Joanne Hsu, direttore dei sondaggi presso l’Università del Michigan, ha sottolineato:
“In sostanza, ad aprile i consumatori non hanno percepito cambiamenti significativi nell’ambiente economico.”
Poi, guardando un po’ più nel concreto, ha aggiunto in un’intervista televisiva:
“I consumatori si aspettano una recessione, non si sentono così disperati come l’estate scorsa, ma stanno aspettando che la prossima tegola cada.”
Insomma, i dati confermano che l’America è come un funambolo su un filo teso tra ottimismo e realtà , mentre per il consumatore medio la paura si nasconde dietro l’angolo, con la carta di credito che trema ma non ancora cade.
Ah, le meraviglie dell’economia americana, dove anche la spesa nei negozi sembra prendere la strada del carrozzone dopo un giro sulla giostra del panico bancario. Nel marzo scorso, infatti, gli acquisti al dettaglio negli Stati Uniti sono calati dell’1%, un tasso perfetto per far sgranare gli occhi agli economisti, visto che le previsioni – quelle care, vecchie previsioni – indicavano un misero 0,4% di calo. E se pensavate che il mese prima fosse stato meglio, vi sbagliate: il calo rivisto è dello 0,2%. Trionfo di negatività .
Gli investitori, con la saggezza di chi sa sempre cosa dire dopo il fatto, attribuiscono questa debolezza a due cause degne di nota: la scarsità dei rimborsi fiscali e quel fastidioso rallentamento del mercato del lavoro. A marzo, l’IRS ha distribuito 84 miliardi di dollari di rimborsi, 25 miliardi in meno rispetto all’anno precedente. Significa, per i consumatori, meno liquidi in tasca e, quindi, meno shopping sfrenato in negozi di articoli durevoli come elettrodomestici e mobili. Morale: un bel -3% nei grandi magazzini e un applauso sonoro del -5,5% alla stazione di servizio, che, guarda caso, è il primo posto dove la gente smette di spendere. Escludendo la benzina, la flessione si mantiene comunque sullo 0,6%. Ma siate sollevati: anno su anno, la spesa al dettaglio fa un timido balzo del 2,9%. Un motivo di speranza, certo.
La colpa, dicono gli economisti, va addebitata soprattutto ai rimborsi fiscali più contenuti e alla scadenza degli aiuti alimentari potenziati, quegli extra sfornati durante la pandemia che ora, magicamente, sono spariti come neve al sole.
Aditya Bhave, senior economista di BofA Global Research, ha illustrato il quadro senza troppi giri di parole:
“Marzo è un mese cruciale per i rimborsi. Alcune persone forse si aspettavano un bis simile a quello dell’anno scorso.”
Non solo tasse, ma anche carte di credito e debito che tirano il freno a mano: la spesa per famiglia ha rallentato al ritmo più basso degli ultimi due anni, sempre secondo i ricercatori della Bank of America. Piccoli rimborsi e fine dei bonus pandemici si combinano con la crescita salariala che lascia a desiderare. Da notare che quei celebri aiuti durante la pandemia, distribuiti tramite il Programma di Assistenza Supplementare per la Nutrizione (SNAP), sono scaduti a febbraio, un altro colpo al portafoglio dei consumatori, secondo il rapporto dell’Istituto di Economia della Bank of America.
Quanto a stipendi, la festa è finita. A marzo, i guadagni orari medi sono cresciuti del 4,2% rispetto all’anno prima, una decrescita rispetto al 4,6% di febbraio e il tasso più basso da giugno 2021, sempre secondo il Bureau of Labor Statistics. Anche l’Employment Cost Index, la vera misura dei salari, conferma che i guadagni dei lavoratori si stanno appannando. Ah, e non temete: i dati completi del primo trimestre usciranno a breve, pronti a regalarci altre perle.
Il mercato del lavoro, però, è ancora considerato solido, sebbene abbia perso un po’ di slancio ultimamente. Questo potrebbe mantenere a galla la spesa dei consumatori nei prossimi mesi, parola di Michelle Meyer, capo economista per il Nord America al Mastercard Economics Institute.
Michelle Meyer ha detto:
“Nel complesso, il quadro rimane favorevole per il consumatore, pensando alla crescita del loro reddito, al saldo dei loro conti e alla salute del mercato del lavoro.”
In marzo, i datori di lavoro hanno aggiunto 236.000 posti di lavoro – una cifra robusta se guardiamo la storia, ma piccola rispetto alla media degli ultimi sei mesi. Il rapporto JOLTS, tra l’altro, indica che le offerte di lavoro sono ancora alte a febbraio, anche se ben scese del 17% dal picco di 12 milioni registrato a marzo 2022. E, sorpresa, le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione hanno superato le stime precedenti. Insomma, un mercato del lavoro incerto come una roulette russa.
Le prospettive? Un raffreddamento del mercato del lavoro è più che probabile nei prossimi mesi. Gli economisti della Federal Reserve scommettono infatti su una recessione nel corso dell’anno, dato che gli effetti ritardati dei tassi d’interesse alti si faranno sentire più duramente. Prima del crollo di Silicon Valley Bank e Signature Bank, la Fed prevedeva già una crescita modesta e rischi di recessione. Cambio di scenario: il disastro ha solo accelerato il tutto.
Per ora, gli americani non sembrano aver ancora toccato con mano gli effetti della crisi bancaria di fine marzo, anche se il sentimento dei consumatori, monitorato dall’Università del Michigan, aveva già iniziato a mostrare qualche cedimento prima della crisi. A marzo il morale si è incupito leggermente durante i fallimenti bancari, ma niente di catastrofico.
L’ultima rilevazione, rilasciata venerdì mattina, indica che ad aprile il sentimento per fortuna è rimasto stabile nonostante la crisi, ma attenzione: l’aumento dei prezzi della benzina ha fatto schizzare le aspettative di inflazione per l’anno prossimo da 3,6% a 4,6%, una bella spinta in più verso la preoccupazione.
Joanne Hsu, direttore dei sondaggi presso l’Università del Michigan, ha sottolineato:
“In sostanza, ad aprile i consumatori non hanno percepito cambiamenti significativi nell’ambiente economico.”
Poi, guardando un po’ più nel concreto, ha aggiunto in un’intervista televisiva:
“I consumatori si aspettano una recessione, non si sentono così disperati come l’estate scorsa, ma stanno aspettando che la prossima tegola cada.”
Insomma, i dati confermano che l’America è come un funambolo su un filo teso tra ottimismo e realtà , mentre per il consumatore medio la paura si nasconde dietro l’angolo, con la carta di credito che trema ma non ancora cade.



