sport di resistenza.
Ogni weekend, rigorosamente in inglese (grazie all’ospitalità intellettuale mongola), sono offerti tour guidati dalle 10 alle 16 senza spendere un soldino. O dove trovate musei così generosi?
Festival in mezzo al deserto? Ma certo!
Quando si parla di Mongolia, la prima immagine evocata è probabilmente quella di cavalieri nomadi e un cielo immenso. Musica, festival, installazioni artistiche per la conservazione? Eh? E invece… ecco Playtime, Spirit of Gobi, INTRO Electronic Music Festival, e Kharkhorum 360 Visual Art & Music Experience che si fanno spazio tra le dune.
Un mix acidissimo di band internazionali, DJ e musicisti globali più l’eclettico ventaglio mongolo di rapper, gruppi e cantanti folk forma un cocktail che potrebbe far impallidire pure Ibiza – se solo qualcuno avesse voglia di spostarsi.
Naadam: cento anni di sport e tradizioni da “Genghis Khan talent show”
Se avete sentito parlare almeno una volta del Naadam, saprete già che è una festa nazionale che ha più energia di una rockstar in tournée. Nato per tenere allenati i guerrieri con gare di corsa a cavallo, lotta e tiro con l’arco, è ufficialmente proclamato festa nazionale da un secolo – proprio quest’anno! Parliamo quindi di un’istituzione che resiste al tempo come un tizio che passa 100 anni a fare versione mongola di un talent show estremo.
Il festival si svolge nello Stadio Nazionale di Ulaanbaatar e ha ovviamente acquisito molte luci e rumori in più rispetto agli albori. Insomma, se volete vedere un intreccio di tradizione, sport e quel pizzico di folklore kitsch che né la steppa né la modernità possono nascondere, il 2023 è l’anno giusto.
Insomma, visitare la Mongolia è sempre stata una sfida tra la voglia di avventura e il calcolo di quanto il viaggio sopraffà l’esperienza. Ma adesso che il governo ha voluto “aprire”, i presupposti per mettere un piede nel Paese ci sono tutti, fra infrastrutture rinnovate, turismo incentivato e festività epiche. Prepariamoci a scrivere nuove cartoline sarcastiche direttamente dalla steppa.
Ah, la cerimonia d’apertura dell’11 luglio: quel miracoloso appuntamento annuale dove ottenere un biglietto è più arduo che trovare senso nelle promesse politiche. Un posto a sedere qui? Meglio sperare nella buona sorte o avere chili di contatti altolocati.
Prova il tiro con l’arco alla maniera mongola
Da quando i cavalieri mongoli non fanno più semplicemente “ciao” al mondo brandendo archi a cavallo, ecco che arriva Altankhuyag Nergui, un arciere professionista che ha avuto la brillante idea di fondare l’accademia di tiro con l’arco Namnaa. Qui i più audaci apprendono non solo a scoccare frecce, ma a farlo mentre galoppano — perché ovviamente tutto è più eroico se complicato.
Durante l’estate, gli studenti e i membri dell’accademia si esibiscono settimanalmente in spettacoli per un pubblico che ancora non si è arreso al fascino vintage del lancio di frecce a cavallo. Per i più temerari, sono disponibili sessioni intensamente faticose di un’intera giornata, giusto per far sentire l’adrenalina e qualche crampo in più.
Dall’antichità alla calligrafia: la rinascita della scrittura mongola
Nel capitolo “come far rivivere ciò che pochi sapevano esistesse”, la gloriosa rinascita del Mongol bichig — il tradizionale alfabeto verticale mongolo letto da sinistra a destra — sta attirando l’attenzione di cultori e aspiranti stakanovisti della penna. Una visita al Centro di Calligrafia Mongola Erdenesiin Khuree a Karakorum è d’obbligo per chi vuole imparare dalla mano esperta di Tamir Samandbadraa Purev, che certamente trasforma ogni tratto in una lezione di pazienza ed estetica storica.
Se vi capita, fate un salto anche nelle yurte adornate con le sue opere, perché niente è più autentico di un artigianato che puoi ammirare comodamente stando seduto su materassi e tappeti nomadi.
Avventure su due ruote e aquile: un mix vincente
Accoppiate il lancio della nuova motocicletta Husqvarna Norden 901 Expedition con il nuovissimo Eagle Hunter Tour organizzato da Nomadic Off-Road e otterrete un’esperienza talmente veloce da farvi girare la testa più del prezzo del biglietto. Sei audaci motociclisti sfidano ben 1.700 km da Ulaanbaatar fino a Bayan-Ulgii, dove finalmente incontrano i famosissimi cacciatori di aquile locali, noti per cavalcare l’aquila più che per la moderazione in salita.
Unica cosa più rapida di questo viaggio? Il ritmo con cui i tour di Nomadic Off-Road vanno esauriti. Se siete lenti a prenotare, potreste ritrovarvi a casa a guardare la vostra polvere, o peggio, la sabbia del deserto mongolo sui YouTube.
Inverno su ghiaccio: dog sledding e il fascino glaciale
Se siete tipi che amano il brivido ma con una coperta termica e poca folla, il mushers professionista Joel Rauzy è qui per condurvi sedici anni di esperienza alla guida di slitte trainate da cani sul ghiacciatissimo Lago Khuvsgul. Offrendo un’esperienza che include ogni partecipante con la propria slitta e la propria muta di cani, vi garantisce ricordi congelati nel tempo (letteralmente).
Tra pesca sul ghiaccio e pernottamenti in yurte riscaldate, la compagnia Wind of Mongolia vi farà sentire così intimi con la natura da dimenticare il Wi-Fi, ma vi avviserà che il vero lusso è la sopravvivenza. Poi c’è il fascino delle famiglie nomadi incontrate lungo il percorso, perché nulla dice “vacanza” come scaldarsi il cuore con persone che vivono a contatto con l’essenziale.
Design scandinavo incontra la steppa mongola: Yeruu Lodge
Nel bel mezzo della provincia di Selenge, sulle sponde del fiume Yeruu, si erge il fiore all’occhiello di design nordico ecologico: Yeruu Lodge. Il progetto nasce dalla mente di Eirik Gulsrud Johnsen, un norvegese arrivato in Mongolia nel 2017, probabilmente in cerca di silenzio e cervo selvatico.
Con un ristorante minimale in perfetto stile scandinavo, alcune yurte perfettamente equipaggiate per ospitare anche il turista più esigente, due campi da pétanque, kayak, un driving range, mountain bike e un’area per yoga, il lodge è il paradiso per chi ama la natura, preferibilmente pulita e senza smartphone.
Tutto è completamente fuori rete elettrica, grazie a installazioni solari che sembrano strizzare l’occhio a Greta, riscaldamento termico e un pozzo di proprietà che fornisce acqua rigorosamente riciclata. Qui il motto è “consuma meno, vivi di più”, a meno che non abbiate bisogno di ricaricare il vostro ego social.
Ah, e non dimentichiamo la sacrosanta divisione dei rifiuti: vetro, metallo e plastica non vengono messi alla rinfusa ma gentilemente riciclati, mentre gli scarti alimentari diventano compost per coltivare verdure, bacche ed erbe aromatiche. Roba da lasciare a bocca aperta e pollice alzato (ma sempre con ironia, grazie).
Eh sì, la data d’apertura è fissata per aprile 2023, così potrete finalmente scoprire come si vive davvero quando l’alta tecnologia si fa da parte per far spazio alla natura e all’estro scandinavo.



