Roma scopre un topo VIP al ristorante cinese Prenestino: locale chiuso per “standard igienici discutibili”

Roma scopre un topo VIP al ristorante cinese Prenestino: locale chiuso per “standard igienici discutibili”
Un topo, immancabile ospite inaspettato, è stato scoperto a fare il turista nella sala di un ristorante cinese su via Prenestina a Roma, durante un’ordinaria ispezione della polizia amministrativa della questura locale, affiancata dagli agenti del distretto e della squadra mobile. Il roditore, non particolarmente elegante, ha scelto di farsi ammirare tra sedie impilate in un angolo dedicato alla clientela.

Naturalmente, questa gradevole sorpresa è stata solo il primo campanello d’allarme. Varcando la soglia di questo locale su due piani, gli agenti si sono infatti imbattuti in un catalogo di irregolarità degno di un manuale di cattiva gestione: estintori del tutto assenti o, quando presenti, abbandonati a sé stessi con revisioni scadute da anni e trasformati in semplici fermaporte; uscite di emergenza bloccate come se fossero new entry in un gioco di Tetris; impianto elettrico ignorato da una manutenzione decennale e condizioni igienico-sanitarie talmente disastrose da mettere a rischio persino l’appetito dei più coraggiosi.

Di fronte a questo festival dell’incuria, gli agenti non hanno avuto dubbi, procedendo al sequestro preventivo del locale. La procura di Roma, altrettanto entusiasta della situazione, ha ottenuto la convalida dal giudice per le indagini preliminari senza troppa fatica. Dietro questa rappresentazione tragicomica c’è una srl, guidata da un amministratore e da un socio di maggioranza, entrambi di origine cinese, che evidentemente avevano altre priorità rispetto alla sicurezza e all’igiene.

Parallelamente, il personale della ASL Roma 2, non volendo essere da meno, ha ordinato la distruzione di tutti i cibi mal conservati – perché chiunque ha buon senso sa che preferire un’epidemia alimentare non è una mossa brillante – e ha fatto partire le contestazioni di rito per le violazioni sanitarie.

Come se non bastasse, tra le stanze del locale si nascondeva un dormitorio clandestino a dir poco affollato: materassi ammassati e stuoie stese sul pavimento per ospitare i 45 dipendenti “accampati” qui come se fossimo in un reality show di sopravvivenza urbana. E, dulcis in fundo, due di questi presunti lavoratori sono risultati senza valida documentazione di soggiorno: un piccolo dettaglio che ha già scatenato ulteriori accertamenti da parte dell’ufficio immigrazione della questura, in attesa di una bella pratica di rimpatrio.

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